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Medio Oriente

Iran, l’Onu apre il dibattito sul nucleare: nessun nuovo voto sulle sanzioni

L’agenda sul dossier nucleare iraniano è passata con 11 voti favorevoli, due contrari e due astensioni. La seduta non ha votato nuove sanzioni: resta però contesa la legittimità della riunione e delle misure già ripristinate secondo alcuni membri del Consiglio.

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Illustrazione di un impianto industriale con torri di raffreddamento e tralicci, ispirata a una foto di riferimento e non identificata con un sito specifico.
Il Consiglio di sicurezza ha approvato l’inserimento del dossier nucleare iraniano nell’agenda, senza votare nuove sanzioni; restano aperte le questioni sulle verifiche dell’AIEA. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Il 27 ottobre il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato, con 11 voti favorevoli, due contrari e due astensioni, l’inserimento del dossier nucleare iraniano nell’agenda della seduta. Il voto ha permesso di tenere il dibattito, ma non ha approvato nuove sanzioni. La distinzione è importante: la riunione ha riguardato la possibilità di discutere il caso e le verifiche dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), non un nuovo pacchetto di misure punitive.

La controversia, tuttavia, non riguarda soltanto la procedura. Francia, Regno Unito e altri membri sostengono che alcune sanzioni Onu siano state ripristinate nel 2025 attraverso il meccanismo di “snapback”; Russia, Cina e Iran contestano la legittimità di quel percorso. Nel resoconto della seduta del Consiglio, la disputa giuridica si intreccia con una questione pratica: dopo il ritiro degli ispettori nel giugno 2025, l’AIEA non può verificare in modo completo lo stato del materiale e degli impianti nucleari iraniani.

In sintesi: l’agenda è stata approvata e la riunione si è svolta; non è stata votata una nuova sanzione. Il Consiglio resta diviso sia sull’interpretazione della risoluzione 2231 sia sulle condizioni per riprendere le verifiche internazionali.

Il voto procedurale e le obiezioni di Russia, Cina e Iran

Russia e Cina hanno votato contro l’agenda; Pakistan e Somalia si sono astenuti. Gli altri undici membri hanno votato a favore. Mosca e Pechino hanno sostenuto che la riunione non dovesse svolgersi sotto la voce “non proliferazione”, perché a loro giudizio la risoluzione 2231 sul dossier iraniano aveva cessato di produrre effetti e il relativo punto era stato rimosso dall’agenda del Consiglio. Hanno anche proposto di discutere il tema con una diversa voce, riferita alle minacce alla pace e alla sicurezza internazionale.

Francia, Regno Unito e Stati Uniti hanno respinto l’obiezione. Per loro la seduta era conforme alle procedure e il Consiglio poteva occuparsi del dossier, anche dopo la decisione del Consiglio dei governatori dell’AIEA di trasmettergli la questione. L’Iran ha appoggiato le contestazioni russo-cinesi e ha definito priva di base la convocazione. L’approvazione dell’agenda ha consentito di procedere, ma non ha risolto il contrasto sull’interpretazione giuridica della risoluzione 2231.

La seduta era stata richiesta da Bahrain, Danimarca, Francia, Lettonia, Regno Unito e Stati Uniti, secondo la ricostruzione di Security Council Report. Il confronto ha quindi riunito posizioni già contrapposte: da una parte, i Paesi che chiedono il ripristino della cooperazione iraniana con l’AIEA e richiamano le misure Onu; dall’altra, chi contesta il fondamento procedurale e politico della pressione esercitata su Teheran.

Il percorso che ha portato il dossier davanti al Consiglio

Il passaggio più recente prima della seduta è stata la decisione del 9 settembre 2026 del Consiglio dei governatori dell’AIEA. Secondo la ricostruzione di Security Council Report, la risoluzione ha chiesto al direttore generale Rafael Grossi di riferire al Consiglio di sicurezza e all’Assemblea generale dell’Onu. Il 27 ottobre Grossi ha confermato al Consiglio di aver trasmesso i documenti pertinenti, compresa la risoluzione e il rapporto dell’Agenzia.

