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Opinioni

Salvatore Di Bartolo: «La stretta sul fumo è un autogol per il governo Meloni»

Il docente e saggista Salvatore Di Bartolo interviene al DiariodelWeb.it sulla proposta di vietare il fumo anche all’aperto avanzata dal ministro Schillaci

Fabrizio Corgnati

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Divieto di fumo all'aperto (© Agenzia Fotogramma)

Non si placa la tempesta di polemiche che in queste settimane si è scatenata sul governo Meloni. Dopo il caso Cutro e il famigerato karaoke alla festa di compleanno di Salvini, ci si è messa anche la proposta di un giro di vite contro i fumatori, proposta dal ministro della Salute Orazio Schillaci, a scaldare gli animi. La bozza di legge, al momento in fase di messa a punto da parte dei tecnici del ministero, prevedrebbe il divieto delle sigarette (comprese quelle elettroniche) anche in alcuni luoghi all’aperto, alle fermate dei mezzi pubblici così come ai tavoli esterni di bar e ristoranti. Un’idea che ha sollevato le perplessità anche di alcuni membri della maggioranza. Il DiariodelWeb.it ne ha discusso con il professor Salvatore Di Bartolo, docente e saggista.

Professor Salvatore Di Bartolo, che impressione le ha fatto leggere la proposta del divieto di fumo all’aperto?
La mia prima impressione è stata di stupore. Nella mia testa ho pensato: «Rieccoci».

In che senso?
Nel senso che dopo tre anni di ministro Speranza, di Stato autoritario che per il tuo bene ti impone le restrizioni, che ti dice cosa puoi o non puoi fare, pensavamo di essere usciti definitivamente da quel tunnel con il governo di centrodestra.

Fratelli d’Italia, in particolare, è sempre stato molto critico nei confronti del metodo Speranza.
È stato all’opposizione sia dei governi Conte che Draghi e ha fatto un cavallo di battaglia delle sue posizioni liberali. Ottenendo proprio grazie a quelle un consenso elettorale non indifferente. Tutti coloro che non accettavano quelle politiche al limite dell’autoritario, imposte nell’epoca Covid, si rivedevano molto in quel partito. Me compreso, che pure non sono un elettore di Fdi, ma un liberale sì.

E oggi?
Vedendo il ministro della Salute, scelto da Giorgia Meloni, che come suo primo atto impone altre restrizioni al fumo, oltre a quelle al chiuso già imposte vent’anni fa dalla legge Sirchia, direi che lo trovo quantomeno esagerato. Come ha detto lo stesso suo collega Salvini.

Si è trattato di un semplice scivolone o proprio di un cambio di rotta programmatico?
Chiaramente, quando sei all’opposizione, è tutto più facile. Basta criticare ciò che fanno gli altri. Al governo tutto cambia, soprattutto quando non sei da solo. Si parla continuamente dell’unità del centrodestra, ma d’altra parte sappiamo che, su taluni temi, i partiti di maggioranza hanno posizioni divergenti.

Quali, in particolare?
Direi che c’è una componente più liberale e una che sente la necessità di normare tutto. Questo eccesso di norme non fa bene al nostro Paese, perché finisce per ingessare troppo la macchina amministrativa. E per far passare un messaggio sbagliato: che lo Stato si debba occupare di fare le scelte per il bene del cittadino.

Qualcuno direbbe che però, effettivamente, il fumo passivo fa male.
Certo, lo dico anche io che non sono mai stato fumatore e anzi provo fastidio a respirare il fumo degli altri. Ma basta un po’ di buonsenso e ragionevolezza. Se si trova in un parco all’aperto, a fianco di una donna incinta o di un bambino, credo che qualunque persona sensata eviterebbe di accendersi una sigaretta o, tutt’al più, si sposterebbe. Altrimenti è un cretino.

Tuttavia i cretini esistono.
Ovviamente. Però per limitare l’attività dei cretini non puoi restringere tutti gli altri. Altrimenti il messaggio che passa è che il cittadino non sia in grado di badare alla propria salute e che ci debba pensare lo Stato. Togliendo libertà e aumentando i divieti.

Non serve un vigile che dà la multa, insomma.
Oltretutto sarebbe comunque un provvedimento inapplicabile. La sfido a mettere un agente a ciascuna fermata degli autobus, dei treni o dei traghetti, per multare qualunque fumatore. Servirebbe solo, tanto per cambiare, a creare danni alle attività commerciali: un altro cavallo di battaglia di Fratelli d’Italia.

Cosa intende?
Che chi andrà a fare colazione, pranzo o cena, non potendo fumare né all’interno né all’esterno né in prossimità del bar o del ristorante, dovrà allontanarsi di qualche decina di metri. E magari alla fine il caffè nemmeno se lo prenderà più.

Al di là del merito, parliamo però anche di politica. Davvero una legge del genere è una priorità, oggi, per il governo di centrodestra, anche a rischio di aprire spaccature tra gli alleati su questo tema?
Non lo è, anzi, è un autogol. Soprattutto per Fratelli d’Italia. Non per nulla Salvini ha provato subito a lucrare, facendo opposizione a Schillaci già un’ora dopo che è stata diffusa la notizia.

Con quale obiettivo?
La Lega deve provare a recuperare il terreno che ha perso, proprio facendo parte del governo Draghi e dovendone ingoiare tutti i rospi. Ora Salvini sta provando, anche se in maniera timida, a risucchiare consensi, facendosi promotore di quelle posizioni liberali che prima perorava la Meloni.

Divieto del fumo a parte, che giudizio dà di questi primi mesi di governo Meloni?
Nel complesso è positivo. Giorgia Meloni ha dimostrato di saper mediare, anche con i partner internazionali, mantenendo posizioni atlantiste ed europeiste. Se all’inizio c’era un po’ di scetticismo, adesso anche gli Stati Uniti la reputano affidabile. La stessa cosa non si può più dire del Pd a trazione comunista, da quando Elly Schlein è segretaria. Ma c’è stato qualche scivolone.

Ad esempio?
Ad esempio il caso Cutro, che pure è stato molto strumentalizzato dal centrosinistra e dalla stampa progressista. Ma non mi è piaciuta la gestione tecnica: capisco la difesa dei confini, da parte di chi ha sempre sostenuto il blocco all’immigrazione indiscriminata, ma non si può far morire la gente in mare. Anche in questo caso, ci vogliono buonsenso e ragionevolezza. E anche nel successivo Consiglio dei ministri ho visto in difficoltà sia Piantedosi che la stessa Meloni, che pure di solito è una donna pragmatica e pronta.

E poi?
E poi ho trovato un po’ di cattivo gusto il video del karaoke. Non dobbiamo essere ipocriti: è giusto che un presidente del Consiglio festeggi il compleanno del suo partner di governo, ma se la mattina stava commemorando delle vittime almeno avrebbe potuto evitare di pubblicare le immagini…

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