Medio Oriente
Israele, il blocco di Netanyahu è a 54 seggi: maggioranza lontana
Con il 76,8% delle urne conteggiato alle 10:58 del 28 ottobre, il blocco di Netanyahu è a 54 seggi, quello di Eisenkot a 47 e i partiti arabi a 19. Il risultato resta provvisorio: il conteggio delle schede in doppia busta può ancora incidere sui negoziati.
Alle 10:58 del 28 ottobre, con il 76,8% delle urne di voto conteggiato, il blocco del premier Benjamin Netanyahu risultava a 54 seggi, quello guidato da Gadi Eisenkot a 47 e i partiti arabi a 19. Nessuno dei due blocchi principali raggiunge i 61 seggi necessari per una maggioranza nella Knesset, che ne conta 120. Il dato è provvisorio: la diretta sullo scrutinio lo attribuisce ai risultati parziali della Commissione elettorale centrale e segnala che restano da conteggiare anche schede in doppia busta.
La conseguenza immediata è l’apertura di negoziati, non un cambio di governo: Benjamin Netanyahu resta alla guida dell’esecutivo ad interim mentre i partiti cercano una maggioranza. Gli elettori hanno scelto liste parlamentari, non un candidato premier con elezione diretta; il numero di seggi e gli accordi successivi determineranno chi potrà governare.
Un risultato ancora esposto al conteggio delle schede
Le urne si sono chiuse martedì 27 ottobre alle 22 in Israele, le 21 a Roma. Gli exit poll diffusi dopo il voto stimavano 51-52 seggi per il blocco di Netanyahu e 49-51 per quello di Eisenkot: erano proiezioni, non risultati ufficiali. Lo scrutinio parziale ha poi restituito un quadro diverso, pur lasciando entrambi i blocchi sotto la soglia della maggioranza.
| Rilevazione | Seggi stimati o assegnati | Stato del dato |
|---|---|---|
| Exit poll della notte | 51-52 al blocco Netanyahu; 49-51 al blocco Eisenkot | Proiezione diffusa alla chiusura delle urne |
| Scrutinio alle 10:58 del 28 ottobre | 54 al blocco Netanyahu; 47 al blocco Eisenkot; 19 ai partiti arabi | Dato parziale, con il 76,8% delle urne conteggiato |
| Soglia per la maggioranza | 61 su 120 | Riferimento per sostenere un governo in Parlamento |
Il conteggio non è concluso. Secondo l’aggiornamento della diretta, le schede in doppia busta — comprese quelle di militari, detenuti, personale sanitario e rappresentanti israeliani all’estero — vengono conteggiate separatamente. La stessa fonte riferisce che potrebbero essere circa 600.000 e che il conteggio potrebbe proseguire fino a venerdì. La distribuzione finale dei seggi può quindi differire dalla fotografia delle 10:58.
Anche la partecipazione è un elemento rilevante del voto: l’Associated Press ha riferito che l’affluenza del 77,7% è stata la più alta dal 1999. L’agenzia segnala inoltre che centinaia di migliaia di voti, inclusi quelli dei militari, dovevano ancora essere conteggiati nel momento del suo aggiornamento. I due dati descrivono una consultazione ampia, ma non anticipano da soli quale coalizione riuscirà a formarsi.
I 19 seggi arabi pesano nei calcoli, ma non equivalgono a un accordo
Sulla carta, i 47 seggi del blocco guidato da Eisenkot e i 19 dei partiti arabi arriverebbero a 66: abbastanza per superare la soglia di 61, se tutti sostenessero la stessa soluzione. Ma una somma aritmetica non è una coalizione. Eisenkot ha lasciato aperta la possibilità di un’intesa a determinate condizioni; alcune forze del suo campo l’hanno esclusa o contestata. Netanyahu ha invece respinto l’ipotesi di un governo che dipenda dai partiti arabi e ha chiesto un esecutivo di destra. Sono posizioni pubbliche, non accordi conclusi.
La questione è politica oltre che numerica: i partiti arabi possono risultare decisivi nei negoziati, ma la loro disponibilità e quella degli altri gruppi a collaborare restano da chiarire. L’AP riferisce che la principale strada aritmetica per una maggioranza alternativa passerebbe da un sostegno arabo, una prospettiva politicamente controversa. In Israele era già accaduto che una situazione di stallo richiedesse più consultazioni elettorali: tra aprile 2019 e novembre 2022 il Paese votò cinque volte.
Come si passa dai seggi all’incarico per formare il governo
Il sistema non assegna automaticamente il premierato al capo del partito più votato. Dopo la pubblicazione dei risultati, il presidente consulta i rappresentanti dei gruppi eletti e conferisce l’incarico a un parlamentare che ritiene in grado di ottenere il sostegno della Knesset. La spiegazione ufficiale della Knesset sulla formazione del governo indica che il presidente deve affidare l’incarico entro sette giorni dalla pubblicazione dei risultati; il parlamentare incaricato ha 28 giorni, con una proroga presidenziale possibile fino a 14 giorni.
La procedura rende decisive le consultazioni e gli impegni che i partiti sono disposti a prendere: non basta arrivare primi o sommare seggi sulla carta. Se un tentativo non porta a una maggioranza, la ricerca può proseguire secondo le procedure previste dalla legge. Nel frattempo, come riferisce l’AP, Netanyahu resta alla guida di un governo ad interim.
Che cosa chiarirà il prossimo aggiornamento
Il voto è arrivato dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 e le guerre che ne sono seguite nella regione. Durante la campagna è stato letto anche come un giudizio sulla leadership di Netanyahu e sulla gestione della sicurezza; il dato parziale, però, non permette di dedurre quale linea seguirà il futuro esecutivo né quali decisioni prenderà nei rapporti con l’Italia e l’Unione europea.
I prossimi passaggi concreti sono il completamento e la verifica dello scrutinio, la pubblicazione dei risultati e le consultazioni presidenziali. Saranno i numeri definitivi e gli impegni dei gruppi parlamentari a mostrare se esiste una coalizione praticabile o se si aprirà un nuovo stallo. Per il meccanismo del voto proporzionale e il ruolo delle coalizioni, si può consultare anche l’approfondimento pubblicato prima dell’apertura delle urne.
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