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Medio Oriente

Raid giordani in Siria, Amman parla di coordinamento: Damasco nega e denuncia vittime civili

La Giordania rivendica i raid nel sud della Siria contro gruppi che collega all’attacco di Karak e sostiene di averli concordati con Damasco. Il governo siriano nega di essere stato avvertito; fonti siriane riferiscono almeno sette morti. Per il 27 ottobre è stata disposta la chiusura del valico di Nassib.

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Una barriera abbassata blocca un camion davanti a un valico di frontiera vuoto.
La chiusura giornaliera di Nassib-Jaber è la conseguenza immediata annunciata da Damasco dopo i raid contestati tra Giordania e Siria. (© Diario del Web / AI)

La Giordania afferma di aver condotto raid aerei nel sud della Siria, in coordinamento con il governo di Damasco e contro organizzazioni che collega all’attacco mortale alla chiesa di Karak. Il governo siriano contesta questa ricostruzione: sostiene di non aver ricevuto preavviso, ha aperto un’indagine e riferisce vittime civili, tra cui bambini. Intanto, per martedì 27 ottobre, le autorità siriane hanno sospeso il traffico di passeggeri e merci al valico di Nassib, sul confine con la Giordania.

Le versioni divergono su un punto centrale: non soltanto l’identità dei bersagli e il bilancio, ma l’esistenza stessa di un’intesa preventiva. Le dichiarazioni delle due capitali sono state diffuse in successione: Petra ha pubblicato la nota dell’esercito giordano alle 22:33 del 26 ottobre, ora locale; SANA ha diffuso il comunicato del governo siriano alle 00:05 del 27 ottobre, ora siriana. Sono versioni ufficiali delle parti, non una verifica indipendente delle circostanze dell’operazione.

Le due versioni sul coordinamento

Secondo le forze armate giordane, l’aeronautica reale ha condotto l’operazione denominata “Jordanian Deterrence – Hmoud” contro rifugi di organizzazioni terroristiche nel sud della Siria. Amman sostiene che i responsabili dell’attacco alla chiesa di Hmoud, nella provincia giordana di Karak, avessero legami con i gruppi presi di mira e presenta i raid come una risposta a quell’attacco, condotta d’intesa con il governo siriano. L’esercito afferma che sono stati uccisi o feriti diversi membri dei gruppi e distrutti alcuni siti e mezzi, ma non ha reso noti i nomi delle organizzazioni, tutti i luoghi colpiti o un conteggio delle perdite tra i suoi obiettivi. La dichiarazione dell’esercito pubblicata da Petra non fornisce ulteriori dettagli operativi.

Il comunicato di Damasco diffuso da SANA afferma invece che l’operazione è avvenuta «senza coordinamento o notifica preventiva» alla parte siriana. Il governo dichiara di aver avviato un’indagine, di assistere le famiglie colpite e di aver aperto canali diretti con Amman per ricostruire l’accaduto. La diplomazia siriana ha espresso obiezioni ai raid e ha chiesto che le operazioni nelle aree di frontiera siano accompagnate da coordinamento sul terreno e in materia di sicurezza.

Esisteva una cooperazione diplomatica dichiarata, ma non è una prova dell’intesa su questa specifica operazione. Il 13 ottobre i ministri degli Esteri giordano e siriano avevano parlato di sicurezza regionale; il 22 ottobre, durante un incontro ad Aqaba, avevano ribadito la volontà di sviluppare la cooperazione bilaterale e preparato una riunione del Consiglio superiore di coordinamento prevista a Damasco l’8 e il 9 novembre. Gli accordi pubblici riguardavano progetti e consultazioni comuni, non attestano che i raid fossero stati concordati.

Vittime e bersagli: che cosa è noto

Il bilancio diffuso dalle autorità siriane è cambiato con l’arrivo di nuovi aggiornamenti. SANA ha inizialmente citato il direttore della Sanità di Daraa, che aveva riferito cinque civili uccisi; successivamente, la stessa agenzia ha riportato sette morti. Anche il numero dei feriti non è uniforme: una nota di Anadolu, che attribuisce i dati alla direzione sanitaria provinciale, parla di sette morti e quattro feriti, mentre un aggiornamento di SANA ne indica tre.

I resoconti disponibili attribuiscono le vittime a più località del sud siriano e includono bambini e persone anziane. Non è possibile ricavare da queste informazioni un bilancio definitivo né verificare sul posto in modo indipendente le circostanze delle morti. Anche il legame tra i bersagli in Siria e gli autori dell’attacco a Karak è, per ora, un’affermazione di Amman: le informazioni pubbliche consultate non espongono prove che consentano di verificarlo autonomamente. Le versioni ufficiali, dunque, non chiariscono ancora né quali siti siano stati colpiti né chi si trovasse al loro interno.

L’attacco alla chiesa di Hmoud, durante un funerale il 23 ottobre, ha ucciso nove persone, secondo l’Associated Press; l’agenzia riferisce anche che le autorità giordane hanno arrestato tre sospetti il 26 ottobre. Gli arresti e i raid sono avvenuti lo stesso giorno, ma la coincidenza temporale non basta a stabilire quali prove abbiano portato Amman ad attribuire agli indagati legami con organizzazioni attive in Siria.

Un precedente: i raid giordani contro il traffico di droga

L’intervento si inserisce in una storia di operazioni giordane oltre il confine, ma non va confuso con gli obiettivi dichiarati in questo caso. Nel gennaio 2024, dopo raid nel governatorato siriano di Suwayda attribuiti all’aviazione giordana, un osservatorio locale riferì vittime civili; l’Associated Press riportò allora che Damasco aveva contestato le incursioni legate alla lotta al contrabbando di droga. La Syrian Network for Human Rights ha pubblicato una propria indagine sull’attacco a Orman, attribuendo alle forze giordane la responsabilità di dieci morti civili. Si tratta di un precedente utile per capire che le operazioni oltre frontiera e le loro conseguenze sono già state oggetto di contestazione, non di una prova sulle responsabilità o sui bersagli dei raid del 26 ottobre 2026.

Il valico chiuso e i prossimi passaggi

La conseguenza immediata annunciata da Damasco è la chiusura, per il 27 ottobre, del valico di Nassib, chiamato Jaber sul lato giordano. L’Autorità generale siriana per i valichi ha sospeso per quella giornata il traffico commerciale e dei passeggeri in entrambe le direzioni, motivando la decisione con gli sviluppi nella provincia di Daraa e con la sicurezza di viaggiatori e addetti. L’annuncio riguarda una chiusura giornaliera: nelle informazioni consultate non è indicata la data di riapertura né una proroga.

Nassib-Jaber è un passaggio per persone e merci tra i due Paesi; la sospensione interrompe quindi, per la giornata annunciata, il transito attraverso questo collegamento. La sua riapertura è un primo elemento concreto da monitorare, insieme all’esito dei contatti diretti tra le due capitali e agli accertamenti siriani. È inoltre previsto per l’8 e il 9 novembre a Damasco il Consiglio superiore di coordinamento, che dovrebbe affrontare progetti bilaterali in settori come energia, acqua e trasporti. L’incontro era già in preparazione prima dei raid: resta da vedere se la crisi condizionerà i colloqui o la cooperazione di sicurezza.

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