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Giorgia Meloni e l’importanza dei valori democratici nel giorno della Festa della Liberazione

Nel giorno della Festa della Liberazione Giorgia Meloni sceglie una lettera al Corriere della Sera per chiarire il suo pensiero su resistenza e antifascismo, ma se l’obiettivo era quello di una “pacificazione” non è stato pienamente raggiunto

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Giorgia Meloni e Ignazio La Russa
Giorgia Meloni e Ignazio La Russa (© Depositphotos)

Nel giorno della Festa della Liberazione Giorgia Meloni sceglie una lettera al Corriere della Sera per chiarire il suo pensiero su resistenza e antifascismo, ma se l’obiettivo era quello di una “pacificazione” non è stato pienamente raggiunto. Nell’agenda della premier quella di oggi era segnalata come una giornata complicata, resa ancora più difficile da qualche uscita dei suoi nei giorni scorsi, come quelle del presidente del Senato Ignazio La Russa. Forse anche nel timore di contestazioni (a Napoli sono comparsi manifesti con la sua foto a testa in giù) la scelta è stata quella di limitare al minimo l’esposizione pubblica. Per questo, dopo la cerimonia all’Altare della Patria con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha deciso di passare il resto della giornata in famiglia.

Ma quello che aveva da dire lo ha espresso dalle colonne del ‘Corriere della Sera’, con una lettera pubblicata insieme alla fotografia dell’incontro (avvenuto nei giorni scorsi) con Paola Del Din, la partigiana “Renata”, medaglia d’oro al valor militare. “Da molti anni, e come ogni osservatore onesto riconosce, i partiti che rappresentano la destra in Parlamento hanno dichiarato la loro incompatibilità con qualsiasi nostalgia del fascismo”, rivendica Meloni, per la quale il 25 aprile segna “uno spartiacque” per l’Italia: “la fine della Seconda guerra mondiale, dell’occupazione nazista, del Ventennio fascista, delle persecuzioni anti ebraiche, dei bombardamenti e di molti altri lutti e privazioni che hanno afflitto per lungo tempo la nostra comunità nazionale”. Però, tiene a sottolineare, “la stessa data non segnò anche la fine della sanguinosa guerra civile che aveva lacerato il popolo italiano” e anzi “per centinaia di migliaia di nostri connazionali di Istria, Fiume e Dalmazia iniziò invece una seconda ondata di eccidi e il dramma dell’esodo dalle loro terre”.

Certo è che “il frutto fondamentale del 25 aprile è stato, e rimane senza dubbio, l’affermazione dei valori democratici, che il fascismo aveva conculcato e che ritroviamo scolpiti nella Costituzione repubblicana”, una Costituzione “che si dava l’obiettivo di unire e non di dividere” e da cui è nata “una grande democrazia, solida, matura e forte”, “una democrazia nella quale nessuno sarebbe disposto a rinunciare alle libertà guadagnate”.

Qui però la premier non rinuncia a una ‘stoccata’ nei confronti di chi, da sinistra, accusa lei e il suo partito di non aver completamente reciso i legami con l’ideologia fascista. “Libertà e democrazia – scrive – sono un patrimonio per tutti, piaccia o no a chi vorrebbe che non fosse così. Per questo non comprendo le ragioni per le quali, in Italia, proprio fra coloro che si considerano i custodi di questa conquista vi sia chi ne nega allo stesso tempo l’efficacia, narrando una sorta di immaginaria divisione tra italiani compiutamente democratici e altri – presumibilmente la maggioranza a giudicare dai risultati elettorali – che pur non dichiarandolo sognerebbero in segreto un ritorno a quel passato di mancate libertà. Capisco, invece, quale sia l’obiettivo di quanti, in preparazione di questa giornata e delle sue cerimonie, stilano la lista di chi possa e di chi non possa partecipare, secondo punteggi che nulla hanno a che fare con la storia ma molto hanno a che fare con la politica. È usare la categoria del fascismo come strumento di delegittimazione di qualsiasi avversario politico”. Da qui la domanda, che si rivolge, “se queste persone si rendano conto di quanto, così facendo, indeboliscono i valori che dicono di voler difendere”.

Più tardi Meloni, che rilancia l’idea di Silvio Berlusconi di fare della Festa della Liberazione la “Festa della Libertà”, pubblica la lettera sui suoi social, esprimendo la speranza che le sue riflessioni possano contribuire a una “ritrovata concordia nazionale”. Un auspicio che rimane non pienamente soddisfatto. Il leader M5s Giuseppe Conte apprezza le parole della premier che “rinnega le nostalgie del fascismo” e per Carlo Calenda è un “bene” che la Meloni abbia riconosciuto che “forse oggi va fatto uno sforzo da parte di tutti: invece di sottolineare le divisioni, di cercare di rimetterle insieme”.

Critica invece la sinistra, con Nicola Fratoianni che le chiede di avere “il coraggio di dire la verità”. La segretaria del Pd Elly Schlein, oggi alla manifestazione di Milano, evita polemiche, dicendo che “noi continueremo a onorare la resistenza antifascista”, ma il capogruppo al Senato Francesco Boccia attacca: “Spiace che Giorgia Meloni, pur in uno sforzo che le riconosciamo ma che mantiene una evidente reticenza, non riesca a dichiararsi antifascista”.

“La festa del 25 aprile è della Liberazione non della Libertà, la Costituzione è antifascista, la nostra Repubblica si fonda sulla lotta dei partigiani e delle partigiane. La normalizzazione del fascismo non passerà”, aggiunge Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale Dem.

(con fonte Askanews)

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