Politica
Il Cdm adotta il Piano antitratta 2026-2028: quattro assi e fondi da attuare
Il Consiglio dei ministri ha adottato il Piano proposto da Roccella e Piantedosi. Le risorse nazionali sono già aumentate, ma Regioni e servizi chiedono continuità e resta da chiarire come si tradurranno in interventi territoriali.
Il Consiglio dei ministri ha adottato il Piano nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento per il 2026-2028, proposto dalla ministra Eugenia Roccella e dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La decisione, presa il 28 ottobre dopo l’intesa in Conferenza unificata del 1° ottobre, fissa le priorità per il prossimo triennio; non equivale però all’avvio automatico di ogni intervento né alla ripartizione delle risorse tra territori. Il resoconto che riporta il passaggio sull’adozione è consultabile nel testo della riunione del Consiglio dei ministri del 28 ottobre.
Il Piano è articolato in quattro aree: prevenzione, perseguimento dei reati, protezione e assistenza delle vittime, cooperazione. Il punto da seguire ora è come questi indirizzi saranno tradotti in procedure condivise, servizi accessibili e finanziamenti effettivamente destinati alle attività locali.
Quattro assi, dal riconoscimento delle vittime alla cooperazione
Il riepilogo diffuso dalle Regioni in occasione dell’intesa del 1° ottobre descrive gli interventi previsti: campagne di sensibilizzazione, iniziative nelle scuole e ricerca sul fenomeno; indagini e controlli contro lo sfruttamento nei diversi settori produttivi; misure per identificare le vittime, prenderle in carico e accompagnarle verso percorsi di inclusione e autonomia; maggiore collaborazione tra gli attori coinvolti e con i Paesi di origine e transito. Tra gli obiettivi indicati nel resoconto dell’adozione figurano anche tutele specifiche per minorenni, donne e persone con disabilità e il rafforzamento delle indagini rispetto all’uso delle tecnologie digitali.
| Asse | Interventi descritti |
|---|---|
| Prevenzione | Campagne, attività nelle scuole e promozione della ricerca. |
| Perseguimento dei reati | Indagini più efficaci e controlli contro lo sfruttamento nei settori produttivi. |
| Protezione e assistenza | Identificazione, presa in carico e accompagnamento delle vittime verso inclusione e autonomia. |
| Cooperazione | Coordinamento tra soggetti coinvolti, rapporti con i Paesi di origine e transito e migliore analisi dei dati. |
Questi assi si sostengono a vicenda: individuare tempestivamente una persona potenzialmente vittima richiede che i soggetti che la incontrano sappiano riconoscere i segnali e attivare i servizi; la protezione, a sua volta, dipende dalla continuità dell’assistenza e dal coordinamento tra amministrazioni e organizzazioni. Per questo il Piano prevede di rafforzare il Meccanismo nazionale di referral, cioè il sistema che mette in collegamento gli attori incaricati di identificare, proteggere e assistere le vittime, e i Tavoli interistituzionali regionali.
Le richieste delle Regioni e il nodo dei fondi
Le Regioni hanno espresso l’intesa accompagnandola con due richieste: una programmazione pluriennale e strutturata dei fondi, per garantire continuità ai servizi, e risorse aggiuntive per gli interventi nelle aree di sbarco e nei luoghi di primo arrivo. Secondo il loro comunicato, questi interventi dovrebbero contribuire a migliorare la capacità dei soggetti coinvolti di riconoscere i primi indicatori di tratta. Il resoconto delle Regioni sull’intesa illustra anche i controlli e le attività territoriali previsti.
Una base finanziaria è stata prevista dalla legge di bilancio 2026. Il dossier del Senato indica un aumento di 4 milioni di euro per il 2026 e di 9,2 milioni annui dal 2027 per le risorse destinate all’attuazione del Piano. Il totale indicato per il programma antitratta sale così a 11 milioni nel 2026 e a 16,2 milioni annui dal 2027. La relazione tecnica, secondo il dossier, collega il rifinanziamento anche alle azioni del nuovo Piano. Si tratta di importi destinati al programma nel suo complesso: non specificano quanto andrà a ciascuna misura o a ciascun territorio. Il dossier del Senato sulle risorse antitratta chiarisce quindi la dotazione complessiva, ma non la sua ripartizione operativa.
Un esempio concreto degli strumenti territoriali è il Bando n. 8/2026 del Dipartimento per le Pari opportunità. Il bando finanzia progetti per primo contatto e identificazione, accoglienza, assistenza sanitaria, psicologica e legale, formazione e percorsi di autonomia; prevede inoltre il raccordo con il sistema di accoglienza e il numero nazionale antitratta, attivo 24 ore su 24. La scadenza per presentare le domande era il 30 settembre 2026, quindi è già trascorsa: la pubblicazione del bando non permette, da sola, di stabilire quali progetti siano stati finanziati né come queste risorse si rapportino agli stanziamenti complessivi del Piano.
Il quadro normativo e i passaggi successivi
Il Piano si inserisce in un quadro normativo aggiornato: il decreto legislativo 12 giugno 2026, n. 115, che recepisce la direttiva europea 2024/1712 sulla prevenzione e repressione della tratta e sulla protezione delle vittime, è in vigore dal 16 luglio. Il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale documenta l’entrata in vigore della norma; il suo coordinamento con le procedure e i servizi previsti dal Piano resta uno degli aspetti da seguire nell’attuazione.
Il 29 ottobre il Dipartimento per le Pari opportunità ha annunciato l’iniziativa “Sono persone”, dedicata alle norme, agli strumenti e alle risorse del sistema antitratta. L’annuncio la presenta come un’occasione per fare il punto sulle novità, ma non sostituisce la pubblicazione degli atti operativi né chiarisce l’assegnazione dei fondi. I passaggi concreti da verificare sono dunque la disponibilità del testo integrale del Piano e dei suoi allegati, le procedure condivise per il referral, la ripartizione delle risorse e la continuità dei servizi territoriali.
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