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Medio Oriente

G20 Esteri, su Hormuz nessuna intesa operativa

Ad Atlanta i ministri hanno discusso di Hormuz e Bab al-Mandab, ma la dichiarazione della presidenza Usa non annuncia misure comuni per proteggere le rotte. Rubio ha riconosciuto che resta da concordare come affrontare il problema.

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Due funzionari della foto di riferimento affiancano un passaggio marittimo stilizzato, richiamo alle discussioni del G20 senza un accordo operativo condiviso.
Al G20 di Atlanta, la sicurezza di Hormuz e Bab al-Mandab è stata discussa senza un piano operativo comune. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Il G20 dei ministri degli Esteri si è chiuso ad Atlanta il 31 ottobre 2026 senza un comunicato congiunto e senza un piano operativo condiviso per Hormuz e Bab al-Mandab. La dichiarazione della presidenza statunitense cita i due passaggi tra i temi discussi e richiama in termini generali la sicurezza della navigazione, ma non stabilisce impegni, scadenze o un meccanismo comune. Il testo della dichiarazione della presidenza, pubblicato dal G20 Research Group dell’Università di Toronto e attribuito al Dipartimento di Stato Usa, documenta l’inserimento delle rotte nell’agenda, non l’approvazione di misure da parte di tutti i partecipanti.

I ministri si erano riuniti il 30 e il 31 ottobre. Secondo l’Associated Press, le divergenze su dossier internazionali hanno impedito di concordare una formulazione comune. Al comunicato è stata sostituita una dichiarazione della presidenza: un testo che riassume i lavori secondo il Paese alla guida del forum, ma non equivale a una posizione approvata da tutti. La stessa agenzia riferisce, citando diplomatici anonimi, che il ricorso a quel formato era previsto fin dall’inizio.

Il tema interessa anche la copertura già pubblicata sul mancato comunicato comune al G20 di Atlanta: il dettaglio su Hormuz e Bab al-Mandab può essere valutato come aggiornamento di quel pezzo, anziché come un articolo autonomo.

Che cosa dice la dichiarazione, e che cosa manca

Il documento elenca sicurezza energetica, resilienza delle catene di approvvigionamento e tensioni geopolitiche tra gli argomenti affrontati; menziona esplicitamente Hormuz e Bab al-Mandab. In un passaggio più generale, afferma che flussi energetici sicuri e una navigazione protetta nelle vie d’acqua internazionali sono importanti per la stabilità economica e la sicurezza energetica. Non traduce però questi obiettivi in misure comuni specifiche per i due stretti.

Esito o documento Che cosa documenta Che cosa non stabilisce
Dichiarazione della presidenza Usa Hormuz e Bab al-Mandab sono stati discussi; il testo richiama sicurezza energetica e navigazione. Non annuncia un piano operativo, tempi o impegni condivisi per proteggere il traffico nei due passaggi.
Nessun comunicato congiunto Non è stata concordata una posizione comune sui dossier di sicurezza, secondo AP. Non significa che i colloqui siano stati interrotti o che ogni tema sia rimasto senza confronto.

La distinzione tra i due testi è sostanziale: un comunicato comune richiede una formulazione condivisa, mentre una dichiarazione della presidenza rappresenta il resoconto del Paese che guida i lavori. Secondo AP, le divergenze riguardavano, tra l’altro, la guerra russo-ucraina, il conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran, i dazi statunitensi e le tensioni nel Mar Cinese Meridionale.

Rubio: accordo sul problema, non sulle soluzioni

Il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che i partecipanti riconoscono l’importanza della libertà di navigazione, ma non hanno trovato una soluzione condivisa. Nella conferenza stampa conclusiva ha descritto come comune il riconoscimento della gravità del problema, precisando che resta da concordare come affrontarlo. Il resoconto integrale delle sue dichiarazioni mostra anche che l’ultima sessione del vertice ha affrontato la libertà di navigazione in Hormuz e in altri mari e stretti.

Rubio ha inoltre sostenuto che gli Stati Uniti hanno sostenuto la maggior parte dello sforzo per proteggere le navi a Hormuz, con una cooperazione altrui limitata. È la valutazione del segretario di Stato, non un impegno collettivo assunto dal G20. Dal vertice non risulta una nuova misura comune che permetta di prevedere cambiamenti immediati nei transiti o nei prezzi.

Perché i due passaggi contano per i flussi energetici

Hormuz collega il Golfo Persico al Golfo di Oman; Bab al-Mandab mette in comunicazione il Mar Rosso con il Golfo di Aden. Sono snodi diversi, ma entrambi incidono sulle rotte che collegano il Golfo e l’Asia ai mercati internazionali. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2025 attraverso Hormuz transitavano in media circa 20 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti petroliferi, pari a circa un quarto del commercio mondiale di petrolio via mare. L’agenzia segnala che la maggior parte dei flussi è diretta verso l’Asia, ma le interruzioni possono ripercuotersi sui mercati globali. La scheda dell’agenzia energetica statunitense EIA su Bab al-Mandab descrive il ruolo dello stretto nelle rotte tra Golfo Persico, Mar Rosso e Canale di Suez.

Al vertice, il ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi ha affermato che l’instabilità regionale stava ostacolando la navigazione in entrambi gli stretti e incidendo sull’offerta energetica mondiale. Ha indicato come priorità la riduzione delle tensioni militari e il ripristino di un passaggio sicuro. È la posizione espressa dal governo giapponese, non una conclusione condivisa dai ministri né una misura approvata. Il resoconto del ministero degli Esteri giapponese riporta l’intervento di Motegi nella sessione geopolitica del 30 ottobre.

Il prossimo passaggio diplomatico

Ad Atlanta i governi hanno discusso la sicurezza marittima e riconosciuto, nelle parole di Rubio, che la libertà di navigazione è un obiettivo comune; non hanno però concordato come perseguirla. Questo è il limite documentato dalla dichiarazione e dai resoconti delle posizioni espresse: il testo non consente di dedurre nuove protezioni, variazioni dei transiti o effetti immediati sui prezzi.

Il successivo appuntamento indicato dalla presidenza è il vertice dei leader del G20 a Miami, previsto per il 14 e 15 dicembre 2026. La data è confermata dalla pagina del G20 Research Group dedicata al summit; resta da vedere se i leader affronteranno le rotte con proposte più specifiche. La dichiarazione di Atlanta, da sola, non permette di anticiparne l’esito.

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