Politica
Meloni esclude l’intesa con Vannacci, lui pone le sue condizioni
La premier dice di voler tornare al governo con il centrodestra attuale, senza ricatti. Vannacci replica che un accordo è possibile, ma solo entro le linee rosse di Futuro Nazionale; le alleanze, sostiene, si decideranno a ridosso del voto.
Giorgia Meloni dice di non voler un’alleanza con Roberto Vannacci e punta a tornare al governo con il centrodestra «che conosciamo», arricchito da nuovi movimenti civici. Il leader di Futuro Nazionale replica che un accordo resta possibile «al 100%», purché rispetti le linee rosse del suo movimento; aggiunge che le decisioni saranno prese a ridosso delle elezioni. Le dichiarazioni non definiscono un’intesa: rendono pubbliche due posizioni distanti, lasciando aperto lo scenario di un confronto futuro.
La risposta della premier è contenuta in un’anticipazione del libro di Bruno Vespa Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein, in uscita il 2 novembre. Il resoconto dell’anticipazione pubblicato da ANSA il 30 ottobre riporta la risposta di Meloni alla domanda di Vespa sul perché non intenda allearsi con Vannacci: «Voglio chiedere agli italiani di continuare a governare senza ricatti».
La distanza politica e la replica di Vannacci
Meloni motiva la sua posizione sostenendo che Vannacci, già vicesegretario della Lega, abbia scelto di lasciare il partito e quindi il centrodestra, insieme ai parlamentari che lo hanno seguito. La premier afferma inoltre che Futuro Nazionale abbia l’obiettivo di far perdere il centrodestra alle urne. Sono valutazioni della presidente del Consiglio, non conclusioni condivise dalle due parti.
Vannacci aveva già parlato di un’apertura condizionata il 29 ottobre, dicendo che il suo movimento era disponibile a discutere entro le proprie «linee rosse», ma denunciando muri e incompatibilità. Il resoconto ANSA del suo intervento a Trecenta documenta questa apertura precedente alla risposta di Meloni.
Il giorno dopo, intervenendo a Un giorno da pecora su Rai Radio1, Vannacci ha contestato l’accusa di voler favorire la vittoria della sinistra e ha ribadito che la possibilità di un accordo dipende dal rispetto delle condizioni poste da Futuro Nazionale. Nel resoconto di Adnkronos sul botta e risposta del 30 ottobre, il leader del movimento indica le linee rosse come condizione e dice che le decisioni sulle alleanze arriveranno a ridosso del voto.
Le condizioni non sono ancora un accordo
La formula «possibile al 100%» non equivale a un’intesa raggiunta: nella stessa risposta Vannacci la subordina al rispetto delle linee rosse, senza definirle nel dettaglio in quel passaggio. Meloni, dal canto suo, indica il centrodestra attuale e i nuovi movimenti civici come il perimetro con cui intende chiedere agli elettori di tornare al governo. Al 31 ottobre non sono stati annunciati accordi elettorali tra la coalizione e Futuro Nazionale.
La posta in gioco è la possibile configurazione del centrodestra in vista delle prossime politiche. Un’analisi di Associated Press pubblicata a giugno descriveva la nascita di Futuro Nazionale come un elemento di incertezza nel blocco conservatore in vista delle elezioni del 2027. La nuova dichiarazione di Meloni rende più netta la distanza pubblica, ma non basta da sola a stabilire come si comporranno le alleanze elettorali.
Che cosa può succedere adesso
Il passaggio concreto più vicino è l’uscita del libro di Vespa, prevista per il 2 novembre: il testo integrale potrà fornire il contesto completo delle parole attribuite alla premier. Sul piano politico, resta da vedere se le parti avvieranno un confronto e quali siano, nel merito, le condizioni di Futuro Nazionale. Per ora ci sono una presa di posizione della presidente del Consiglio e un’apertura condizionata del leader del movimento, non una trattativa conclusa né una decisione che modifichi l’attività del governo.
Continua a leggere le notizie di DiariodelWeb.it e segui la nostra pagina Facebook