Politica
Fine vita, il Governo impugna la legge del Veneto: decide la Consulta
Il Cdm ha deliberato il ricorso contro la legge regionale n. 17/2026. La decisione apre un giudizio costituzionale, ma non è una sentenza né annulla la norma.
Il Consiglio dei ministri ha deliberato il 5 novembre 2026 di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge del Veneto sul suicidio medicalmente assistito. Il governo contesta la norma sul piano costituzionale; la deliberazione, però, non è una sentenza e non stabilisce che la legge sia illegittima. Toccherà alla Consulta valutare il ricorso.
La nota del Cdm, consultata nella riproduzione del comunicato pubblicata da Agenparl, indica come parametri contestati, «in particolare», gli articoli 2, 3, 32, 97, 117 e 123 della Costituzione. Non associa ciascun parametro a specifici articoli della legge regionale né illustra le censure nel dettaglio: per ricostruirle servirà il ricorso integrale.
Che cosa disciplina la legge regionale
La legge regionale n. 17 è stata approvata dal Consiglio veneto il 2 settembre e pubblicata nel Bollettino ufficiale l’8 settembre 2026. Non definisce un nuovo elenco autonomo di requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito: organizza le procedure sanitarie regionali per le persone che rientrano nelle condizioni previste dall’ordinamento e dalla giurisprudenza costituzionale.
Il testo dispone che ogni azienda sanitaria istituisca una commissione medica multidisciplinare per verificare i requisiti e individuare le modalità di attuazione. La commissione comprende, tra gli altri, un medico palliativista, un neurologo, uno psichiatra, un medico legale, uno psicologo, un farmacista, un infermiere e un bioeticista. Per le modalità di attuazione è previsto il parere del Comitato etico per la pratica clinica. L’assistenza sanitaria è affidata a personale che aderisce su base volontaria.
La legge prevede inoltre che la persona sia informata sulle cure palliative e, se le richiede, possa riceverle con priorità; offre anche un percorso di sostegno psicologico e stabilisce la gratuità delle attività previste, nei limiti delle risorse sanitarie indicate dalla norma. Queste disposizioni descrivono il percorso regionale, non l’esito del giudizio costituzionale.
Il Consiglio regionale ha approvato il provvedimento con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astensioni. Il Veneto è la prima Regione amministrata dal centrodestra ad aver approvato una legge di questo tipo, un elemento che ha portato la questione anche nel confronto tra le forze della maggioranza nazionale.
Il confine tra competenze statali e regionali
I precedenti della Consulta mostrano che il giudizio può riguardare singole parti della legge, non soltanto la possibilità per una Regione di intervenire. Con la sentenza n. 204 del 2025 sulla legge toscana, la Corte ha riconosciuto uno spazio per norme regionali di carattere organizzativo e procedurale nell’ambito della tutela della salute, entro i principi ricavabili dalla legislazione statale e dalle decisioni costituzionali. Nello stesso giudizio ha dichiarato illegittime alcune disposizioni, tra cui quelle che consentivano a un delegato di presentare la richiesta e quelle che fissavano determinati termini rigidi.
La sentenza n. 148 del 2026 sulla legge sarda ha seguito un esame per singole norme: ha annullato alcune disposizioni che, secondo la Corte, invadevano competenze statali, mentre altre censure sono state respinte. I precedenti aiutano a capire il quadro del ricorso contro il Veneto, ma non ne anticipano l’esito. La deliberazione del Cdm richiama più articoli costituzionali, mentre il collegamento tra le contestazioni e le specifiche disposizioni regionali non è ancora ricostruibile senza il testo integrale del ricorso.
Le posizioni nel governo e in Veneto
Secondo i resoconti di LaPresse e Sky TG24, durante il Cdm il ministro Roberto Calderoli si è opposto all’impugnazione e Matteo Salvini non ha partecipato alla discussione e al voto. LaPresse riferisce inoltre che Antonio Tajani, a nome di Forza Italia, ha chiesto una legge nazionale. Si tratta di posizioni politiche riferite sul confronto in Consiglio, distinte dalle motivazioni costituzionali indicate nella nota del Cdm.
Il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia ha dichiarato di rispettare la decisione del governo, rivendicando la scelta del Veneto e chiedendo al Parlamento di intervenire. La sua valutazione è politica: la Corte dovrà pronunciarsi sulla legge secondo i parametri del giudizio. Il comunicato del Consiglio regionale che riporta le parole di Zaia richiama anche il vuoto di una disciplina nazionale.
Che cosa succede adesso
Il passaggio successivo è il deposito del ricorso e poi l’esame della Corte costituzionale. La deliberazione del governo avvia la contestazione, ma non equivale a una pronuncia sulla validità della legge. Al momento della chiusura di questa ricostruzione non è stato possibile verificare se il ricorso fosse già stato formalmente depositato; restano inoltre da conoscere le censure puntuali. Saranno il testo del ricorso e, in seguito, la decisione della Consulta a chiarire quali disposizioni sono contestate e quali effetti avrà il giudizio.
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