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Svizzera e Cina firmano il protocollo commerciale: ora le procedure interne
Il protocollo aggiorna l’accordo di libero scambio in vigore dal 2014 e prevede nuovi tagli tariffari e impegni su servizi, investimenti e commercio digitale. Le disposizioni non sono ancora operative: mancano le procedure nazionali di approvazione.
Svizzera e Cina hanno firmato a Pechino, il 30 ottobre 2026, il protocollo che aggiorna il loro accordo di libero scambio, in vigore dal 2014. La firma non rende subito applicabili le nuove regole: entrambi i Paesi devono completare le rispettive procedure nazionali di approvazione. La nota ufficiale del governo svizzero sulla firma indica tra gli obiettivi un accesso più ampio al mercato cinese e disposizioni rafforzate su ambiente e lavoro.
L’aggiornamento riguarda beni, servizi e investimenti, ma anche le procedure doganali, le regole di origine delle merci, il commercio digitale e la concorrenza. Per le imprese, il passaggio decisivo non è dunque soltanto la firma: serviranno l’approvazione interna, l’entrata in vigore e la verifica delle condizioni previste per ciascun prodotto o servizio.
Un accordo del 2014, aggiornato dopo cinque round
Il protocollo modifica l’intesa bilaterale esistente: non crea un accordo da zero. La Svizzera e la Cina hanno avviato i negoziati di aggiornamento nel settembre 2024 e ne hanno annunciato la conclusione il 20 agosto 2026, dopo cinque round. Il protocollo è stato firmato dal ministro cinese del Commercio Wang Wentao e dalla segretaria di Stato svizzera Helene Budliger Artieda, alla presenza del presidente cinese Xi Jinping e del presidente svizzero Guy Parmelin.
La scansione dei passaggi conta perché distingue il risultato negoziale dall’effetto giuridico. Ad agosto i governi avevano chiuso i negoziati; il 30 ottobre hanno firmato il protocollo; adesso, secondo le comunicazioni ufficiali, devono ancora completare le procedure nazionali prima dell’entrata in vigore. Non è stata indicata una data per la conclusione di questi passaggi.
Dazi: a chi si riferisce il 99,8%
La percentuale più citata è un obiettivo annunciato da Berna al termine dei negoziati: secondo il governo svizzero, una volta applicato l’aggiornamento, il 99,8% delle esportazioni svizzere attuali potrà entrare in Cina senza dazi. Non si tratta di un’esenzione già in vigore né di una misura riferita alle esportazioni italiane o europee.
Il ministero cinese del Commercio descrive il risultato con un indicatore diverso: i due Paesi abbasserebbero ulteriormente i dazi su quasi 300 linee tariffarie, e i prodotti a dazio zero arriverebbero a coprire oltre il 99% del valore degli scambi tra i due Paesi. La stessa spiegazione cinese indica che alcuni tagli sarebbero immediati, mentre altri seguirebbero periodi transitori di cinque o dieci anni. La soglia del 99,8% delle esportazioni svizzere e quella cinese riferita al valore degli scambi hanno basi di confronto diverse: non sono percentuali da sovrapporre.
| Voce | Situazione o impegno annunciato | Che cosa significa per le imprese |
|---|---|---|
| Accesso tariffario | Berna indica che il 99,8% delle esportazioni svizzere attuali potrà entrare in Cina senza dazi. | È un obiettivo del protocollo, non un beneficio già applicabile; alcune riduzioni sono graduali. |
| Prodotti interessati | Pechino parla di quasi 300 linee tariffarie con dazi ridotti e di oltre il 99% degli scambi coperto da prodotti a dazio zero. | Per sapere quale aliquota vale per un bene servono la linea tariffaria e il relativo calendario. |
| Regole di origine | Il protocollo aggiorna i criteri per stabilire quando un prodotto può ottenere il trattamento preferenziale. | L’origine e la documentazione richiesta vanno verificate oltre alla tariffa prevista. |
Il trattamento preferenziale non scatta automaticamente per qualsiasi merce spedita da uno dei due Paesi. Le regole sulle origini e sulle preferenze tariffarie stabiliscono quali beni possono beneficiarne e a quali condizioni: rilevano il luogo e il tipo di lavorazione, i componenti utilizzati e i documenti presentati. Il ministero cinese afferma che il protocollo rende più flessibili alcuni criteri di origine e aggiunge opzioni per alcuni prodotti. Le imprese dovranno comunque consultare i calendari tariffari e le regole definitive quando saranno disponibili.
L’aggiornamento interviene su uno squilibrio descritto dal governo svizzero: nell’accordo attuale quasi tutte le importazioni cinesi in Svizzera entrano senza dazi, mentre ciò vale per circa metà delle esportazioni svizzere verso la Cina. Secondo la spiegazione cinese, la Svizzera aveva già eliminato i dazi su tutti i prodotti industriali; i nuovi impegni elvetici ampliano soprattutto l’accesso per i prodotti agricoli, mentre Pechino prevede riduzioni anche per beni svizzeri come caffè, macchinari e orologi.
Servizi, investimenti e commercio digitale
La parte tariffaria è solo un capitolo. Il ministero cinese spiega che l’aggiornamento amplia gli impegni reciproci per i servizi e gli investimenti e rivede le regole sulla trasparenza delle politiche che riguardano i servizi. Tra gli esempi citati da Pechino figurano l’apertura cinese a servizi legati alla produzione, alla progettazione professionale, alla finanza e ai trasporti marittimi e aerei. Per la Svizzera, gli impegni indicati includono attività di formazione e ricerca non clinica per professionisti cinesi della medicina tradizionale, servizi professionali a contratto di breve durata e alcuni settori di manutenzione e gestione dei rifiuti. Si tratta di impegni specifici, non di un’apertura indiscriminata di tutti i mercati.
