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Hormuz, Araghchi annuncia un piano in due giorni: nessuna intesa con gli USA

Dopo oltre 12 ore di colloqui a Teheran, la mediazione qatariota è proseguita a Doha. Araghchi descrive un piano per riaprire Hormuz in due giorni, subordinato a concessioni statunitensi; Washington non ha accettato pubblicamente i termini.

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Ritratto editoriale dell’uomo nella foto di riferimento davanti a un passaggio marittimo che richiama lo Stretto di Hormuz, con una nave lontana.
Araghchi ha riferito un piano per riaprire Hormuz in due giorni, subordinato a misure statunitensi; Washington non ne ha accettato pubblicamente i termini. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto che, dopo le consultazioni con i mediatori del Qatar, è stato definito un piano per riaprire lo Stretto di Hormuz in due giorni, a condizione che gli Stati Uniti adottino prima le misure richieste da Teheran. Il ministro ha escluso per ora un incontro diretto con funzionari americani: ha definito l’apertura di Washington al dialogo un «passo positivo», ma ha legato la scelta tra negoziati diretti o indiretti all’accettazione delle condizioni iraniane. Il piano è stato riferito da Araghchi in un’intervista ad Al Jazeera; non equivale a un’intesa con gli Stati Uniti, che non ne hanno accettato pubblicamente i termini.

La mediazione si è sviluppata tra Teheran e Doha. Venerdì 30 ottobre i mediatori qatarioti hanno discusso per oltre 12 ore con interlocutori iraniani nella capitale, secondo fonti diplomatiche citate da Axios. Sabato 31, negoziatori iraniani hanno incontrato i mediatori a Doha, secondo una fonte informata sui colloqui citata da Reuters. Il canale è dunque attivo, ma non è stato annunciato un confronto diretto tra Washington e Teheran né un accordo condiviso.

Che cosa prevede il piano riferito da Araghchi

Secondo il ministro iraniano, la proposta originaria prevedeva sette giorni per attuare le condizioni necessarie alla riapertura dello Stretto. Il Qatar avrebbe chiesto di ridurre il periodo a cinque giorni o meno; dopo le consultazioni, ha riferito Araghchi, il piano è stato portato a due. Nella sequenza da lui descritta, il primo giorno gli Stati Uniti dovrebbero adottare una serie di misure; il secondo giorno Hormuz verrebbe riaperto e la navigazione ripristinata.

Tra le condizioni indicate da Teheran figurano la fine del blocco statunitense dei porti iraniani, la rimozione delle sanzioni che limitano le vendite di petrolio, la restituzione dei fondi congelati e una riduzione delle forze americane nella regione. Araghchi ha inoltre richiamato una rotta marittima concordata con l’Oman. Sono richieste iraniane riferite dal ministro, non concessioni già approvate da Washington.

Un ulteriore nodo riguarda le regole di transito. Il capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha detto che le navi dovrebbero utilizzare una rotta concordata da Iran e Oman e ha rivendicato un ruolo iraniano nella gestione del passaggio, secondo Associated Press. Questa posizione, insieme alle richieste economiche e militari di Teheran, mostra che il piano non riguarda soltanto i tempi della riapertura, ma anche le condizioni e le modalità di navigazione.

Attore Posizione riferita al 31 ottobre
Iran Araghchi descrive un piano in due giorni, condizionato a misure statunitensi; per ora non prevede un incontro diretto con Washington.
Stati Uniti Marco Rubio afferma che i contatti proseguono, spesso tramite intermediari; Washington vuole che i negoziati affrontino anche il dossier nucleare.
Qatar Continua le consultazioni tra le parti; non è stata resa pubblica un’intesa sui termini del piano iraniano.

Perché Washington e Teheran non parlano ancora di un accordo

Il disaccordo riguarda sia i contenuti sia l’ordine dei passi. Teheran chiede che siano affrontati prima il blocco navale e le misure economiche; Washington vuole che il programma nucleare iraniano sia incluso nel confronto. Araghchi ha detto che l’Iran sta esaminando le proposte sul nucleare per una fase successiva. Nessun testo negoziale comune è stato pubblicato.

Le dichiarazioni dei due governi descrivono livelli diversi di contatto. Araghchi esclude per ora un incontro diretto; Rubio ha affermato che le conversazioni non si sono mai interrotte e che avvengono talvolta direttamente, ma più spesso attraverso intermediari. Il segretario di Stato non ha indicato una scadenza per la mediazione e ha detto che Donald Trump non ha deciso se riprendere le operazioni militari. Ha aggiunto che Washington preferirebbe una soluzione diplomatica, purché risponda alle proprie preoccupazioni di sicurezza. Le sue parole sono riportate nella trascrizione della conferenza stampa di Atlanta.

Il precedente di giugno invita alla cautela: un memorandum provvisorio mediato da Qatar e Pakistan aveva previsto la riapertura di Hormuz e la ripresa del traffico marittimo, ma nei giorni successivi nuove ostilità e accuse reciproche ne hanno messo alla prova l’attuazione, secondo Reuters. La firma di un quadro iniziale, quindi, non garantisce da sola che le misure vengano applicate o che il cessate il fuoco regga.

Che cosa verificare nei prossimi giorni

Gli sviluppi decisivi saranno un’eventuale risposta statunitense alle condizioni iraniane, la pubblicazione di termini condivisi e una conferma dei cambiamenti effettivi alla navigazione nello Stretto. Finché questi passaggi non si verificano, il piano in due giorni resta quello descritto da Araghchi, non un calendario operativo concordato tra Iran e Stati Uniti. Per i Paesi europei, Italia compresa, l’indicatore concreto sarà l’eventuale ripristino del traffico marittimo: dalle dichiarazioni del 31 ottobre non si può dedurre un effetto già avvenuto sui prezzi o sulle forniture.

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