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Fondo UE, Meloni non convince Scholz

Giorgia Meloni ha fatto una “triangolazione” che l’ha portata da Roma a Stoccolma e poi a Berlino, con l’obiettivo di trovare sostegni in vista del Consiglio europeo straordinario in programma a Bruxelles il 9 e 10 febbraio prossimi

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Il Presidente Meloni con il Cancelliere Scholz
Il Presidente Meloni con il Cancelliere Scholz (© Palazzo Chigi)

Un tempo si sarebbe detto che è finita in pareggio. Giorgia Meloni ha fatto una “triangolazione” che l’ha portata da Roma a Stoccolma e poi a Berlino, con l’obiettivo di trovare sostegni, o almeno di ammorbidire le posizioni contrarie, in vista del Consiglio europeo straordinario in programma a Bruxelles il 9 e 10 febbraio prossimi.

Un Consiglio che ha in agenda due temi fondamentali: uno (che è centrale per tutti gli Stati membri) è quello economico, per sostenere la competitività delle imprese; l’altro è quello dei migranti, che interessa più l’Italia e molto meno altre nazioni. A Ulf Kristersson, primo ministro della Svezia, presidente di turno dell’Ue, e al cancelliere tedesco Olaf Scholz, Meloni ha presentato le proposte dell’Italia.

Il dossier economico

Il dossier economico è complesso e la partita vede l’Italia contrapposta a ‘pesi massimi’ come Germania e Francia. Il tema è la risposta europea agli effetti dell’‘Inflaction reduction act’, il grande piano varato dal presidente Joe Biden per sostenere la competitività del sistema economico americano e che porta con sé, come conseguenza, un indebolimento del tessuto produttivo europeo.

La risposta comunitaria, al momento, passa per un allentamento delle regole sugli aiuti di Stato, presentata dalla commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager. Una decisione che, per Meloni, avvantaggerebbe le economie più forti (Germania e Francia appunto) a scapito di quelle, come l’Italia, che hanno un debito pubblico che consente minori spazi di manovra.

Su questo punto, la premier ha trovato facile sponda in Stoccolma, contraria alla riforma Vestager. L’Italia, ha ribadito lasciando il Paese a fine mattinata, chiede “flessibilità sui fondi esistenti” e “un fondo sovrano per aiutare le imprese europee”. Temi su cui, al di là dei toni cordiali, Scholz (che si tira dietro i Paesi cosiddetti ‘frugali’) appare freddo quando non contrario. Per il cancelliere, serve “un’intesa con gli Usa” senza “entrare in una gara mondiale dei sussidi”. Tenendo presente che “quando si parla di aiuti di Stato” bisogna ricordare che “l’obiettivo finale è la competitività globale”.

Alla fine quel che sembra emergere è che forse sulla flessibilità si può spuntare qualcosa in più, ma sul Fondo la strada, più che in salita, pare in verticale. Il cancelliere tedesco ha comunque confermato che la collaborazione con il governo italiano è “intensa” con l’intenzione di concludere rapidamente le trattative per il piano d’azione tra Italia e Germania elaborato con Mario Draghi. Da parte sua, punzecchiata dalla stampa tedesca, Meloni smentisce di aver mai detto di essere “allergica alla Germania” ma ammette di aver imparato poco il tedesco, perchè è una “lingua difficile”.

La sfida dei migranti

Sulla questione dei migranti le risposte ottenute sono invertite. L’Italia, ha ribadito la premier, chiede di essere “sostenuta nella difesa dei confini europei”, considerando la questione migratoria una “questione di sicurezza” per l’intera Europa. Quella delle migrazioni è “una sfida che possiamo superare solo insieme in Europa”, ha convenuto il cancelliere, auspicando un “giusto equilibrio tra solidarietà e responsabilità, perchè chi non ha diritto di rimanere da noi deve tornare nel suo Paese d’origine”.

Una prospettiva che, però, non trova grande successo in Svezia, dove il governo di centrodestra in carica da pochi mesi fa della riduzione della presenza dei migranti un cavallo di battaglia. Per Stoccolma la priorità è quindi lo stop ai movimenti secondari, con ben scarso interesse per l’impatto dei flussi sui Paesi di confine, tanto per quanto riguarda la rotta balcanica che per quella del Mediterraneo. Però, è il discorso fatto da Meloni, “è difficile contrastare i movimenti secondari se non si lavora sui movimenti primari”.

Meloni a Kiev prima del 24 febbraio

Totale sintonia, in entrambe le capitali, sul sostegno all’Ucraina, nel giorno in cui Italia e Francia trovano l’accordo sull’invio a Kiev dei sistemi missilistici Samp-T, che saranno consegnati entro la primavera. “Abbiamo dato subito sostegno politico, finanziario e militare e continueremo a farlo fino a quando sarà necessario. Aiutare l’Ucraina è l’unico modo per portare gli attori al tavolo una pace giusta”, ha detto la premier, confermando che andrà a Kiev prima del 24 febbraio.

(con fonte Askanews)

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