Data Passaggio Che cosa comporta
12 giugno 2025 Il Consiglio dei governatori dell’AIEA dichiara l’Iran inadempiente agli obblighi di salvaguardia, secondo la ricostruzione di Security Council Report. Il dossier resta aperto mentre l’Agenzia cerca chiarimenti e cooperazione.
9 settembre 2026 Il Consiglio dei governatori approva la risoluzione GOV/2026/61 e chiede che la questione sia riferita agli organi dell’Onu. Il dossier viene portato all’attenzione del Consiglio di sicurezza e dell’Assemblea generale.
27 ottobre 2026 Il Consiglio approva l’agenda della seduta con 11 voti favorevoli, due contrari e due astensioni. La riunione si svolge; non viene votata una nuova sanzione.

La questione delle sanzioni va tenuta distinta dal voto del 27 ottobre. Durante la riunione, Francia e altri membri hanno sostenuto che le misure previste da precedenti risoluzioni fossero state ripristinate dopo l’attivazione dello snapback nel 2025. Russia, Cina e Iran contestano invece la validità di quel processo. La seduta non ha adottato una nuova decisione che chiuda questa disputa.

Che cosa l’AIEA può verificare — e che cosa non può stabilire

Grossi ha riferito che gli ispettori dell’Agenzia hanno lasciato l’Iran nel giugno 2025 per ragioni di sicurezza e che da allora non è stato possibile riprendere le normali attività di verifica nel Paese. L’AIEA continua a chiedere informazioni e accesso per chiarire le questioni di salvaguardia ancora aperte; il direttore generale ha detto che l’Agenzia è pronta a riprendere le verifiche.

Il limite riguarda anche le scorte di uranio arricchito. Prima della perdita di accesso, l’ultima stima dell’AIEA citata nella ricostruzione di Security Council Report indicava 440,9 chilogrammi di uranio arricchito fino al 60%. Non è una misura aggiornata della quantità presente oggi: l’Agenzia non dispone delle informazioni e dell’accesso necessari per stabilire con certezza lo stato attuale del materiale. L’impossibilità di verificarne quantità, composizione e localizzazione non dimostra, da sola, che vi sia stata una diversione.

Grossi ha inoltre detto che, dall’inizio degli attacchi del 2025, l’Agenzia non ha identificato attività di riparazione o ricostruzione degli impianti danneggiati, precisando però che senza accesso non può verificare direttamente la situazione sul terreno. Il punto tecnico esposto al Consiglio è dunque una lacuna di conoscenza e controllo; le valutazioni delle delegazioni sulle responsabilità e sulle cause della crisi restano posizioni politiche contrapposte.

Le conseguenze diplomatiche per Europa e Italia

Francia e Regno Unito hanno difeso la riunione e chiesto all’Iran di ripristinare la cooperazione con l’AIEA. La Germania, invitata a partecipare alla seduta, ha sostenuto la necessità di rispettare gli obblighi di salvaguardia e ha dichiarato di voler continuare a lavorare a una soluzione diplomatica con i partner europei. Russia e Cina hanno invece contestato il percorso seguito e richiamato gli attacchi contro gli impianti nucleari iraniani.

Per l’Italia, il voto non introduce una nuova misura immediata. Il suo rilievo è diplomatico: la divisione tra membri permanenti del Consiglio rende più difficile concordare una linea comune, mentre la ripresa delle verifiche resta legata a un’intesa operativa tra Iran e AIEA. Non è un esito deciso dalla seduta, ma un possibile ostacolo ai passaggi successivi.

Ora i passaggi da seguire sono concreti: se e quando gli ispettori potranno tornare, quali informazioni e accessi saranno concordati e se il Consiglio riuscirà a trovare un’intesa sulla cornice giuridica delle misure già contestate. Il voto sull’agenda ha aperto il confronto, ma non ha sciolto nessuno di questi nodi.

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