Ciclismo
Pogačar: altre due fratture vertebrali dopo la caduta alla Vuelta
Una risonanza ha rilevato fratture alle vertebre T1 e T2, oltre alla C7 già nota. Pogačar racconta la convalescenza e chiede più attenzione alla sicurezza dei percorsi.
Una risonanza magnetica eseguita in Slovenia ha rilevato altre due fratture vertebrali a Tadej Pogačar: alle vertebre T1 e T2, in aggiunta alla C7 già diagnosticata dopo la caduta alla Vuelta a España del 29 agosto. Il campione sloveno ne ha parlato in un’intervista a The Athletic, riportata dalla Gazzetta dello Sport. Ha raccontato vertigini, difficoltà nella vita quotidiana e un periodo in cui si è sentito depresso; ora ha ripreso ad allenarsi, ma dice di dover ancora evitare cadute e sforzi per il collo e il braccio sinistro.
La notizia amplia il quadro degli infortuni reso noto dopo l’incidente, ma non equivale a un nuovo bollettino medico: le fratture T1 e T2 sono riferite dal corridore nell’intervista. Pogačar ha anche chiesto agli organizzatori e all’UCI più attenzione alla sicurezza dei percorsi, soprattutto nell’ultimo tratto delle gare. La richiesta si inserisce in regole e misure già esistenti o approvate per il futuro, ma non risulta accompagnata da un nuovo provvedimento specifico adottato in risposta alle sue parole.
Che cosa ha rivelato la risonanza
Secondo il racconto di Pogačar, l’esame in Slovenia, svolto circa due settimane prima dell’intervista, ha mostrato fratture alle vertebre toraciche T1 e T2 oltre alla frattura cervicale C7 già nota. Il primo quadro reso pubblico comprendeva anche una commozione cerebrale e una frattura della clavicola sinistra: lo aveva comunicato la squadra, che aveva inoltre annunciato l’intervento alla clavicola e lo stop alle gare per il resto del 2026.
Quando ha saputo che le vertebre fratturate erano tre, Pogačar ha detto di essersi sentito soprattutto sollevato di essere vivo e di riuscire a stare in piedi. La C7 si trova nel tratto cervicale, mentre T1 e T2 sono le prime due vertebre toraciche, subito sotto il collo. Nell’intervista il corridore non ha fornito dettagli clinici sulle fratture, né è stato diffuso un bollettino medico pubblico aggiornato che descriva le lesioni T1 e T2.
La caduta e il ritiro dalla Vuelta
L’incidente è avvenuto durante l’ottava tappa, da Puçol a Xeraco, mentre Pogačar indossava la maglia rossa di leader. Il resoconto ufficiale della tappa riferisce che il corridore è caduto ad alta velocità prima della salita al Puerto de Barx, ha provato a ripartire e poi ha raggiunto l’ambulanza, abbandonando la corsa. La tappa è stata vinta allo sprint da Bryan Coquard.
La caduta è avvenuta ben prima dell’arrivo, non negli ultimi 500 metri su cui Pogačar concentra parte del suo appello sulla sicurezza. È un distinguo importante: il suo invito a ridurre i pericoli nel finale non va letto come una ricostruzione della causa dell’incidente, che nell’intervista non viene stabilita come conseguenza di una buca, di un dosso o di una rotatoria.
Una convalescenza fisica e psicologica
Pogačar ha descritto le prime settimane dopo l’incidente come un periodo difficile anche sul piano mentale. Ha riferito di aver avuto vertigini quando si alzava e di aver avuto bisogno di aiuto per attività quotidiane. Ha detto di essersi sentito depresso e di non riuscire, in alcuni momenti, a provare emozioni. La ripresa graduale sui rulli e gli appuntamenti quotidiani con il fisioterapista, ha raccontato, lo hanno aiutato a stare meglio anche psicologicamente.
Il corridore avrebbe voluto partecipare ai Campionati europei del 4 ottobre, in Slovenia, vicino alla casa dei genitori. Ma, secondo il suo resoconto, un controllo dopo tre settimane mostrava che la frattura non era guarita abbastanza per tornare a gareggiare. La squadra aveva già annunciato il 5 settembre che non sarebbe rientrato alle corse nel resto della stagione: il direttore medico Adrian Rotunno aveva indicato la necessità di far recuperare le lesioni e seguire una riabilitazione graduale, anche per la commozione cerebrale.
Al 31 ottobre Pogačar ha riferito di essere tornato ad allenarsi e di non avvertire particolari fastidi, pur dovendo ancora evitare cadute, sollevamenti pesanti con il braccio sinistro e sforzi eccessivi per il collo. Allenarsi non significa però avere il via libera per gareggiare: la squadra aveva escluso un rientro nel 2026 e non è stata indicata una data per il ritorno alle competizioni.
Che cosa chiedono i corridori e che cosa prevedono le regole
Pogačar sostiene che le velocità in gara siano aumentate mentre gli arrivi sono rimasti simili. Chiede quindi di prestare maggiore attenzione alla preparazione dei percorsi, citando fondi dissestati, buche, dossi artificiali e rotatorie, in particolare negli ultimi 500 metri. È un appello del corridore, non l’annuncio di una nuova norma.
Le disposizioni UCI per il 2026 già chiedono agli organizzatori di valutare i rischi del tracciato. Se è previsto un arrivo in gruppo, indicano di evitare restringimenti, isole spartitraffico e dossi artificiali negli ultimi 20 chilometri e di non lasciare ostacoli di questo tipo nell’ultimo chilometro; se non è possibile rimuoverli, vanno predisposte segnalazioni adeguate. Gli organizzatori devono inoltre fornire alle squadre una valutazione dei rischi negli ultimi 3-5 chilometri. Queste regole documentano obblighi di pianificazione e informazione, ma non dimostrano da sole che ogni percorso sia privo di pericoli.
Un’altra misura riguarda le barriere: il 22 settembre 2026 il comitato direttivo dell’UCI ha approvato nuove regole per quelle utilizzate negli ultimi 200 metri prima del traguardo. Per le gare WorldTour maschili e femminili entreranno in vigore dalla stagione 2027. È una decisione già presa, ma distinta dalla richiesta di Pogačar di intervenire su buche, dossi, rotatorie e condizioni generali del fondo stradale.
Tra le misure già operative c’è anche il protocollo della “zona sprint”: nelle tappe con arrivo in volata, l’organizzatore può chiedere all’UCI di estendere da tre fino a un massimo di cinque chilometri la zona in cui, in caso di incidente registrato, a un corridore viene attribuito il tempo del gruppo con cui viaggiava. La regola riduce la pressione legata ai distacchi in classifica negli ultimi chilometri, ma non elimina gli ostacoli né sostituisce la messa in sicurezza del percorso.
Il passaggio successivo sarà applicare le regole sulle barriere dal 2027 e continuare il lavoro di valutazione e prevenzione dei rischi affidato agli organizzatori e agli organismi del ciclismo. Pogačar, intanto, ha indicato come priorità il recupero senza esporsi a una nuova caduta; al momento non ha annunciato quando tornerà a gareggiare.
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