Politica
Fedriga: «La sanità non sia terreno di scontro elettorale»
Al Festival delle Regioni il presidente della Conferenza chiede un confronto politico responsabile e contesta le classifiche sulle liste d’attesa. Il bollettino Agenas confronta i dati territoriali per prestazioni monitorate: nei primi nove mesi del 2026 sono aumentate le prestazioni erogate, ma circa 4 milioni sono rimaste fuori dai tempi di garanzia.
Al Festival delle Regioni di Firenze, lunedì 26 ottobre 2026, Massimiliano Fedriga ha chiesto di sottrarre la sanità alla competizione elettorale e ha contestato le classifiche regionali sulle liste d’attesa: secondo il presidente della Conferenza delle Regioni, i dati di partenza non sono ancora uniformi. L’appello non annuncia un accordo con il Governo né nuove misure. Intanto, il bollettino Agenas aggiornato al 30 settembre consente già confronti territoriali su un perimetro circoscritto: nei primi nove mesi dell’anno le prenotazioni monitorate sono salite a 21,8 milioni e la quota di prestazioni erogate entro i tempi di garanzia è migliorata, ma circa 4 milioni sono rimaste fuori soglia.
Le due questioni sono collegate, ma non coincidono. Una cosa è chiedere criteri omogenei per confrontare le Regioni; un’altra è leggere gli indicatori che Agenas pubblica già, tenendo conto di quali prestazioni comprendono e di come vengono assegnate le priorità. Il dato nazionale segnala un miglioramento complessivo, ma non dice che l’attesa sia diminuita per ogni cittadino o in ogni territorio.
L’appello di Fedriga e il suo significato politico
Fedriga è intervenuto alla cerimonia di apertura del Festival, a Palazzo Vecchio, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ha chiesto una «pax sul diritto alla salute» e ha invitato a non governare la sanità «con la paura elettorale». Il messaggio, rivolto alle forze politiche e alle istituzioni, è che le riforme dovrebbero essere discusse guardando ai servizi e ai bisogni dei cittadini, non soltanto al vantaggio politico del momento.
A margine dell’evento, Fedriga ha collegato l’appello alle liste d’attesa. Ha detto che resta molto da fare e che, a suo giudizio, i monitoraggi dovrebbero arrivare a una maggiore uniformità di valutazione. Da qui la sua contestazione delle classifiche tra Regioni. È una posizione espressa dal presidente della Conferenza: non equivale a una valutazione tecnica di Agenas secondo cui tutti i dati regionali sarebbero inutilizzabili. L’Agenzia pubblica infatti risultati territoriali, ma il perimetro del monitoraggio e le differenze nella composizione delle prestazioni richiedono cautela nell’interpretazione.
Il Festival, in programma a Firenze dal 25 al 27 ottobre, riunisce rappresentanti delle Regioni e delle istituzioni nazionali. Il contesto è quindi quello del coordinamento tra livelli di governo, che condividono responsabilità nella sanità. Ma la dichiarazione di Fedriga resta un appello politico: non indica quali modifiche adottare, non definisce un calendario di riforme e non stabilisce risorse o obblighi nuovi.
Che cosa misurano i dati Agenas
Il bollettino Agenas, pubblicato il 22 ottobre e basato sui dati della Piattaforma nazionale delle liste d’attesa aggiornati al 30 settembre, confronta i primi nove mesi del 2026 con lo stesso periodo del 2025. Il monitoraggio considera le prenotazioni per 14 tipologie di prime visite specialistiche e 22 esami diagnostici. Non rappresenta quindi tutte le prestazioni sanitarie, tutti i percorsi di cura o ogni forma di attesa.
| Indicatore | Gennaio-settembre 2025 | Gennaio-settembre 2026 |
|---|---|---|
| Prenotazioni monitorate | 19,7 milioni | 21,8 milioni |
| Prime visite entro i tempi di garanzia | 76,9% | 78,6% |
| Esami diagnostici entro i tempi di garanzia | 83,3% | 85,0% |
Il confronto mostra più prenotazioni registrate e un aumento delle quote erogate entro i tempi previsti. Secondo i dati riferiti al bollettino, nel 2026 circa 17,7 milioni di prestazioni sono state erogate entro i tempi di garanzia; restano circa 4 milioni fuori soglia. La crescita del volume e il miglioramento delle percentuali sono dunque segnali positivi, ma non significano che il problema sia risolto: una quota consistente continua a non rispettare i tempi.
Le percentuali aggregate vanno lette insieme alla composizione delle richieste. Le prestazioni sono classificate in base alla priorità clinica e le Regioni possono avere quote differenti di visite urgenti, brevi, differibili e programmabili. Una distribuzione diversa tra queste classi può influenzare il risultato complessivo. Il bollettino presenta dati regionali per gli indicatori monitorati; non offre, da solo, una misura complessiva della qualità dei sistemi sanitari regionali. Per questo è utile distinguere tra seguire l’andamento di una Regione nel tempo e costruire una classifica generale che pretenda di riassumere differenze organizzative e cliniche.
Il problema non è soltanto statistico. Se le prenotazioni non sono assegnate o registrate in modo comparabile, diventa più difficile capire se la differenza dipenda dai tempi effettivi, dalla distribuzione delle priorità o da modalità organizzative diverse. La piattaforma nazionale raccoglie dati mensili trasmessi da Regioni e Province autonome e rende disponibili indicatori su prenotazioni, classi di priorità, tempi medi e volumi. È uno strumento di monitoraggio, non una misura autonoma di ogni esperienza individuale: le informazioni pubblicate riguardano le prestazioni incluse e i dati ricevuti.
Il Piano 2026-2028 è un percorso distinto dall’appello
Le dichiarazioni di Firenze si inseriscono in un percorso istituzionale già avviato. Il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028 è stato approvato in Conferenza Stato-Regioni l’11 giugno e adottato con decreto ministeriale del 26 giugno, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 agosto. Il Piano punta, tra l’altro, a rafforzare il monitoraggio, la trasparenza, l’appropriatezza delle prescrizioni e l’organizzazione delle agende di prenotazione.
L’approvazione nazionale non conclude l’attuazione: il Ministero ha indicato che le Regioni devono adottare propri piani operativi entro 120 giorni, aggiornandoli ogni anno. Questo è il passaggio concreto previsto dal Piano; non è un impegno assunto da Fedriga nel suo intervento. Per approfondire le misure e la loro distinzione dall’appello politico, si può consultare il Piano nazionale approvato in Conferenza Stato-Regioni e la descrizione della Piattaforma nazionale delle liste d’attesa.
Il prossimo snodo sarà quindi l’attuazione regionale del Piano e la qualità dei dati che alimentano il monitoraggio. Per i cittadini, la richiesta di Fedriga non cambia nell’immediato le modalità di prenotazione né i tempi di accesso alle cure. La sua rilevanza dipenderà da eventuali decisioni successive; quella dei dati, invece, dalla capacità delle istituzioni di rendere confrontabili le rilevazioni senza nascondere le differenze che il monitoraggio già mostra.
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