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Liste d’attesa, GIMBE: oltre 4 milioni di prenotazioni fuori tempo

AGENAS registra più prenotazioni e percentuali in miglioramento. Secondo GIMBE, però, oltre 4 milioni restano oltre i tempi: il monitoraggio misura la prima data proposta dal CUP, non l’esame effettivamente eseguito.

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Un foglio di prenotazione sanitaria in primo piano e alcune figure in una sala d’attesa stilizzata.
Secondo l’analisi GIMBE sui dati AGENAS, tra gennaio e settembre 2026 oltre quattro milioni di prenotazioni hanno superato i tempi massimi di garanzia. Il monitoraggio registra la prima data proposta dal CUP, non l’effettiva esecuzione della prestazione. (© Diario del Web / AI)

Tra gennaio e settembre 2026, secondo l’analisi della Fondazione GIMBE sui dati AGENAS, 4.057.139 prenotazioni hanno superato i tempi massimi di garanzia. Il totale include anche quelle che la piattaforma colloca nella fascia «tempi prossimi alla soglia», quando la prima data proposta supera comunque il limite previsto. Un anno prima, con lo stesso criterio, erano 4.027.484.

Il dato riguarda prenotazioni, non altrettanti pazienti, e copre 14 tipologie di prime visite specialistiche e 22 gruppi di esami diagnostici: non tutte le prestazioni sanitarie. Inoltre, il monitoraggio registra la prima data proposta dal Centro unico di prenotazione (CUP), non dimostra quando la prestazione sia stata poi effettivamente eseguita.

Il quadro combina quindi due segnali diversi. AGENAS rileva oltre due milioni di prenotazioni in più e percentuali migliori di rispetto dei tempi rispetto al 2025; GIMBE osserva che il numero assoluto di appuntamenti oltre soglia è rimasto pressoché stabile. La distinzione è importante per capire che cosa i dati mostrano e che cosa, da soli, non consentono di concludere.

Più prenotazioni, quota fuori tempo più bassa

Nel confronto tra gennaio-settembre 2025 e lo stesso periodo del 2026, le prenotazioni monitorate sono passate da 19,75 a 21,81 milioni, con un aumento del 10,4%. La quota entro i tempi è salita dal 76,9% al 78,6% per le prime visite e dall’83,3% all’85% per gli esami.

Indicatore Gennaio-settembre 2025 Gennaio-settembre 2026 Variazione
Prenotazioni monitorate 19,75 milioni 21,81 milioni +10,4%
Prime visite entro i tempi 76,9% 78,6% +1,7 punti
Esami entro i tempi 83,3% 85,0% +1,7 punti
Prenotazioni oltre i tempi, secondo il conteggio GIMBE 4.027.484 4.057.139 +0,7%

La quota complessiva fuori tempo è scesa dal 20,4% al 18,6%, mentre il numero assoluto è aumentato dello 0,7%. Non è una contraddizione: quando cresce il totale delle prenotazioni, la percentuale può diminuire anche se i casi oltre soglia restano stabili. Nel conteggio GIMBE, le prenotazioni fuori tempo sono 2.624.177 per le prime visite, il 21,4% del totale, e 1.432.962 per gli esami, il 15%.

GIMBE calcola che l’aumento di circa 2,03 milioni di prenotazioni entro i tempi sia associato per l’81,5% alla crescita dei volumi complessivi e per il 18,5% al miglioramento della quota entro i limiti. È un’analisi della relazione tra volumi e percentuali, non la prova che ogni prenotazione aggiuntiva corrisponda a una prestazione effettivamente erogata.

Il ritardo riguarda anche priorità urgenti e brevi

La criticità non riguarda soltanto le prestazioni programmabili. Per le prenotazioni urgenti risultano fuori tempo il 18,3% delle prime visite e il 22,7% degli esami. Tra quelle con priorità breve, la quota è del 19,4% per le visite e del 21,8% per gli esami. Per le prestazioni differibili, GIMBE indica il 26,6% di visite oltre soglia e il 14,5% degli esami.

Le percentuali medie possono nascondere situazioni più marcate per singole prestazioni e classi di priorità. GIMBE segnala, per esempio, che tra le 2.839 prenotazioni urgenti per una colonscopia registrate nei primi nove mesi del 2026, in 1.845 casi la prima data proposta superava i tre giorni previsti. L’associazione chiede perciò di leggere gli indicatori distinguendo sia la prestazione sia la priorità, invece di affidarsi soltanto ai valori aggregati.

