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Opinioni

Silvia Silvi: «Così il caro energia ha cambiato le abitudini degli italiani (in meglio)»

La crisi energetica ha modificato il nostro rapporto con consumi e sprechi di elettricità e gas, spiega al DiariodelWeb.it la general manager di Silvi Costruzioni

Fabrizio Corgnati

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I lavori del Superbonus 110% (© Agenzia Fotogramma)

Il primo anno di guerra in Ucraina, con la conseguente crisi energetica, ha cambiato non soltanto l’economia mondiale, ma anche le abitudini degli italiani e il rapporto con i loro consumi di elettricità e gas. È quanto emerge dal sondaggio sulla propensione al risparmio energetico degli italiani nelle loro abitazioni, commissionato da Silvi Costruzioni Edili all’International Center for Social Research. I gesti concreti sono stati tanti: da quelli piccoli, come il passaggio alle lampadine a risparmio energetico (che ha riguardato il 70% dei nostri concittadini), ai grandi investimenti in ristrutturazione ed efficienza, anche approfittando degli incentivi fiscali come il Superbonus 110 (decisi dal 4,1% delle famiglie, con un picco del 12,4% in Lombardia). Il DiariodelWeb.it ha fatto il punto della situazione in quest’intervista alla general manager Silvia Silvi.

Silvia Silvi, come è cambiato il rapporto degli italiani con l’energia nel corso di quest’ultimo anno?
In realtà direi che il cambiamento è iniziato ancor prima della crisi energetica, già due anni fa. Abbiamo ricevuto molte richieste da parte di condomini che hanno deciso di efficientare i propri immobili dal punto di vista energetico.

Merito del Superbonus?
Sicuramente il fatto che fosse tutto gratis ha rappresentato un grosso incentivo. Ma abbiamo incontrato anche persone molto più sensibili dal punto di vista ecologico, che non facciamo fatica a convincere. Anzi, oltre agli interventi standard come il cappotto termico o l’impianto fotovoltaico, ci chiedono ad esempio anche la colonnina di ricarica. Di cui all’inizio nessuno si interessava, mentre adesso è diventata quasi una costante: un altro segno che il mondo sta cambiando.

La consapevolezza degli italiani sta crescendo, dunque.
Pensiamo anche all’utilizzo dell’acqua calda per la doccia. I nuovi scaldaacqua a pompa di calore sono diversi dagli scaldabagni elettrici ma anche da quelli a gas, che scaldano l’acqua nell’immediato, dando quindi una disponibilità praticamente infinita. Per un’abitazione media di tre-quattro persone ci vorrebbero circa trecento litri di acqua calda, ma non sempre c’è lo spazio per un serbatoio così ingombrante.

E quindi qual è la soluzione?
Installare un impianto più piccolo, da ottanta-cento litri, che equivale a sette minuti di acqua calda per la doccia. Inizialmente la risposta era sempre no, anche se in realtà sette minuti sono più che sufficienti per una doccia, basta aprire e chiudere il rubinetto alla bisogna. Cosa che i giovani hanno sempre fatto. Ma adesso c’è stato un cambio di approccio, anche da parte di coloro che si erano abituati nei decenni scorsi quando non c’era alcun’attenzione ai consumi.

Insomma, il cambiamento di atteggiamento è visibile.
Si vede. Sicuramente è la somma della consapevolezza ecologista e dei costi dell’energia aumentati notevolmente, che portano le persone ad adattarsi. E questo è positivo.

Anche in questo caso la crisi porta l’opportunità per un miglioramento. Costringendo magari quelle persone che di loro spontanea volontà non avrebbero cambiato abitudini.
Assolutamente sì. La crisi energetica accelererà la transizione ecologica, perché solo così riusciremo a risparmiare e anche a risolvere il problema dell’ambiente. Certo, i governi ci dovrebbero aiutare di più, perché ultimamente ci stanno facendo soffrire parecchio. Ma la colpa è degli errori che sono stati commessi all’inizio. Si sarebbero dovuti mettere più paletti, mentre i controlli sono stati messi quando ormai i ladri erano scappati.

La concezione dei bonus è stata sbagliata?
Non tanto il Superbonus, che sicuramente era il più controllato: prevedeva vincoli di vario tipo, asseverazioni da parte di tecnici abilitati e, in un secondo momento, certificazioni da parte delle aziende esecutrici. Semmai le statistiche indicano che le frodi sono avvenute soprattutto sui bonus minori, quello ristrutturazioni del 50% o quello per le facciate. Inizialmente su questi non era previsto alcun controllo, tanto che sono stati concessi crediti anche per lavori finti, mai eseguiti.

La stretta voluta dal governo Meloni va nella direzione giusta?
Se i soldi non ci sono più, è anche corretto mettere un blocco. Il problema è sulle opere già partite, quelle che hanno i contratti pronti a essere avviati. Le banche devono riaprire l’acquisto dei crediti, che ormai è fermo da un anno. Siamo molto dispiaciuti per i nostri clienti, con i quali ci siamo presi degli impegni. I tempi sono abbastanza stretti: se non riusciamo a partire a breve, rischiamo di non riuscire a concludere entro il 2023, data che attualmente la normativa prevede come scadenza per il 110%. Il governo dovrebbe entrare nel merito e almeno cautelare questi lavori.

Voi lavorate anche per committenti istituzionali. Al di là delle utenze private, nella pubblica amministrazione è cambiato qualcosa?
Devo dirle la verità: il pubblico è completamente fermo. Non è partita nessuna gara, non si è mosso ancora nulla sul Pnrr. Forse saranno ancora in fase di definizione, oppure staranno aspettando i soldi che devono arrivare…

Sta di fatto che i tempi restano sempre biblici.
Esatto.

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2 Commenti

1 Commento

  1. Avatar

    Libero

    10 Marzo 2023 at 9:40

    Certo, certo….con la barzelletta del covid e con la guerra voluta dagli yankees siamo diventati tutti più belli, più buoni ed anche più c0gli0ni.

  2. Avatar

    Pippo

    10 Marzo 2023 at 11:58

    che dire, si cerca di fare buon viso a cattiva sorte . o quasi.
    del resto se seghi il ramo in cui sei seduto, ti attacchi a quello che trovi!!!!

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