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Serbia, l’UE conferma gli impegni sul Kosovo: Srdanović apre a verifiche

Bruxelles afferma che il voto serbo non cambia gli impegni del dialogo con il Kosovo. Il candidato della lista vincente promette di proseguirlo, ma dice che gli accordi potrebbero essere esaminati alla luce della Costituzione.

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Un fascicolo diplomatico chiuso accanto a un volume costituzionale aperto, su un tavolo istituzionale.
Un fascicolo di accordi e un volume costituzionale rappresentano la riaffermazione europea degli impegni sul Kosovo e l’ipotesi di una verifica costituzionale. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

L’Unione europea ha ribadito che le elezioni serbe del 25 ottobre 2026 non modificano gli impegni assunti da Belgrado nel dialogo con il Kosovo. La posizione, riferita il 28 ottobre da Radio Slobodna Evropa, che ha raccolto la dichiarazione di un portavoce Ue, riguarda anche l’accordo sul percorso di normalizzazione del 2023 e il suo allegato di attuazione concordato a Ohrid.

Nello stesso momento, Ilija Srdanović, primo candidato della lista sostenuta dal movimento studentesco, ha detto che il dialogo proseguirà e che la futura maggioranza rispetterà gli impegni internazionali. Ha però aggiunto che gli accordi dei precedenti governi potrebbero essere esaminati per verificarne la compatibilità con la Costituzione serba. Non è una decisione del nuovo governo: la formazione dell’esecutivo e la definizione della sua linea restano passaggi successivi.

Il punto concreto, quindi, è la riaffermazione europea della continuità degli obblighi, mentre dalla lista vincente arriva l’ipotesi di una verifica costituzionale. Bruxelles ha anche avvertito che, alla luce del voto, è prematuro speculare su eventuali cambiamenti della posizione negoziale serba o sulle loro conseguenze per il dialogo.

Due accordi distinti, nel quadro del dialogo Ue

Nel dibattito sul Kosovo ricorre il riferimento all’«accordo di Bruxelles», formula che può indicare intese diverse. Nel 2013 Serbia e Kosovo raggiunsero il primo accordo sui principi di normalizzazione, con disposizioni legate soprattutto all’integrazione delle strutture nel nord del Kosovo. Dieci anni dopo, il documento sul percorso di normalizzazione del 27 febbraio 2023 ha fissato un nuovo insieme di impegni. Srdanović, nell’intervista, ha citato il dialogo e l’attuazione dell’accordo di Bruxelles del 2013; la dichiarazione europea del 28 ottobre richiama invece esplicitamente anche l’intesa del 2023 e l’allegato di Ohrid.

Il testo del 2023 prevede relazioni di buon vicinato e il riconoscimento reciproco di documenti e simboli nazionali, fra cui passaporti, diplomi e targhe. Stabilisce inoltre che le parti non ostacolino il percorso europeo dell’altra e che la Serbia non si opponga all’adesione del Kosovo a organizzazioni internazionali. Prevede garanzie per la comunità serba in Kosovo, incluso un livello adeguato di autogestione, e richiama la tutela del patrimonio religioso e culturale.

L’allegato concordato a Ohrid il 18 marzo 2023 rende esplicito il metodo di attuazione: le parti si impegnano a rispettare gli obblighi in buona fede e a integrarli nei rispettivi percorsi di adesione all’Ue. Prevede inoltre che l’attuazione sia monitorata da un comitato con presidenza europea. Il testo avverte che il mancato rispetto degli obblighi può avere conseguenze negative sia sui percorsi europei sia sugli aiuti finanziari dell’Unione.

Che cosa resta da attuare

Nel rapporto 2025 sulla Serbia, la Commissione europea definisce l’accordo del 2023 valido e giuridicamente vincolante e ricorda che entrambe le parti devono rispettare anche le intese precedenti. Tra gli impegni indicati per Belgrado c’è l’avvio del riconoscimento dei documenti, dei simboli e delle istituzioni del Kosovo; per Pristina, l’avvio del processo che dovrebbe portare all’associazione delle municipalità a maggioranza serba.

La Commissione descrive progressi limitati e obblighi ancora inattuati. La normalizzazione resta inoltre collegata ai percorsi europei di entrambe le parti: il rapporto afferma che la mancanza di progressi rischia di far perdere opportunità. È questa la conseguenza documentata che dà rilievo alla posizione di Bruxelles, al di là della dichiarazione politica seguita al voto.

La posizione della lista vincente è ancora da definire

Le dichiarazioni di Srdanović indicano continuità del dialogo, ma anche la possibilità di sottoporre intese precedenti a un esame costituzionale. Non equivalgono a un annuncio di recesso dall’accordo del 2023 né alla decisione di riaprire il negoziato. Nell’intervista a Radio Slobodna Evropa del 27 ottobre, Srdanović ha detto che la lista non aveva ancora assunto il mandato e che le decisioni sulle questioni strategiche sarebbero state prese dopo la formazione del governo.

Anche l’esito elettorale richiede una precisazione. Al 27 ottobre, la Commissione elettorale serba aveva pubblicato risultati preliminari basati sullo scrutinio del 97,56% dei seggi: la lista «Studenti vincono» risultava al 52,71%, quella guidata da Aleksandar Vučić al 39,17%. Una stima indipendente dell’osservatore CRTA, calcolata con un margine di errore dichiarato, attribuiva alla lista studentesca il 52,45% e 138 seggi. Sono rilevazioni di natura e base diverse, non risultati definitivi: la comunicazione della Commissione elettorale e la stima di CRTA riportano rispettivamente i propri dati e criteri. Per il quadro del voto e della transizione politica, DiariodelWeb.it ha pubblicato anche un aggiornamento sui risultati preliminari e sulla vittoria della lista studentesca.

Il prossimo passaggio sostanziale sarà la formazione del governo e la definizione del suo mandato negoziale. Solo allora si potrà capire se l’ipotesi di verifica costituzionale annunciata da Srdanović diventerà una linea dell’esecutivo e come Belgrado intenderà applicare gli accordi. Per ora, la posizione europea resta che il cambio politico non cancella gli impegni già assunti.

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