Medio Oriente
Usa-Iran, colloqui qatarioti oltre 12 ore: attesa per Doha
Fonti diplomatiche citate da Axios riferiscono di oltre 12 ore di colloqui qatarioti a Teheran e di una possibile prosecuzione a Doha il 31 ottobre. Non è annunciata un’intesa: Washington e Teheran restano divise su nucleare, blocco navale e sanzioni.
La mediazione del Qatar ha riaperto un canale di contatto tra Stati Uniti e Iran, ma non ha ancora prodotto un’intesa pubblica. Venerdì 30 ottobre i mediatori qatarioti hanno tenuto a Teheran colloqui durati oltre 12 ore; secondo fonti diplomatiche citate da Axios, il confronto dovrebbe proseguire a Doha sabato 31 ottobre con l’arrivo atteso di negoziatori iraniani. Al momento, la riunione a Doha è riferita come un passaggio previsto, non come un incontro già confermato dalle parti.
La posta in gioco è il possibile ritorno a negoziati diretti, mentre Washington e Teheran non concordano sull’ordine delle concessioni. Gli Stati Uniti vogliono affrontare il programma nucleare iraniano fin dall’inizio; l’Iran chiede prima la fine del blocco navale statunitense e la rimozione delle restrizioni sulle esportazioni di petrolio. La delegazione qatariota, secondo Reuters, si è mossa in coordinamento con Washington.
Il nodo è la sequenza delle concessioni
La disputa non riguarda soltanto quali temi inserire in un’intesa, ma chi debba fare il primo passo. Washington vuole che il dossier nucleare sia al centro dei negoziati dall’avvio. Teheran, secondo un alto funzionario iraniano citato da Reuters, considera prioritaria la rimozione del blocco dei porti e delle sanzioni che limitano la vendita di petrolio. Lo stesso funzionario aveva definito inaccettabili le proposte qatariote presentate nei giorni precedenti: una valutazione attribuita a una fonte, non un comunicato ufficiale iraniano che chiuda il canale diplomatico.
Le notizie sul possibile piano descrivono una serie di passi reciproci in sette giorni, pensati per creare fiducia e riportare le parti a un confronto diretto. Axios riferisce anche di una possibile visita di ispettori delle Nazioni Unite ai siti nucleari iraniani bombardati, in cambio di un alleggerimento di alcune sanzioni. Sono ipotesi riportate da fonti diplomatiche: non risultano accettate né da Washington né da Teheran. Anche il rilascio di fondi congelati e la possibilità per l’Iran di vendere petrolio compaiono tra le richieste attribuite a Teheran, non tra condizioni concordate.
Il Qatar mantiene aperto il canale, senza annunciare un accordo
La visita a Teheran si inserisce in una mediazione già attiva. Il ministero degli Esteri qatariota ha dichiarato il 27 ottobre che messaggi e proposte continuavano a passare tra Washington e Teheran attraverso il canale di Doha. Nello stesso intervento, il funzionario Ibrahim Al Hashemi ha chiesto all’Iran di garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. La dichiarazione conferma la posizione pubblica del Qatar e il suo ruolo di mediatore, non l’esistenza di un’intesa sulle condizioni negoziali.
Nei giorni precedenti, un altro tentativo diplomatico aveva riunito a Teheran rappresentanti di Arabia Saudita, Pakistan e Turchia. L’Associated Press riferisce che il 26 ottobre i quattro Paesi hanno concordato di proseguire i colloqui sulla cooperazione e sulla sicurezza regionale, senza però indicare data o sede di un nuovo incontro. È un percorso parallelo alla mediazione qatariota: non prova che i partecipanti abbiano concordato una proposta comune con Washington e Teheran.
Il precedente più vicino mostra quanto sia fragile il processo. In giugno la mediazione di Qatar e Pakistan aveva contribuito a un accordo provvisorio che mirava a riaprire lo Stretto di Hormuz, porre fine al blocco statunitense dei porti iraniani e avviare negoziati più ampi sul nucleare; l’intesa si è poi rapidamente sfaldata, secondo Reuters. Il nuovo tentativo punta quindi non solo a riavviare il dialogo, ma anche a trovare una sequenza di impegni che entrambe le parti possano accettare e attuare.
Che cosa osservare dopo i colloqui
Il passaggio concreto da verificare è se i negoziatori iraniani raggiungeranno Doha e se da lì emergerà una data per un negoziato diretto. Un altro indicatore sarà la pubblicazione di termini specifici: per ora, le fonti descrivono proposte e contatti, non un calendario concordato né concessioni già approvate.
Il contesto resta teso. Le fonti citate da Axios collocano l’iniziativa diplomatica prima delle elezioni di metà mandato statunitensi del 3 novembre e riferiscono che diversi Paesi della regione spingono per una ripresa dei negoziati. La scadenza politica contribuisce all’urgenza dei contatti, ma non garantisce un risultato. Per i Paesi che dipendono dai traffici energetici del Golfo, la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz resta un interesse diretto; non ci sono però elementi per attribuire ai colloqui conseguenze economiche già verificatesi per l’Italia o l’Europa.
La mediazione qatariota resta dunque attiva, ma la sua efficacia dipenderà da due passaggi ancora incerti: la conferma dell’incontro previsto a Doha e la disponibilità di Washington e Teheran a compiere passi reciproci sul nucleare, sul blocco e sulle sanzioni.
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