Seguici su

Medio Oriente

Golfo, Emirati e Bahrein puntano sulla diplomazia con l’Iran, senza intesa

Al Manama Dialogue Anwar Gargash auspica progressi nei contatti mediati dal Qatar, ma dice che gli Emirati si preparano anche al peggio. Abdullatif al-Zayani propone regole di sicurezza regionale aperte a Teheran: una proposta, non un accordo operativo.

Avatar

Pubblicato

il

Illustrazione di una nave mercantile che attraversa un tratto di mare ispirato allo Stretto di Hormuz.
Lo Stretto di Hormuz è al centro delle preoccupazioni sulla sicurezza regionale e sulla libertà di navigazione. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Emirati e Bahrein vogliono tenere aperta la via diplomatica con l’Iran, senza escludere il rischio di una nuova escalation. Al Manama Dialogue, domenica 1° novembre 2026, il consigliere presidenziale emiratino Anwar Gargash ha detto di sperare in una svolta nella mediazione del Qatar, ma che Abu Dhabi si prepara anche allo scenario peggiore. Il ministro degli Esteri bahreinita Abdullatif al-Zayani ha proposto un quadro regionale di sicurezza aperto anche a Teheran, a condizione che rispetti sovranità, non ingerenza e libertà di navigazione. Le dichiarazioni, riferite dall’Associated Press e da Asharq Al-Awsat, delineano una linea politica: non annunciano né un’intesa tra i governi né un nuovo organismo già operativo.

In sintesi: Abu Dhabi chiede di evitare un altro confronto militare, Manama indica le condizioni per includere l’Iran in un sistema regionale. Restano da verificare sia l’esito dei contatti mediati da Doha sia la disponibilità dei Paesi della regione a tradurre la proposta bahreinita in cooperazione concreta.

Il Bahrein apre a Teheran, ma pone condizioni

Al-Zayani ha descritto un sistema di sicurezza fondato su interessi e responsabilità condivisi, nel quale possano partecipare i Paesi vicini disposti a rispettare la sovranità altrui, non interferire negli affari interni, tutelare la navigazione e rinunciare alla minaccia o all’uso della forza. «La porta resta aperta all’Iran, come agli altri, ma conduce a regole, non a eccezioni», ha detto il ministro, secondo il resoconto di Asharq Al-Awsat.

L’apertura, quindi, non equivale a un’intesa con Teheran: è subordinata al rispetto di principi comuni. Nei resoconti consultati non risulta che gli altri governi abbiano adottato la proposta o che sia stato avviato un meccanismo regionale in base a essa. Il programma del Manama Dialogue colloca l’intervento nella sessione conclusiva sulla governance della sicurezza globale.

La mediazione del Qatar mantiene aperto un canale

Gargash ha auspicato un progresso nei contatti mediati dal Qatar e avvertito che un nuovo confronto militare renderebbe più complessa una crisi già difficile. Ha anche riconosciuto che le posizioni di Washington e Teheran restano distanti. La sua dichiarazione esprime una speranza e una valutazione del rischio, non la conferma che le parti abbiano raggiunto un’intesa.

Il 6 ottobre il ministero degli Esteri qatariota aveva riferito che i contatti tra Stati Uniti e Iran proseguivano e che i due Paesi si scambiavano messaggi tramite la mediazione di Doha. Il 1° novembre, secondo l’Associated Press, negoziatori iraniani si trovavano in Qatar per discutere una proposta che potrebbe portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz; il ministro iraniano Abbas Araghchi aveva precisato che non erano in corso colloqui diretti con Washington. Sono passaggi diplomatici, non la prova di un accordo concluso. La dichiarazione del ministero qatariota conferma l’attività di mediazione a quella data. Per la sequenza dei contatti precedenti al forum, si veda anche la ricostruzione dei colloqui tra Stati Uniti e Iran mediati dal Qatar.

Il contesto: una tregua fragile e la difesa del Golfo

Il summit si svolge dopo la guerra iniziata il 28 febbraio con attacchi congiunti statunitensi e israeliani contro l’Iran e la successiva tregua raggiunta in aprile, secondo il resoconto dell’Associated Press. Lo stesso articolo, citando l’International Institute for Strategic Studies (IISS), riferisce che prima della tregua gli Emirati avevano subito oltre 3.000 attacchi con droni e missili balistici; la maggior parte era stata intercettata. È il contesto a cui si riferisce la cautela di Gargash quando afferma che il Paese si prepara anche a un peggioramento della situazione.

Al forum è emersa inoltre una difficoltà distinta dalla proposta bahreinita: la risposta difensiva dei sei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo non è stata coordinata in modo uniforme. Secondo l’Associated Press, durante la fase più intensa della guerra ciascun governo aveva agito soprattutto a livello nazionale, anche con centri di comando statunitensi nella regione; l’IISS ha osservato che questa frammentazione ha talvolta ostacolato la difesa complessiva. Il quadro di sicurezza evocato da al-Zayani non risulta però presentato come un piano militare comune e non risolve, da solo, il problema del coordinamento.

Perché Hormuz ha conseguenze oltre la regione

Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al Golfo di Oman ed è una via essenziale per le esportazioni energetiche. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), nel 2025 vi sono transitati in media circa 20 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti petroliferi, pari a circa un quarto del commercio marittimo mondiale di petrolio. Circa l’80% dei flussi era diretto in Asia.

La quota europea è più contenuta, ma non nulla: nel 2025 circa il 4% dei flussi regionali di greggio transitati dallo stretto era diretto in Europa. Anche il gas naturale liquefatto è esposto: le esportazioni di Qatar ed Emirati che attraversano Hormuz rappresentano insieme quasi un quinto del commercio mondiale di LNG; nel 2025 i volumi passati dallo stretto hanno coperto circa il 7% degli afflussi europei di LNG. Le rotte alternative per il petrolio hanno capacità limitata, osserva l’IEA, e non possono assorbire senza difficoltà tutti i flussi.

Una perturbazione prolungata potrebbe quindi ripercuotersi sui mercati internazionali, anche attraverso prezzi e trasporti. Questi dati indicano una possibile esposizione europea, non permettono di quantificare un effetto specifico e immediato sull’Italia. I prossimi passaggi da osservare sono l’evoluzione della mediazione qatariota e l’eventuale seguito diplomatico della proposta di Manama: per ora, entrambe restano distinte da un accordo regionale operativo.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Continua a leggere le notizie di DiariodelWeb.it e segui la nostra pagina Facebook

Clicca per commentare

Tu cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *