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Genova, portuali e studenti entrano nel porto durante lo sciopero USB

Il 30 ottobre il corteo ha attraversato lo scalo genovese dal varco Albertazzi fino a piazza De Ferrari. Le cronache stimano tra 10mila e 15mila partecipanti; non è disponibile un bilancio indipendente delle attività portuali fermate.

Redazione Genova

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Illustrazione di un lavoratore portuale e uno studente in testa a un corteo che attraversa un ingresso portuale, con container sullo sfondo.
Un corteo di lavoratori e studenti attraversa un’area portuale di Genova durante lo sciopero del 30 ottobre. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Il 30 ottobre il corteo dello sciopero generale promosso dall’USB a Genova è entrato nell’area portuale dopo il presidio al varco Albertazzi e ha proseguito verso piazza De Ferrari. Alla manifestazione hanno partecipato portuali del Calp, studenti e lavoratori di altre categorie. Le cronache locali stimano tra circa 10mila e 15mila persone: non c’è un conteggio condiviso. La diretta di Repubblica sulla giornata riferisce che il corteo è ripartito alle 14.40, dopo circa due ore di sosta, e che non si sono registrati scontri.

Dal presidio di Albertazzi a piazza De Ferrari

La mobilitazione è cominciata al mattino al varco Albertazzi, dove i portuali del Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) hanno bloccato l’accesso con pneumatici. Nel corso della mattinata, gruppi di lavoratori e studenti partiti da punti diversi della città si sono riuniti nella zona del Terminal Traghetti. Dopo la sosta davanti al varco, il corteo è entrato nello scalo e ha ripreso il cammino verso il centro: la testa della manifestazione è arrivata a De Ferrari nel pomeriggio.

Le stime della partecipazione non coincidono. Liguria Notizie e altre cronache locali indicano circa 10mila persone; il resoconto aggiornato di Repubblica parla di 15mila nel titolo e nella ricostruzione conclusiva, mentre una sua nota delle 14.48 stimava circa 10mila. È più corretto riportare una forchetta che presentare una delle cifre come conteggio certo. Tra i partecipanti, secondo le cronache, c’erano anche dipendenti di aziende partecipate, fra cui AMIU.

Il passaggio del corteo ha comportato chiusure temporanee e deviazioni del traffico, secondo le cronache locali. Un portavoce del porto di Genova aveva previsto, prima della giornata, effetti operativi limitati; per il capoluogo non è stato pubblicato un bilancio indipendente delle attività sospese o delle merci movimentate. La partecipazione al corteo e l’ingresso nello scalo documentano la portata della protesta in città, ma non quantificano da soli l’impatto sul lavoro portuale.

Le richieste: costo della vita, salari e uso dei porti

La manifestazione genovese ha unito rivendicazioni sindacali e politiche. Nei resoconti e negli interventi dal corteo ricorrono il contrasto al carovita, salari e pensioni, le tutele sul lavoro e la richiesta di destinare più risorse ai servizi pubblici invece che al riarmo. Il Calp ha posto l’accento anche sull’opposizione al transito di materiali militari nelle infrastrutture portuali e alla loro militarizzazione.

José Nivoi, sindacalista dell’USB Mare e Porti, ha collegato la protesta alle condizioni economiche dei lavoratori: al Fatto Quotidiano ha detto che l’obiettivo è «portare a casa uno stipendio degno per arrivare a fine mese». Sono le ragioni espresse dai promotori e dai manifestanti; le cronache consultate non documentano specifici carichi di armi presenti quel giorno nello scalo genovese.

Una mobilitazione internazionale, con forme diverse

Lo sciopero genovese si è svolto nella stessa giornata di un’iniziativa internazionale dei portuali contro l’uso dei porti per il trasporto di armi. Il resoconto pubblicato il 31 ottobre dall’USB parla di circa 115 porti in 22 Paesi e cinque continenti. Il 30 ottobre, invece, Reuters riferiva di 113 porti in 22 Paesi. Le cifre non coincidono e non sono accompagnate da un criterio di conteggio comune.

Inoltre, il coinvolgimento non ha avuto ovunque la stessa forma: al resoconto dell’USB risultano sia scioperi di 24 ore sia astensioni più brevi, presìdi e manifestazioni. Perciò il numero degli scali indicati dagli organizzatori non equivale a un conteggio uniforme di porti rimasti fermi per l’intera giornata. Reuters ha riferito di disagi al traffico marittimo e ai traghetti in Grecia; Euronews, prima dello sciopero, riportava invece la previsione di effetti limitati a Genova, attribuita a un portavoce del porto, e possibili problemi nei collegamenti verso le isole greche.

Il dato utile per Genova resta quindi circoscritto ma concreto: un corteo numeroso ha attraversato lo scalo e raggiunto il centro, con disagi temporanei alla viabilità. Per stabilire quante attività portuali siano state effettivamente interrotte, e per quanto tempo, servono dati operativi che le fonti consultate non riportano.

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