Che cosa misura il monitoraggio e che cosa resta fuori

Gli indicatori della Piattaforma nazionale delle liste d’attesa misurano l’intervallo tra il contatto con il CUP e la prima data proposta. Non ricostruiscono da soli il tempo dalla prescrizione alla prenotazione, né dicono se l’appuntamento sia stato accettato o se visita ed esame siano stati poi effettuati entro i termini. In sintesi, come ha detto il presidente di GIMBE Nino Cartabellotta, «un appuntamento proposto non è una prestazione erogata».

Resta da capire anche quante prescrizioni non arrivino a una prenotazione. In una nota AGENAS del 29 maggio 2026, i dati del Sistema Tessera Sanitaria indicavano che nel 2025 una prenotazione al CUP seguiva il 50,3% delle prescrizioni per prime visite e il 54,4% di quelle per esami. L’Agenzia segnalava la necessità di ulteriori approfondimenti: quelle percentuali, da sole, non spiegano perché le altre prescrizioni non risultino seguite da una prenotazione.

Il fenomeno ha anche una conseguenza concreta che gli indicatori delle prenotazioni non misurano direttamente: la rinuncia alle cure. Nel Rapporto sul Benessere equo e sostenibile 2026, l’ISTAT stima che nel 2025 il 9,6% della popolazione, oltre 5,6 milioni di persone, abbia rinunciato ad almeno una visita o a un accertamento pur avendone bisogno. Le lunghe liste d’attesa risultano il motivo più indicato, con il 6,5%; seguono i costi delle prestazioni, al 5,2%. Si tratta di una rilevazione diversa dal monitoraggio AGENAS: offre un’indicazione sull’accesso alle cure, ma non va sommata ai conteggi delle prenotazioni fuori tempo.

Il bollettino AGENAS, aggiornato al 30 settembre 2026, circoscrive il monitoraggio alle prestazioni incluse nella piattaforma. Per misurare l’attesa complessiva servirebbero dati collegati dalla prescrizione all’appuntamento proposto e accettato, fino all’erogazione, includendo anche le richieste che non diventano prenotazioni.

Confrontare le Regioni richiede cautela

GIMBE segnala un peggioramento della quota di prenotazioni entro i tempi, sia per le visite sia per gli esami, in Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana. La Sardegna peggiora per le visite e la Provincia autonoma di Bolzano per gli esami. L’associazione avverte però che i dati aggregati non bastano a stabilire quali politiche regionali siano più efficaci.

Conta, tra gli altri fattori, la distribuzione delle classi di priorità. Per le prime visite programmabili, la quota varia dal 4,1% in Toscana all’85,4% in Basilicata, a fronte di una media nazionale del 34,9%. Differenze nel mix di priorità e prestazioni possono influenzare il risultato complessivo: per interpretare i divari occorre quindi guardare anche ai singoli esami e alle singole classi.

Il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha chiesto il 26 ottobre cautela sulle classifiche territoriali e criteri di valutazione più uniformi. È una posizione politica, non una smentita dei dati pubblicati da AGENAS. Il suo appello al Festival delle Regioni richiama il problema della comparabilità; la lettura dei risultati resta possibile, purché si considerino perimetro e composizione delle prestazioni.

Il prossimo passaggio è l’attuazione regionale

Il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028, approvato in Conferenza Stato-Regioni l’11 giugno 2026 e adottato con decreto ministeriale il 26 giugno, prevede misure su appropriatezza delle prescrizioni, agende di prenotazione, monitoraggio e trasparenza. Le Regioni devono predisporre piani operativi entro 120 giorni e aggiornarli ogni anno, secondo quanto indicato dal Ministero della Salute.

Il Piano stabilisce un quadro di intervento, ma la sua approvazione non dimostra che i ritardi siano già rientrati. I prossimi elementi da osservare sono l’attuazione dei piani regionali e la possibilità di seguire i percorsi fino alla prestazione effettivamente eseguita. Fino a quando i dati non copriranno queste fasi, l’aumento delle prenotazioni e il miglioramento delle percentuali resteranno indicatori utili ma parziali dell’attesa vissuta dai cittadini.

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