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Nordio nega di aver chiesto arresti di massa per i minori ai cortei

Il ministro definisce il fermo preventivo uno strumento di controllo distinto dal carcere. Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, critica la proporzionalità della risposta e segnala possibili tensioni con principi costituzionali.

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Illustrazione con un’aula parlamentare e una transenna da corteo.
Illustrazione editoriale sul confronto tra prevenzione dell’ordine pubblico e garanzie nei cortei. (© Diario del Web / AI)

Carlo Nordio nega di avere chiesto arresti di massa per i minorenni coinvolti nei cortei e definisce il fermo preventivo uno strumento di controllo distinto dal carcere. Il presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, Francesco Petrelli, giudica sproporzionata la risposta e segnala possibili tensioni con principi costituzionali.

Il confronto, emerso domenica 25 ottobre 2026, riguarda la linea del governo dopo fermi e perquisizioni legati alle manifestazioni. In quella giornata non è stata approvata una nuova misura: il decreto-legge sulla sicurezza pubblica e il contrasto alla criminalità minorile era stato pubblicato il 22 ottobre ed è in vigore dal 23. Il testo deve essere presentato alle Camere per la conversione in legge.

Nordio: il fermo è un controllo, non carcere

Nell’intervista, il ministro della Giustizia ha detto di non avere mai chiesto arresti di massa e ha definito il fermo preventivo «non carcere, ma un controllo». Ha aggiunto che, in casi come quelli di Milano, misure coercitive possono servire come extrema ratio. Sui tre minori in carcere citati nell’intervista, Nordio ha precisato che le decisioni sono state prese dalla magistratura, non dal ministero.

Il decreto-legge n. 190 del 22 ottobre ha esteso l’ambito in cui possono essere disposti l’accompagnamento e il trattenimento negli uffici di polizia durante specifiche operazioni in luoghi affollati. La norma richiede circostanze concrete e un fondato motivo di ritenere che vi sia un pericolo per la sicurezza. Queste misure non equivalgono, per definizione, a un arresto o alla custodia in carcere.

La critica dei penalisti: proporzionalità e garanzie

Petrelli ha definito la risposta sproporzionata e, a suo giudizio, in parte simbolica. Ha inoltre segnalato possibili tensioni con i principi costituzionali di determinatezza e personalità della responsabilità penale. È una valutazione del presidente delle Camere penali, non una pronuncia giudiziaria sull’incostituzionalità delle norme.

Le dichiarazioni di Nordio chiariscono la posizione del ministro, ma non determinano gli esiti dei singoli procedimenti, affidati ai magistrati, né sostituiscono il passaggio parlamentare sulla conversione del decreto.

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