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Politica

Meloni conferma il sostegno a Kiev: «Non cambio posizione»

Nell’anticipazione del libro di Bruno Vespa la premier dice di mettere in conto un possibile costo politico. Salvini chiede lo stop agli aiuti, mentre Tajani ha detto che un nuovo pacchetto è pronto: la dichiarazione di Meloni non è un nuovo atto operativo.

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Illustrazione editoriale di Giorgia Meloni in un ambiente istituzionale luminoso e sobrio.
Un ritratto editoriale di Giorgia Meloni richiama la conferma del sostegno italiano all’Ucraina e la scelta della premier di mantenere la linea politica. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Giorgia Meloni conferma il sostegno italiano all’Ucraina e afferma di non voler cambiare linea, pur mettendo in conto un possibile costo politico. La dichiarazione, diffusa il 30 ottobre come anticipazione del libro di Bruno Vespa in uscita il 2 novembre, è una presa di posizione politica: nell’estratto riportato da ANSA la premier dice di essere consapevole che una parte dell’elettorato possa non essere d’accordo, ma aggiunge: «Lo faccio per l’Italia».

Le parole non annunciano un nuovo pacchetto di aiuti né modificano da sole le autorizzazioni in vigore. Arrivano però mentre nella maggioranza sono emerse posizioni differenti: Matteo Salvini ha detto che chiederà in Consiglio dei ministri di fermare l’invio di armi e fondi; il vicepremier Antonio Tajani ha dichiarato che un nuovo pacchetto militare è pronto e sarà inviato quanto prima. Sono dichiarazioni di esponenti del governo, non decisioni che documentino un cambio già deliberato della linea italiana.

La distanza nella maggioranza: dalle richieste di Salvini al pacchetto annunciato da Tajani

Al congresso della Lega del 25 ottobre, Salvini ha chiesto il mandato a portare in Consiglio dei ministri la posizione del partito: «non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina». L’ha presentata come una richiesta politica da sottoporre al governo, non come una decisione già approvata. Il giorno successivo Tajani ha sostenuto la continuità dell’assistenza e ha riferito che il prossimo pacchetto militare era pronto per l’invio. La proposta di Salvini e l’annuncio di Tajani mostrano il contrasto politico; non provano, da soli, che il pacchetto sia stato effettivamente inviato.

Il dissenso interno va letto accanto agli atti parlamentari. Il 14 ottobre il Senato ha approvato una risoluzione di maggioranza che impegna il governo a sostenere l’Ucraina e le iniziative diplomatiche per la pace. Quell’indirizzo istituzionale precede la dichiarazione di Meloni, ma non equivale all’approvazione di una specifica consegna di materiali. La risoluzione approvata dal Senato affianca inoltre il sostegno a Kiev alla ricerca di una soluzione diplomatica.

La cornice legale riguarda il 2026, non annuncia nuovi invii

La disciplina vigente proroga fino al 31 dicembre 2026 l’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti alle autorità ucraine, previo atto di indirizzo delle Camere. La legge 27 febbraio 2026, n. 27 ha convertito con modificazioni il decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201. La normativa dà priorità, tra l’altro, a materiali logistici, sanitari, a uso civile e di protezione dagli attacchi. Il quadro della Camera sulla proroga ricostruisce l’iter parlamentare e i contenuti della misura.

Questa cornice autorizzativa non specifica, nella dichiarazione di Meloni, un nuovo pacchetto, una quantità o una data di consegna. Né si estende automaticamente al 2027: per proseguire le cessioni oltre la scadenza indicata occorrerebbero nuovi atti. È quindi necessario distinguere la linea politica della premier, le dichiarazioni dei ministri e le decisioni operative sui singoli invii.

Il sostegno resta anche nel confronto europeo

Il 26 ottobre, a Parigi, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha partecipato alla riunione del gruppo E5 con i colleghi di Francia, Germania, Polonia e Regno Unito. Nel comunicato del ministero, l’incontro è descritto come un confronto sul sostegno europeo e Nato all’Ucraina e sulla sicurezza comune; la dichiarazione congiunta dei cinque ministri ribadisce la volontà di proseguire la cooperazione e di rafforzare il ruolo europeo nella Nato. È un impegno politico condiviso, non l’annuncio di nuove quantità di aiuti italiani. Il resoconto del Ministero della Difesa e la dichiarazione E5 aiutano a distinguere questo indirizzo internazionale dalle decisioni nazionali sulle forniture.

La novità del 30 ottobre è dunque la conferma pubblica di Meloni, che riconosce un possibile dissenso elettorale senza annunciare un cambiamento della linea o una nuova misura. I prossimi passaggi concreti da osservare sono l’eventuale invio del pacchetto annunciato da Tajani, le decisioni che il governo assumerà sulla richiesta di Salvini e gli atti necessari per definire l’autorizzazione oltre il 2026.

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