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Cattolico, tradizionalista e conservatore: Lorenzo Fontana è il nuovo presidente della Camera

Veronese, 42 anni, sposato con una figlia, è militante della Lega fin dall’adolescenza e tifoso dell’Hellas. Laureato in Scienze politiche all’Università di Padova, aggiungerà poi una laurea in Storia e una in Filosofia.

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Lorenzo Fontana, nuovo Presidente della Camera (© Agenzia Fotogramma)
Lorenzo Fontana, nuovo Presidente della Camera (© Agenzia Fotogramma)

È Lorenzo Fontana il nuovo presidente della Camera. Il secondo presidente della Camera leghista dopo Irene Pivetti nel 1994. Veronese, 42 anni, sposato con una figlia, è militante della Lega fin dall’adolescenza e tifoso dell’Hellas. Laureato in Scienze politiche all’Università di Padova, aggiungerà poi una laurea in Storia e una in Filosofia.

La sua carriera politica inizia a livello locale, come consigliere comunale a Verona (sarà anche vicesindaco), poi nel 2009 l’elezione come eurodeputato, per due legislature. Incarico che lascerà nel 2018 in seguito all’elezione alla Camera. Subito vicepresidente di Montecitorio, lo resterà per pochi mesi: fa parte infatti del governo Conte I come ministro per la Famiglia, per poi passare agli Affari europei nel rimpasto del luglio 2019 seguito alle elezioni per l’Europarlamento. Nel partito è prima vice dei Giovani padani, poi dal 2016 vice segretario con Matteo Salvini e responsabile Esteri, carica che ricopre fino ad oggi.

E’ a Bruxelles che si consolida il rapporto con Salvini

Cattolico tradizionalista, conservatore, da europarlamentare tiene i rapporti con la galassia della destra europea, allaccia i legami con Marine Le Pen, prova a tessere la tela per arrivare al «supergruppo» europeo dei conservatori: riunendo Identità e Democrazia (il gruppo della Lega) e i Conservatori Europei (quello di FdI). Un sogno che naufraga per le divisioni insanabili tra i nazionalisti dell’Est Europa, polacchi in primis, e altri partiti considerati filorussi. È però tra Strasburgo e Bruxelles che si consolida il rapporto con Matteo Salvini. Da lì elogerà il risultato di Russia Unita, il partito di Putin, alle elezioni nella Crimea appena annessa dalla Russia, e poi farà da osservatore nel referendum del 2014. Da sempre contro le sanzioni nei confronti di Mosca, da ministro ne chiederà la sospensione.

Da ministro della Famiglia partecipò al Congresso Mondiale delle Famiglie, evento con una piattaforma conservatrice: dal no all’aborto all’opposizione ai diritti alle coppie omosessuali fino alla contestazione della teoria del gender. All’argomento ha dedicato anche un libro, «La culla vuota della civiltà. All’origine della civiltà», scritto insieme al banchiere Ettore Gotti Tedeschi, già presidente dello Ior e molto vicino a papa Benedetto XVI. Di Fontana sono note anche le posizioni contro ius soli e ius scholae. E la visione dell’immigrazione come fenomeno mirato a cancellare la società europea tradizionale.

Alla maggioranza mancano 14 voti su elezione Fontana

Alla maggioranza di centrodestra sono mancati 14 voti oggi sull’elezione del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Un numero non decisivo come al Senato visto che era sufficiente la maggioranza assoluta oggi a Montecitorio alla quarta votazione. Sui 392 deputati presenti e votanti la maggioranza richiesta era quindi di 197 voti e Fontana ne ha ottenuti 222.

Ma i deputati di Fdi-Lega-Fi e centristi sono complessivamente 237, rispetto ai 222 ne mancherebbero 15, a cui va sottratto il deputato di Fi Andrea Orsini che aveva preannunciato che non sarebbe stato presente perchè ha il Covid.

Ma oggi è stata la giornata in cui per evitare i sospetti e i veleni anche le opposizioni si sono contate indicando dei candidati di bandiera. Pd e Verdi-Si hanno votato per Maria Cecilia Guerra che ha ottenuto 77 voti, anche sei i deputati del centrosinistra sono complessivamente 84 (di cui 4 assenti giustificati, due del Pd e due di Si-Verdi).

Il Movimento 5 stelle aveva dato indicazione di votare per Cafiero De Raho e in questo caso i numeri combaciano perfettamente, 52 voti con 52 deputati appartenenti al gruppo.

Infine Matteo Richetti, era il candidato per il terzo polo che dispone di 21 deputati a cui vanno sottratti due (rispettivamente della ministra Bonetti in missione e di Ettore Rosato che presiedeva la seduta), ma lui ha ottenuto 22 voti, quindi 3 in più.

Ci sono state anche delle votazioni difformi dalle indicazioni: 6 schede bianche, 11 nulle, un voto per Molinari e uno per Serracchiani.

(con fonte Askanews)

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