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Medio Oriente

Qatar all’Iran: stop alle minacce e Hormuz libero per far avanzare la mediazione

Dopo i colloqui del 26 ottobre a Teheran, Doha chiede passi concreti a Teheran sulla sicurezza regionale e sulla navigazione a Hormuz. Non è stato annunciato alcun accordo.

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Petroliera e navi mercantili attraversano uno stretto tra coste rocciose.
La libertà di navigazione a Hormuz è tra le condizioni indicate dal Qatar per far avanzare la mediazione. (© Diario del Web / AI)

Il Qatar chiede all’Iran di porre fine alle minacce contro i Paesi della regione e garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. La richiesta, formulata a Doha il 27 ottobre 2026, indica le condizioni che il governo qatariota considera necessarie per far avanzare la mediazione. Non è però l’annuncio di un’intesa: le fonti consultate non riportano che Teheran abbia accettato le richieste.

La presa di posizione è arrivata il giorno dopo un incontro a Teheran tra Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Turchia. I quattro Paesi hanno concordato di proseguire il dialogo su cooperazione, pace e sicurezza, ma il loro comunicato non cita Hormuz, non definisce misure operative e non fissa data o sede di un nuovo appuntamento. Il passaggio diplomatico c’è; una svolta negoziale, per ora, no.

La richiesta del Qatar e il canale con Washington

Nel briefing settimanale del ministero degli Esteri, Ibrahim Al Hashemi, direttore del dipartimento Media e comunicazione, ha chiesto a Teheran di passare dalle dichiarazioni ai fatti: secondo il funzionario, l’Iran dovrebbe porre fine alle minacce contro i Paesi della regione e assicurare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Al Hashemi ha inoltre descritto la visita di una delegazione qatariota a Teheran come parte delle consultazioni con i partner e degli sforzi per mantenere aperta la mediazione.

L’Associated Press riferisce che la delegazione qatariota era arrivata a Teheran domenica 25 ottobre, in coordinamento con gli Stati Uniti, secondo un funzionario regionale che ha parlato in forma anonima. Il giorno successivo, rappresentanti di Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Turchia si sono riuniti nella capitale iraniana. La sequenza mostra due canali diplomatici paralleli, ma non prova che i loro partecipanti abbiano concordato una proposta comune.

Il ministero qatariota afferma che messaggi e proposte continuano a passare fra Washington e Teheran attraverso il canale del Qatar, in coordinamento con altri partner. Doha ha presentato l’obiettivo come la ricerca di un’intesa duratura, capace di contenere il conflitto e tutelare la sicurezza dei Paesi della regione. È la descrizione ufficiale del ruolo qatariota: le fonti consultate non riportano una risposta iraniana alle specifiche richieste del 27 ottobre né dettagli su garanzie o verifiche eventualmente discusse.

La posizione di Doha si inserisce in una proposta più ampia per un sistema di sicurezza regionale fondato sulla sovranità degli Stati e sul rispetto reciproco. Al Hashemi ha detto che spetta ora a Teheran dimostrare buona fede e attenersi a quei principi. Si tratta di una posizione ufficiale del Qatar, non di un quadro già sottoscritto da tutti i governi coinvolti. Nel briefing, il funzionario ha anche parlato di una “finestra di speranza” legata alla prosecuzione dei negoziati: un auspicio, non la conferma di un’intesa.

Che cosa è uscito dall’incontro di Teheran

Alla riunione del 26 ottobre hanno partecipato il ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman, il capo dell’esercito pakistano Asim Munir e il responsabile dell’intelligence turca Ibrahim Kalin. L’incontro è stato ospitato da Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, e ha coinvolto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. La dichiarazione congiunta diffusa dall’agenzia ufficiale iraniana IRNA conferma l’impegno a proseguire il dialogo per rafforzare la cooperazione fra i quattro Paesi, anche in materia di pace e sicurezza.

