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Torino

Sant’Anna, 3,8 milioni per robot e chirurgia ginecologica

Il progetto comprende un robot, quattro sistemi laparoscopici e sei sale operatorie collegate. Formazione e dotazioni sono descritte dall’Università; data di avvio clinico e risultati per le pazienti restano da documentare.

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Illustrazione di una piattaforma robotica chirurgica con console in una sala operatoria vuota.
La piattaforma robotica è tra le dotazioni comprese nel progetto presentato per la chirurgia ginecologica del Sant’Anna. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© DiariodelWeb.it / AI)

L’ospedale Sant’Anna di Torino ha presentato il 6 novembre un investimento di circa 3,8 milioni di euro per la chirurgia ginecologica: il progetto comprende un robot da Vinci Xi a doppia console, quattro sistemi laparoscopici 3D/4K, sei sistemi di integrazione digitale delle sale operatorie e un ecografo ad alte prestazioni. Promosso dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna ETS con il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo e di Intesa Sanpaolo, il piano abbina tecnologie per gli interventi e strumenti per la formazione. La presentazione dell’Università di Torino sulle nuove dotazioni e sul percorso formativo non specifica però quando tutte le apparecchiature entreranno nell’attività clinica ordinaria né documenta risultati clinici già ottenuti.

In sintesi: il progetto dichiara 92 professionisti coinvolti nella formazione, per circa 500 ore complessive di partecipazione individuale. Le riduzioni di dolore, degenza e attese sono benefici possibili o obiettivi attesi, non risultati misurati e pubblicati per questa iniziativa.

Che cosa comprende il progetto

La dotazione indicata dall’Università include una piattaforma robotica da Vinci Xi a doppia console, quattro sistemi laparoscopici 3D/4K Ultra HD con tecnologia a fluorescenza, sei sistemi per l’integrazione digitale delle sale e un ecografo ad alte prestazioni. L’investimento ha compreso anche gli adeguamenti strutturali necessari e l’addestramento all’uso della piattaforma robotica.

La doppia console consente a due operatori di lavorare sul sistema e può supportare l’affiancamento formativo. Le immagini tridimensionali ad alta definizione e la fluorescenza sono descritte dall’Ateneo come strumenti che favoriscono la visualizzazione delle strutture anatomiche. La scelta della tecnica, tuttavia, resta legata al quadro clinico: le nuove dotazioni ampliano le opzioni per patologie ginecologiche oncologiche e benigne complesse, ma non rendono la robotica appropriata per ogni intervento o paziente.

Il progetto ha inoltre formato 92 professionisti — tra chirurghi, anestesisti, infermieri e operatori sociosanitari — per circa 500 ore complessive di partecipazione individuale, secondo i dati diffusi dall’Università. Il direttore della Scuola di specializzazione in Ginecologia e Ostetricia, Luca Marozio, ha descritto la formazione chirurgica come un percorso in cui alle abilità tecniche devono affiancarsi giudizio clinico e capacità decisionale.

Sei sale collegate a aule e centro di simulazione

I sistemi digitali realizzano un collegamento audiovisivo bidirezionale in tempo reale tra le sei sale operatorie, le aule universitarie del Sant’Anna e il REC, il centro universitario di ricerca, simulazione e formazione avanzata in ostetricia e ginecologia. In questo modo interventi e procedure possono essere seguiti e discussi da équipe, docenti e discenti senza dipendere dalla presenza fisica nella sala.

La rete è predisposta anche per collegamenti con centri clinici e formativi esterni. L’Università presenta la collaborazione scientifica internazionale e la telechirurgia come sviluppi possibili, da realizzare attraverso percorsi specifici di collaborazione e validazione: non come attività già avviate.

Benefici attesi e risultati ancora da misurare

Quando è clinicamente indicata, la chirurgia mini-invasiva può comportare minore trauma chirurgico, meno dolore postoperatorio, degenze più brevi e un recupero più rapido. L’Università indica inoltre che una minore degenza potrebbe liberare posti letto e, insieme a un’organizzazione efficiente delle sedute, contribuire a ridurre le attese. Sono effetti potenziali: le informazioni diffuse sul progetto non riportano confronti prima e dopo l’introduzione delle tecnologie, né dati aggiornati su interventi eseguiti, liste d’attesa, degenze o esiti clinici.

Di conseguenza, l’acquisto delle apparecchiature non dimostra da solo che i tempi d’attesa siano già diminuiti o che la capacità operatoria sia aumentata. Per valutarne l’impatto sull’assistenza serviranno dati successivi, insieme alla data di avvio dell’attività clinica ordinaria e alle informazioni sull’organizzazione e sulla disponibilità del personale.

Dal progetto del 2025 alle dotazioni presentate

La cronologia aiuta a distinguere gli obiettivi iniziali da quanto è stato comunicato ora. Nel febbraio 2025 la Fondazione Compagnia di San Paolo presentò un progetto più ampio, rivolto anche all’ospedale Regina Margherita, con contributi superiori a cinque milioni di euro da parte della Fondazione stessa e di Intesa Sanpaolo e cofinanziamenti di ADISCO Piemonte e della Fondazione Medicina a Misura di Donna. Per la componente Sant’Anna, il documento indicava l’obiettivo di aumentare del 40% l’attività chirurgica ginecologica endoscopica. La presentazione del novembre 2026 descrive le dotazioni acquisite e la formazione, ma non comunica se quell’incremento sia stato raggiunto.

Data Che cosa veniva comunicato Che cosa resta da verificare
13 febbraio 2025 Annunciato un progetto per il Regina Margherita e il Sant’Anna; per quest’ultimo era indicato un possibile aumento del 40% dell’attività endoscopica. L’aumento era un obiettivo del progetto, non un risultato rendicontato.
6 novembre 2026 L’Università descrive robot, sistemi laparoscopici, integrazione digitale, adeguamenti strutturali e formazione di 92 professionisti. Non sono indicati la data di piena operatività clinica né dati aggiornati su volumi, attese, degenze ed esiti.

Nel comunicato del 2025 il Sant’Anna era inoltre descritto come centro con oltre 3.000 interventi ginecologici l’anno. È un dato riferito allora, non un aggiornamento dei volumi attuali né un termine di confronto per misurare l’effetto delle nuove apparecchiature.

Nel settembre 2025 un articolo di cronaca locale riferì difficoltà tecniche nel trovare una collocazione per il robot, legate alla portata del solaio. La comunicazione universitaria del 2026 include gli adeguamenti strutturali necessari, ma non precisa quando il robot o l’intera dotazione abbiano iniziato a essere impiegati nell’attività clinica ordinaria.

Il prossimo passaggio per valutare le ricadute del progetto sarà quindi la pubblicazione di informazioni sull’entrata a regime e sui risultati assistenziali e organizzativi: solo allora si potrà confrontare l’obiettivo annunciato nel 2025 con i volumi effettivi e verificare eventuali cambiamenti per le pazienti.

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