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Genova

Ex Stoppani, la bonifica richiede altri 116 milioni: fondi non stanziati

La struttura commissariale stima in circa 116 milioni il fabbisogno per gli interventi ancora necessari. Pichetto Fratin riferisce che il Ministero ha destinato oltre 103 milioni nel tempo, ma le risorse non bastano e il fabbisogno residuo non è ancora finanziato.

Redazione Genova

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Illustrazione dell’area industriale dismessa dell’ex stabilimento Stoppani, con strutture residue, recinzione e pendio verde sullo sfondo.
Le strutture residue dell’ex stabilimento Stoppani nell’area interessata dagli interventi di messa in sicurezza e bonifica. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Per completare la bonifica dell’ex stabilimento Stoppani a Cogoleto servono, secondo una stima della struttura commissariale riferita dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, circa 116 milioni di euro in più. La cifra indica un fabbisogno residuo: non è un finanziamento già approvato. Nell’intervista pubblicata il 1° novembre 2026 dal ministro spiega che il Ministero ha destinato nel tempo al sito oltre 103 milioni, ma che queste risorse non bastano a completare l’intera bonifica.

Restano da precisare opere, priorità e coperture. Intanto, alcuni interventi di messa in sicurezza sono stati realizzati e altri proseguono: il risanamento non è concluso, e la destinazione futura dell’area dipende anche dagli accertamenti ambientali ancora necessari.

Che cosa indicano i 116 milioni

La stima commissariale riguarda gli ulteriori interventi necessari, ma l’intervista non presenta un prospetto che ne specifichi nel dettaglio il calcolo, le opere incluse o l’aggiornamento. Pichetto Fratin ha detto che occorre definire con precisione gli interventi, le relative priorità e le risorse. Il fabbisogno, quindi, non va confuso né con una somma già reperita né con un costo definitivo certificato per ciascun lavoro.

Anche gli oltre 103 milioni citati dal ministro sono risorse destinate nel tempo, non un importo che si possa considerare interamente speso. Pichetto Fratin ha precisato che comprendono anche fondi dell’accordo di programma dell’8 aprile 2021. La cifra complessiva e il fabbisogno residuo descrivono perciò voci diverse, ma non bastano da soli a ricostruire un costo finale complessivo della bonifica.

Un altro stanziamento previsto dalla legge autorizza 7,015 milioni di euro per ciascuna delle annualità 2024, 2025 e 2026, per proseguire la messa in sicurezza della falda e assicurare le attività commissariali. È una misura con una finalità specifica, non la copertura dei 116 milioni. Il dossier della Camera sull’articolo 7 del decreto-legge 89/2024 ricostruisce compiti del commissario, interventi previsti e risorse autorizzate.

Messa in sicurezza e bonifica sono passaggi distinti

Il sito di interesse nazionale comprende circa 262 mila metri quadrati a terra e circa 1,7 milioni di metri quadrati a mare, con aree che interessano i litorali di Cogoleto e Arenzano. Lo stabilimento, attivo per oltre un secolo nella lavorazione del cromo, ha lasciato contaminazioni che coinvolgono diverse matrici ambientali, tra cui suoli e acque. Le attività già realizzate comprendono lo smantellamento di impianti e la messa in sicurezza della falda con un sistema di barriera e trattamento delle acque. Sono interventi importanti, ma non equivalgono al completamento della bonifica.

La struttura commissariale, affidata a Cecilia Brescianini con decreto del 13 maggio 2025, coordina progettazione e realizzazione degli interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica. Il dossier parlamentare e la pagina della struttura commissariale sui suoi compiti descrivono il quadro amministrativo.

Un intervento da 12,4 milioni di euro è stato completato e comunicato dalla Regione Liguria l’8 aprile 2026. Ha compreso lo smaltimento di circa 9.500 tonnellate di rifiuti pericolosi depositati nell’area Nord e di circa 1.500 tonnellate provenienti da tre serbatoi, svuotati, decontaminati e demoliti. La Regione ha indicato come fase successiva la decontaminazione e demolizione delle strutture ancora presenti. Il resoconto regionale dettaglia le operazioni e il loro valore.

Per stabilire quali lavori siano necessari e quali usi dell’area possano essere compatibili, Pichetto Fratin indica ancora il completamento della caratterizzazione, l’analisi del rischio e la predisposizione del progetto di bonifica. Il ministro ha escluso che la tutela ambientale possa dipendere dalla disponibilità di investitori: un eventuale progetto di recupero e riconversione potrebbe contribuire alla valorizzazione, ma non è un piano già definito né sostituisce gli interventi pubblici.

Responsabilità e recupero dei costi restano aperti

Il principio richiamato dal ministro è che chi provoca un danno ambientale ne debba rispondere. Nel caso Stoppani, tuttavia, la chiusura della procedura fallimentare e le questioni sulla titolarità delle aree rendono complesso il quadro giuridico, secondo Pichetto Fratin. La struttura commissariale sta valutando, con il supporto dell’Avvocatura dello Stato, quali azioni legali siano eventualmente percorribili. Non è stata annunciata un’azione già avviata né un recupero di somme dai responsabili.

Il ministro ha inoltre riferito che l’11 settembre è stato sottoscritto un accordo con gli enti locali per l’adeguamento e la chiusura della discarica di Molinetto, passaggio collegato alla gestione dei materiali provenienti dal sito. Non è invece possibile fissare ora una destinazione definitiva dell’area o una data per la sua restituzione integrale: prima servono le verifiche tecniche e ambientali.

Nel breve periodo, dunque, il percorso richiede di precisare il progetto e le priorità, reperire le risorse per gli interventi residui e proseguire gli accertamenti. In parallelo, resta da verificare se vi siano strumenti giuridici e patrimoniali per recuperare dai responsabili una parte dei costi sostenuti o da sostenere.

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