Seguici su

Medio OrienteUSA

Trump conferma raid limitato in Iran, media riferiscono esplosioni a Qeshm

Donald Trump dice che gli Stati Uniti hanno colpito un sistema antiaereo iraniano. A Qeshm sono state segnalate esplosioni; obiettivo e danni non sono stati verificati indipendentemente. Intanto Doha afferma che la mediazione prosegue.

Avatar

Pubblicato

il

Ritratto illustrato di Donald Trump davanti a un sobrio sfondo costiero che richiama Qeshm e lo Stretto di Hormuz.
Trump ha rivendicato un attacco statunitense contro un sistema di difesa aerea iraniano; le esplosioni riferite a Qeshm, il bersaglio e i danni non sono stati verificati indipendentemente. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© DiariodelWeb.it / AI)

Il presidente Donald Trump ha detto che venerdì 6 novembre gli Stati Uniti hanno condotto un attacco limitato in Iran contro un sistema di difesa aerea, sostenendo che sia stato messo fuori uso in pochi minuti. Nello stesso periodo i media iraniani hanno riferito di esplosioni sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Trump non ha indicato pubblicamente il luogo o altri dettagli del bersaglio; non è disponibile una verifica indipendente dei danni. L’Associated Press ricostruisce l’attacco e le dichiarazioni del presidente.

Le informazioni iraniane descrivono l’accaduto da un’altra angolazione, ma non chiariscono se le esplosioni siano state causate dall’azione statunitense né quale obiettivo sia stato colpito. Il Comando centrale Usa, secondo Al Jazeera, ha definito la situazione sull’isola «relativamente calma» e ha detto di non avere altri commenti. Al momento, quindi, la dichiarazione di Trump attesta la rivendicazione statunitense; bersaglio e bilancio materiale restano da verificare.

Le versioni iraniane: missili, esplosioni e un drone

L’agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim ha riferito il 7 novembre che, secondo le prime notizie, due missili avrebbero colpito Qeshm; ha aggiunto che non c’erano informazioni ufficiali sui possibili danni. L’agenzia statale IRNA aveva riportato testimonianze locali su due proiettili nella zona di Suza, dopo che sull’isola era stato udito il rumore di un velivolo. Sono resoconti dei media iraniani, non una conferma indipendente dell’obiettivo o delle conseguenze dell’operazione.

Al Jazeera ha inoltre riferito che la televisione pubblica iraniana IRIB ha citato una dichiarazione dell’esercito secondo cui le difese aeree avrebbero intercettato e distrutto un drone statunitense MQ-9 sopra Qeshm. Anche questa versione è attribuita alle autorità iraniane e non risulta verificata autonomamente nelle fonti consultate. L’AP riferisce inoltre che gli Stati Uniti avevano condotto lunedì altre azioni descritte come difensive: l’episodio di venerdì si inserisce dunque in una sequenza di attività militari nella zona, ma le fonti non consentono di stabilire un rapporto operativo tra i diversi eventi.

La proposta mediata dal Qatar non è un accordo

Mentre Trump afferma che i contatti con Teheran continuano, il Qatar ha respinto il 7 novembre le notizie secondo cui il suo primo ministro avrebbe dichiarato falliti i negoziati. L’Ufficio internazionale per i media qatariota ha scritto che le parti «continuano a lavorare per un accordo» e che i mediatori restano in coordinamento con Washington e Teheran. La dichiarazione ufficiale di Doha conferma la posizione del Qatar sulla prosecuzione degli sforzi, non l’esistenza di un’intesa.

Separatamente, due funzionari regionali anonimi hanno detto all’AP che l’Iran stava esaminando proposte presentate dai mediatori qatarioti per avvicinare le posizioni sul programma nucleare. Uno dei funzionari ha aggiunto che Teheran non era, in quel momento, disponibile a negoziare su quel dossier senza condizioni preliminari. I dettagli riferiti dall’agenzia descrivono un possibile percorso, non termini approvati dalle parti:

Fase ipotizzata Misure riferite dall’AP Stato e limiti
Primo giorno Gli Stati Uniti revocherebbero il blocco dei porti iraniani e rilascerebbero una parte dei fondi iraniani congelati; Teheran consentirebbe agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica di visitare i siti colpiti da Stati Uniti e Israele. È una proposta riportata da funzionari regionali anonimi, non un impegno formalizzato.
Secondo giorno L’Iran riaprirebbe lo Stretto di Hormuz secondo un’intesa modificata con l’Oman, non approvata dagli Stati Uniti; il meccanismo sarebbe temporaneo, in attesa di un accordo permanente con altri Paesi del Golfo. Termini e attuazione non risultano concordati dalle parti.
Dopo le misure iniziali Washington e Teheran avvierebbero colloqui più ampi sulle scorte iraniane di uranio altamente arricchito e sugli altri aspetti del programma nucleare. La fase negoziale è descritta come un passaggio successivo ipotizzato, non come un negoziato già avviato.

Il piano renderebbe la riapertura di Hormuz e l’accesso degli ispettori parte di una possibile sequenza di scambi, ma la ricostruzione dipende da fonti anonime e non equivale a un testo negoziale pubblico. Per un precedente sulle posizioni diplomatiche di Washington e sul ruolo della mediazione qatariota, si può consultare il resoconto delle dichiarazioni di Marco Rubio sui contatti con l’Iran.

Perché Hormuz è strategico, e che cosa non si sa

Qeshm si trova nello Stretto di Hormuz, passaggio tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman. La rotta è un punto di transito essenziale per l’energia: secondo la scheda dell’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2025 vi sono transitati in media 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi, circa il 25% del commercio mondiale via mare di questi prodotti. La stessa fonte indica che dal passaggio dipende anche una quota rilevante delle esportazioni di gas naturale liquefatto di Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

Questi dati spiegano perché un’azione militare nell’area abbia una rilevanza energetica internazionale, ma non dimostrano che il traffico sia stato interrotto in questo caso. Le fonti consultate non documentano un blocco della navigazione causato dall’episodio. Restano da chiarire l’ubicazione e la natura esatta del bersaglio, i danni, l’eventuale coinvolgimento del drone citato dalle autorità iraniane e i termini effettivi delle proposte qatariote. I prossimi riscontri utili saranno aggiornamenti ufficiali o verifiche indipendenti sul luogo dell’attacco, sulla navigazione nello Stretto e sull’eventuale risposta delle parti alla proposta di mediazione.

Continua a leggere le notizie di DiariodelWeb.it e segui la nostra pagina Facebook

Clicca per commentare

Tu cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *