Salute
Over 60, volontariato e nipoti si associano a più soddisfazione, ma conta il carico
Uno studio su 10.021 italiani di almeno 60 anni collega il tempo dedicato a volontariato e cura dei bambini a una maggiore soddisfazione in alcuni gruppi. Assistenza ai familiari e impegni eccessivi mostrano associazioni meno favorevoli.
Per gli italiani con almeno 60 anni, essere impegnati non basta a sentirsi più soddisfatti: contano l’attività, il tempo che richiede, il giorno della settimana e il genere. Uno studio basato su diari giornalieri rileva associazioni favorevoli per il volontariato e la cura dei bambini in alcuni gruppi; l’assistenza agli adulti non autosufficienti e un carico eccessivo di cura dei piccoli sono invece legati a una soddisfazione minore in determinate condizioni. I risultati descrivono associazioni statistiche: non dimostrano che le attività provochino benessere o malessere.
La ricerca, pubblicata il 23 settembre 2026 su BMC Public Health, analizza 10.021 persone di almeno 60 anni attraverso l’Indagine Istat sull’uso del tempo del 2013. L’Università di Padova, che ha presentato i risultati il 30 ottobre, riferisce che nel campione il volontariato coinvolgeva il 2,3% degli over 60, la cura dei nipoti il 10%, quella degli adulti non autosufficienti l’8% e il lavoro retribuito il 6,4%.
Quali impegni si associano a una maggiore soddisfazione
Nei modelli statistici, il tempo dedicato al volontariato e alla cura dei bambini è associato a una maggiore soddisfazione di vita. Le associazioni differiscono però tra uomini e donne: quella con il volontariato emerge per gli uomini, mentre quella con la cura dei bambini riguarda le donne. Per queste ultime, la relazione favorevole si osserva quando l’impegno resta contenuto; dedicare troppo tempo alla cura dei piccoli è associato a risultati meno favorevoli.
La cura dei nipoti può quindi essere un’attività gratificante, ma i dati non autorizzano a considerarla benefica in ogni situazione. La quantità di tempo dedicata fa parte del risultato: non è soltanto la presenza o l’assenza di un impegno a distinguere i gruppi.
Quando la cura e il lavoro pesano di più
Un quadro meno favorevole emerge per l’assistenza agli adulti non autosufficienti. L’associazione con una minore soddisfazione riguarda le donne ed è particolarmente evidente nel fine settimana, quando le responsabilità di cura possono limitare riposo e tempo libero. Secondo l’Università di Padova, l’assistenza agli adulti continua a ricadere soprattutto sulle donne.
Anche il lavoro retribuito nel fine settimana si associa a una minore soddisfazione. Nel complesso, però, il legame tra lavoro e soddisfazione è debole; la presentazione dell’Ateneo riferisce segnali leggermente positivi per le donne nei giorni feriali e negativi nel weekend. Alessandra Buja, coautrice dello studio, osserva che «il lavoro può dare soddisfazione in età anziana», ma in rapporto alla compatibilità con riposo, relazioni familiari e tempo libero.
| Attività | Associazione osservata |
|---|---|
| Volontariato | Associato a maggiore soddisfazione negli uomini; la presentazione dell’Ateneo segnala un legame particolarmente favorevole nel fine settimana. |
| Cura dei bambini | Associata a maggiore soddisfazione nelle donne se l’impegno è contenuto; un carico eccessivo è associato a risultati meno favorevoli. |
| Assistenza ad adulti non autosufficienti | Associata a minore soddisfazione nelle donne, soprattutto nel fine settimana. |
| Lavoro retribuito | Legame complessivamente debole; il lavoro nel fine settimana è associato a minore soddisfazione. |
Che cosa misurano i diari e quali sono i limiti
La ricerca utilizza un sottocampione dell’Indagine Istat sull’uso del tempo, rilevazione nazionale che ricostruisce come le persone distribuiscono le attività nelle 24 ore. Secondo l’Ateneo, i diari registrano ciò che si fa ogni dieci minuti. Gli autori mettono in relazione il tempo dedicato a diverse attività con la soddisfazione di vita, considerando anche differenze di genere e tra giorni feriali e fine settimana.
Il riferimento temporale è importante: i dati riguardano il 2013, quindi descrivono le persone osservate allora, non le abitudini degli over 60 di oggi. Inoltre, l’analisi è osservazionale. Non può stabilire se un impegno aumenti o riduca la soddisfazione, né escludere che condizioni personali e familiari influenzino sia l’organizzazione del tempo sia il giudizio sulla propria vita.
Come spiega la coautrice Maria Letizia Tanturri, «non basta suggerire agli anziani di dedicarsi ad attività utili e produttive» per garantire che si sentano bene. Il risultato non è un invito a rinunciare al volontariato o alla cura dei nipoti: indica piuttosto che la formula dell’“invecchiamento attivo” non distingue da sola tra un’attività scelta e gratificante e una responsabilità che sottrae tempo al riposo.
L’Università di Padova richiama la necessità di sostenere le famiglie e distribuire più equamente le responsabilità di cura, soprattutto per evitare che si trasformino in un sovraccarico per le donne. Lo studio non valuta specifiche misure di sostegno: i prossimi passaggi concreti per la ricerca saranno capire come siano cambiati questi impegni dopo il 2013 e quali condizioni permettano di conciliarli con il tempo libero.
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