Politica
Sei Regioni chiedono 6,8 miliardi per la sanità e una Conferenza urgente
Sei presidenti chiedono a Massimiliano Fedriga di convocare la Conferenza delle Regioni. Contestano la distanza tra i 6,8 miliardi che ritengono necessari e i 3,4 miliardi in più annunciati dal governo per il Fondo sanitario; il voucher per gli over 75 è una misura distinta.
Sei presidenti di Regione chiedono a Massimiliano Fedriga di convocare con urgenza la Conferenza delle Regioni per discutere le risorse sanitarie della manovra 2027. Nella lettera inviata il 30 ottobre, indicano in 6,8 miliardi di euro l’adeguamento necessario del Fondo sanitario nazionale e contestano che il voucher da 1,6 miliardi per gli over 75 possa essere considerato un finanziamento diretto del servizio pubblico. La richiesta non significa che la Conferenza sia già stata convocata. La ricostruzione della lettera e delle cifre citate dai presidenti è stata pubblicata da Sky TG24; il documento originale non risulta tra le fonti consultate.
I firmatari sono Eugenio Giani, Antonio Decaro, Michele de Pascale, Roberto Fico, Stefania Proietti e Alessandra Todde, presidenti di Toscana, Puglia, Emilia-Romagna, Campania, Umbria e Sardegna. I sei, tutti alla guida di Regioni di centrosinistra, propongono un confronto istituzionale e una posizione comune: non parlano a nome di una decisione già assunta dalla Conferenza nel suo complesso.
Che cosa misurano le cifre a confronto
Il governo indica 3,4 miliardi in più per il Fondo sanitario nazionale, che arriverebbe a 146,3 miliardi nel 2027. L’aumento e il totale sono riportati nel comunicato del Consiglio dei ministri del 28 ottobre, che menziona anche interventi su pronto soccorso, tariffe ospedaliere, Alzheimer e demenze. Il Consiglio ha approvato il disegno di legge di bilancio: non si tratta ancora di una legge in vigore. La riproduzione del comunicato n. 195 del Consiglio dei ministri riporta questi dati.
Nella lettera, i presidenti richiamano anche i 2,4 miliardi attribuiti alla sanità nel Documento programmatico di bilancio (DPB). Le due cifre non sono semplicemente due totali alternativi dello stesso stanziamento: i 2,4 miliardi rappresentano l’impatto stimato della manovra sui saldi per il 2027, mentre i 3,4 miliardi sono l’aumento complessivo del Fondo comunicato dal governo. Una ricostruzione tecnica ha spiegato che ai 2,4 miliardi si aggiunge circa un miliardo già previsto. Perciò il confronto richiede di distinguere la base di calcolo e il perimetro delle risorse, non di sommare i valori. La spiegazione dell’impatto sul bilancio e dell’aumento del Fondo chiarisce la differenza.
| Cifra | Che cosa indica |
|---|---|
| 6,8 miliardi | Adeguamento del Fondo che i sei presidenti ritengono necessario |
| 2,4 miliardi | Impatto stimato della manovra sulla sanità nel DPB 2027 |
| 3,4 miliardi | Aumento complessivo del Fondo sanitario indicato dal governo |
| 1,6 miliardi | Costo complessivo annunciato per il voucher sanitario destinato agli over 75 |
Il voucher è un trasferimento alle persone, non al Fondo sanitario
Il governo ha annunciato un contributo di 300 euro per le persone con più di 75 anni e una pensione annua fino a 28.000 euro, destinato a spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale. Il costo complessivo indicato è di 1,6 miliardi. I dettagli su accesso, spese ammesse e decorrenze dipendono dal testo della legge di bilancio e dalle eventuali disposizioni attuative: l’annuncio, da solo, non definisce come la misura funzionerà.
La critica dei presidenti è politica e riguarda la destinazione delle risorse: secondo loro, quella somma dovrebbe rafforzare direttamente il Fondo e le strutture pubbliche. Definire il voucher un sostegno indiretto alla sanità privata è la loro valutazione, non una descrizione neutrale della misura. Il dissenso investe quindi sia l’ammontare del finanziamento pubblico sia il modo in cui il governo intende aiutare chi deve sostenere prestazioni non coperte dal servizio pubblico.
La richiesta arriva dopo settimane di confronto regionale
Il tema del finanziamento era già al centro delle iniziative regionali. Il 29 settembre la Conferenza delle Regioni aveva discusso dell’aumento dei costi sanitari, rinviando a un successivo lavoro delle commissioni la definizione di una stima dettagliata. Nel comunicato di quel giorno, il presidente Massimiliano Fedriga aveva indicato che le risorse dovevano corrispondere a esigenze documentate, fra cui retribuzioni del personale, farmaci e terapie innovative.
Il 20 ottobre i sei presidenti avevano già criticato le risorse che si ipotizzava di destinare alla sanità e richiamato la richiesta del ministro Orazio Schillaci di 5,5 miliardi aggiuntivi. Quel riferimento non coincide automaticamente con i 6,8 miliardi menzionati nella lettera del 30 ottobre: sono cifre attribuite a richieste e passaggi diversi, da non trattare come una serie omogenea senza precisarne la base. La nota congiunta del 20 ottobre documenta la posizione precedente.
La richiesta sui fondi si inserisce inoltre nell’Agenda delle Regioni presentata a Firenze, che tra le priorità indicava un finanziamento adeguato del Fondo sanitario e più flessibilità nell’uso delle risorse. L’Agenda esprimeva indirizzi da sottoporre al governo, ma non assegnava fondi né modificava le regole di spesa.
Il passaggio decisivo è l’esame parlamentare
Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di bilancio il 28 ottobre. Al 30 ottobre il testo non è ancora una legge in vigore: importi definitivi, requisiti e decorrenze potranno dipendere dall’esame parlamentare e dalle eventuali modifiche. Una riunione della Conferenza delle Regioni potrebbe definire una posizione comune dei territori, ma non cambierebbe da sola gli stanziamenti.
I prossimi passaggi concreti sono dunque l’eventuale convocazione della Conferenza da parte di Fedriga e l’avvio dell’iter parlamentare del disegno di legge. Per valutare che cosa riceveranno il Fondo sanitario e i potenziali beneficiari del voucher occorrerà attendere il testo legislativo e i relativi dettagli attuativi.
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