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60 perquisizioni in 23 città per presunti appelli violenti online

Digos e Polizia postale hanno svolto 60 perquisizioni in 23 città per presunti incitamenti alla violenza nelle recenti manifestazioni, diffusi attraverso chat e social. Non sono stati resi noti il numero degli indagati né l’esito degli accertamenti.

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Uno smartphone su un tavolo chiaro, illustrazione simbolica di un’indagine su messaggi diffusi online.
Le perquisizioni riguardano presunti incitamenti alla violenza diffusi in chat e sui social; le informazioni disponibili non chiariscono il numero delle persone coinvolte né l’esito degli accertamenti. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Digos e Polizia postale hanno svolto 60 perquisizioni in 23 città nell’ambito di accertamenti su persone sospettate di aver incitato alla violenza nelle recenti manifestazioni attraverso chat e piattaforme social. La Polizia ha dato notizia dell’operazione il 31 ottobre 2026: il resoconto pubblicato da ANSA riferisce la comunicazione della Polizia, ma non specifica quante persone siano formalmente indagate né quali siano stati gli esiti delle perquisizioni.

L’intervento arriva il giorno dopo lo sciopero generale proclamato dall’Usb e le manifestazioni del 30 ottobre, svolte in oltre 60 città secondo ANSA. Nella stessa giornata, dopo cortei descritti come pacifici in alcune fasi, si sono verificati momenti di tensione a Roma e Torino, con lanci di bottiglie contro le forze dell’ordine, cariche e uso degli idranti. La cronaca della giornata non dimostra però un collegamento tra quei singoli episodi e le persone sottoposte a perquisizione. RaiNews colloca i controlli nel giorno successivo alla manifestazione e li descrive come la terza operazione dello stesso tipo in otto giorni.

Che cosa si sa dell’operazione

Secondo le informazioni attribuite alla Polizia, gli accertamenti riguardano messaggi diffusi in chat e sui social che avrebbero incitato a compiere violenze durante recenti manifestazioni. Le fonti consultate non indicano le 23 città coinvolte, i contenuti contestati, il numero delle persone interessate o l’eventuale materiale sequestrato. Non chiariscono neppure se tutti i controlli siano legati esclusivamente agli eventi del 30 ottobre: la comunicazione riportata da ANSA parla più ampiamente di «recenti manifestazioni».

Il dato delle 60 perquisizioni descrive quindi l’attività investigativa, non un accertamento di responsabilità. Una perquisizione non equivale a una condanna: l’articolo 27 della Costituzione stabilisce che l’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva. Per conoscere il seguito serviranno ulteriori informazioni sugli accertamenti e sulle eventuali decisioni dell’autorità giudiziaria.

Indagini e diritto di manifestare

La vicenda riguarda anche il rapporto tra la ricerca di eventuali responsabilità individuali e la tutela delle manifestazioni pacifiche. L’articolo 17 della Costituzione riconosce il diritto dei cittadini di riunirsi pacificamente e senz’armi. Il Ministero dell’Interno, alla vigilia delle mobilitazioni del 30 ottobre, aveva annunciato un dispositivo di sicurezza volto a tutelare il diritto di manifestare pacificamente e a isolare chi avesse commesso violenze, secondo la formulazione del comunicato del Viminale del 29 ottobre. L’esistenza di quel dispositivo e l’operazione successiva sono fatti distinti: le informazioni disponibili non consentono di attribuire alle perquisizioni un esito giudiziario né di stabilire quali persone o messaggi siano coinvolti.

I prossimi elementi utili a chiarire il caso saranno l’eventuale comunicazione delle città interessate, delle condotte contestate e dei risultati dei controlli. Al momento, il bilancio pubblico si ferma alle 60 perquisizioni in 23 città e all’ipotesi investigativa riferita dalla Polizia.

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