Sugli investimenti non legati ai servizi, il comunicato cinese riferisce che le parti si impegnano a concedere alcuni trattamenti di accesso e non discriminazione e a non imporre requisiti di risultato come il contenuto locale o il trasferimento forzato di tecnologia. L’ampiezza effettiva degli impegni dipenderà dalle liste e dalle eccezioni previste nel testo definitivo: il comunicato non le riporta integralmente.
Il protocollo aggiunge inoltre un capitolo sul commercio digitale. Secondo la spiegazione del ministero cinese, prevede tra l’altro l’impegno a non applicare dazi alle trasmissioni elettroniche, misure per la protezione dei dati personali e cooperazione su intelligenza artificiale e documenti di trasporto elettronici. La stessa fonte attribuisce alla Cina l’inserimento, per la prima volta in un suo accordo bilaterale di libero scambio, di una disposizione specifica sulla protezione del codice sorgente. Sono impegni riportati dalle autorità cinesi; il testo completo e le modalità di applicazione non sono ancora stati esaminati.
Altri aggiornamenti riguardano la facilitazione doganale, gli standard tecnici e la concorrenza. Pechino menziona procedure per lo svincolo delle merci, un rilascio accelerato per i prodotti deperibili e una cooperazione tra dogane. Le nuove disposizioni sulla concorrenza, secondo il ministero, comprendono principi di applicazione non discriminatoria e scambi di informazioni in una fase iniziale delle attività di controllo. Queste regole mirano a rendere più prevedibili le procedure, ma non equivalgono a un riconoscimento automatico di standard o autorizzazioni tra i due Paesi.
Ambiente e lavoro: che cosa affermano le parti
Il governo svizzero presenta l’accordo come il primo accordo commerciale cinese a inserire in un capitolo giuridicamente vincolante disposizioni su commercio e sviluppo sostenibile. Berna precisa che i nuovi impegni rafforzano la tutela ambientale e del lavoro. La spiegazione cinese elenca temi ambientali come clima, biodiversità, pesca e agricoltura sostenibili, transizione energetica e economia circolare; descrive invece le disposizioni sulla cooperazione in materia di lavoro e occupazione come inserite in linea di principio.
La distinzione è rilevante: il comunicato svizzero descrive il capitolo come vincolante, mentre quello cinese non espone i relativi meccanismi di controllo o di applicazione. Con la firma sono stati sottoscritti anche due accordi separati, uno sulla cooperazione in materia di lavoro e occupazione e uno sulla ricerca e sviluppo. La spiegazione svizzera sul ruolo delle clausole di sostenibilità negli accordi commerciali ricorda che il precedente accordo con la Cina conteneva già un capitolo su commercio e ambiente, affiancato da un’intesa distinta sul lavoro: la novità rivendicata da Berna riguarda quindi il nuovo capitolo dedicato allo sviluppo sostenibile e la sua formulazione giuridica.
Che cosa si sa dell’utilizzo dell’accordo precedente
Un accordo commerciale non produce risparmi solo perché esiste: le imprese devono conoscere le preferenze disponibili e soddisfare le condizioni per richiederle. Un’valutazione accademica pubblicata nel 2024 sul funzionamento dell’intesa sino-svizzera ha stimato che la quota di esportazioni svizzere che utilizzava le preferenze dell’accordo salì dal 58% nel 2018 al 71% nel 2022. Gli autori hanno calcolato risparmi sui dazi per 220 milioni di dollari nel 2022. Sono stime relative all’utilizzo delle preferenze e ai dati allora disponibili, non una previsione dei risparmi che produrrà il protocollo appena firmato.
Anche le statistiche commerciali richiedono attenzione alla base di confronto. I dati provvisori dell’amministrazione doganale svizzera per il 2025 riportano importazioni dalla Cina per 21,6 miliardi di franchi ed esportazioni verso la Cina per 29,6 miliardi. Il ministero cinese indica invece un interscambio bilaterale di 49,04 miliardi di dollari nello stesso anno. Valute, metodi statistici e perimetri di contabilizzazione possono differire: i due dati non vanno sommati o confrontati come se fossero la stessa serie.
Perché l’intesa non cambia le regole per l’Italia
Il protocollo è bilaterale tra Svizzera e Cina. La Svizzera non è membro dell’Unione europea e le relazioni commerciali con l’Ue sono regolate da accordi distinti, come ricorda la scheda della Commissione europea sui rapporti commerciali con la Svizzera. Perciò l’intesa non modifica direttamente le condizioni di accesso delle imprese italiane al mercato cinese, né approva un modello che l’Ue debba adottare.
Per l’Italia può offrire un termine di confronto sul modo in cui un accordo commerciale affronta accesso ai mercati, servizi, investimenti e standard ambientali e sociali. Un confronto, però, non è una conseguenza normativa: qualsiasi effetto sulle regole europee richiederebbe decisioni e negoziati distinti.
I prossimi passaggi per imprese e governi
Il prossimo passaggio concreto è il completamento delle procedure nazionali di approvazione da parte di entrambi i Paesi; le fonti ufficiali consultate non fissano una scadenza. Dopo l’entrata in vigore, per valutare i benefici occorrerà leggere il protocollo e i suoi allegati, verificare i calendari delle riduzioni tariffarie e applicare le regole di origine ai singoli prodotti. Per servizi e investimenti sarà altrettanto importante consultare gli impegni specifici e le eventuali eccezioni, invece di trattare le formule generali di apertura come accesso garantito a ogni settore.
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