Il comunicato, tuttavia, non specifica contenuti negoziali, scadenze o impegni sulla navigazione marittima. Secondo l’Associated Press, due funzionari regionali non autorizzati a parlare pubblicamente hanno riferito che nei colloqui sono stati discussi anche la guerra in Yemen e gli attacchi degli Houthi, sostenuti dall’Iran, contro l’Arabia Saudita. Questo dettaglio resta attribuito a fonti anonime e non compare nel comunicato congiunto. In ogni caso, incontrarsi e promettere nuovi colloqui non equivale a riaprire una rotta o a fermare le minacce denunciate da Doha.

Data Passaggio Che cosa risulta
25 ottobre 2026 Visita della delegazione qatariota a Teheran AP la colloca nel quadro della mediazione, citando un funzionario regionale anonimo che parla di coordinamento con gli Stati Uniti.
26 ottobre 2026 Colloqui fra Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Turchia Impegno a proseguire il dialogo su cooperazione, pace e sicurezza; nessun calendario pubblico.
27 ottobre 2026 Briefing del ministero degli Esteri del Qatar Doha chiede di fermare le minacce e garantire la navigazione a Hormuz; non è riportata un’accettazione iraniana.

Perché Hormuz è decisivo per energia e trasporti

Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman e al Mare Arabico. La sua importanza non è soltanto geografica: secondo l’analisi dell’Energy Information Administration statunitense sui principali passaggi energetici, nel primo semestre del 2025 vi sono transitati in media 20,9 milioni di barili al giorno, circa un quinto del consumo mondiale di liquidi petroliferi. Nello stesso periodo, lo stretto ha visto passare 11,4 miliardi di piedi cubi al giorno di gas naturale liquefatto, oltre il 20% del commercio mondiale di GNL, soprattutto dal Qatar.

Esistono alcune rotte alternative via oleodotto, ma la capacità indicata dall’EIA per i collegamenti sauditi ed emiratini che possono aggirare lo stretto è di circa 4,7 milioni di barili al giorno: meno dei flussi medi transitati a Hormuz nel primo semestre 2025. Il confronto suggerisce che tali infrastrutture non potrebbero sostituire per intero il passaggio marittimo, pur offrendo una capacità di compensazione. L’EIA avverte inoltre che le interruzioni in un punto strategico possono allungare i tempi di trasporto e aumentare i costi di spedizione, con possibili effetti sui prezzi energetici.

Questi dati spiegano perché il Qatar, grande esportatore di GNL, insista sulla libertà di navigazione. Non dimostrano però che la dichiarazione di Doha abbia già causato variazioni dei prezzi o problemi negli approvvigionamenti italiani ed europei: le fonti consultate non attestano effetti immediati dell’annuncio. L’impatto dipende da eventuali restrizioni o rischi effettivi per il traffico, non dalla sola richiesta diplomatica.

Il precedente di giugno e le condizioni ancora in discussione

La distanza fra una dichiarazione e un risultato concreto emerge anche dal precedente di giugno. Secondo AP, Qatar e Pakistan avevano contribuito a un’intesa provvisoria che mirava a ripristinare il traffico a Hormuz, porre fine al blocco navale statunitense dei porti iraniani e avviare negoziati più ampi, anche sul dossier nucleare. L’intesa si è rapidamente disgregata, mentre le parti hanno ripreso gli attacchi.

Il 24 ottobre l’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, ha dichiarato che Teheran era disposta a riaprire lo stretto se Washington avesse revocato il blocco navale. È una posizione attribuita al diplomatico, non la prova che la rotta sia stata riaperta o che le parti abbiano superato il contrasto sulle condizioni. La ricostruzione di AP sulla posizione iraniana e sull’intesa mediata in giugno aiuta a distinguere l’apertura dichiarata ai colloqui da un accordo operativo.

Il patto di difesa fra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia resta un elemento di contesto, non l’esito dell’incontro con l’Iran né la prova che sia stato attivato. La riunione quadrilaterale ha messo allo stesso tavolo i tre Paesi e Teheran, ma il comunicato disponibile si limita a promettere la prosecuzione del dialogo. Per valutare se la mediazione avanza, i prossimi indicatori saranno un nuovo appuntamento, chiarimenti su come tutelare la navigazione e riscontri verificabili sulle minacce denunciate da Doha. Per ora, il Qatar ha indicato le condizioni che ritiene necessarie; non risulta che l’Iran le abbia accettate.

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