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Mutui, cosa cambia dopo l’ultimo stop della BCE del 18 dicembre
Tassi fermi al 2% e mutui che cambiano faccia. Nel 2025 la rata del variabile “tipo” scende di circa 50 euro, mentre il fisso rincara con l’IRS. Cosa significa per chi deve scegliere oggi e per il 2026
La Banca Centrale Europea ha chiuso il 2025 senza nuovi ritocchi: nella riunione di giovedì 18 dicembre il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di riferimento.
Eppure, per chi ha un mutuo (o sta per firmarne uno) l’anno che finisce racconta una storia meno “ferma”: secondo i calcoli di Facile.it, nel 2025 la rata del variabile su un mutuo standard si è ridotta di circa 50 euro al mese, mentre sul fronte fisso si è visto un leggero irrigidimento delle condizioni, legato al rialzo dell’IRS.
La decisione BCE del 18 dicembre
Nel comunicato ufficiale della BCE la fotografia è netta: i tassi restano invariati e la banca centrale conferma un approccio “data-dependent” e riunione per riunione, senza pre-impegnarsi su un percorso già scritto. I tassi chiave rimangono quindi a 2,00% (deposit facility), 2,15% (rifinanziamento principale) e 2,40% (marginale).
Dentro la stessa nota c’è anche un messaggio importante per i mercati (e indirettamente per i mutui): le nuove proiezioni dello staff BCE indicano inflazione media 2026 all’1,9% e crescita 2026 all’1,2%, con una dinamica dei servizi vista in discesa più lenta.
Mutui variabili: perché nel 2025 la rata è scesa (e di quanto)
La chiave del variabile è sempre la stessa: Euribor + spread. Nel 2025, con i tagli già realizzati nei mesi precedenti e con un quadro di tassi BCE ormai stabilizzato, l’Euribor ha smesso di correre e la rata ha respirato. Facile.it stima che un mutuo variabile standard sia passato da 666 euro di rata mensile a inizio 2025 a circa 617 euro a fine anno, per un calo di ~50 euro.
Per capire “dove siamo” oggi, un riferimento utile è l’Euribor a 3 mesi, che a metà dicembre viaggia intorno al 2,06–2,07% (ordine di grandezza coerente con quanto indicato nel comunicato).
L’evoluzione della rata (gennaio 2022 → dicembre 2025)
Dati del comunicato Facile.it:
| Mese | TAN | Rata mensile | Diff. vs gennaio 2022 |
| Gennaio 2022 | 0,67% | 456 € | — |
| Gennaio 2023 | 3,33% | 619 € | +163 € |
| Gennaio 2024 | 5,16% | 748 € | +292 € |
| Gennaio 2025 | 4,02% | 666 € | +210 € |
| Dicembre 2025 | 3,30% | 617 € | +161 € |
Il punto, però, è anche psicologico: dopo anni in cui il variabile è stato sinonimo di “brivido”, oggi molti tornano a guardarlo perché parte con una rata più bassa. Ma il rischio di oscillazione non scompare: cambia solo lo scenario.
Mutui fissi: perché nel 2025 “pesano” di più nonostante lo stop BCE
Qui entra in scena l’altro indice chiave: l’IRS (il riferimento per i mutui a tasso fisso). Nel comunicato Facile.it si evidenzia che l’IRS a 25 anni è salito in media da 2,4% (gennaio 2025) a 3,1% (ultimo mese), trasferendosi almeno in parte sulle condizioni proposte ai nuovi mutuatari.
Tradotto in vita reale: per un mutuo standard, la rata del fisso sarebbe circa 40 euro più alta rispetto a inizio anno.
Facile.it lega il movimento dell’IRS all’andamento del mercato obbligazionario europeo e alla competizione con altri asset più “appetibili” per gli investitori. Il risultato pratico è che, anche se la BCE si ferma, il fisso non è automaticamente destinato a scendere: dipende da come si muovono rendimenti e aspettative sul lungo periodo.
2026: rate stabili? Cosa dicono i futures sugli Euribor
Guardare oltre dicembre è inevitabile, soprattutto per chi sta scegliendo oggi tra fisso e variabile. Nel comunicato, Facile.it cita i futures sugli Euribor (aggiornati al 10 dicembre 2025) che, per il 2026, non indicano scossoni: l’idea di fondo è stabilità con oscillazioni contenute.
La tabella Facile.it ipotizza infatti un quadro quasi piatto:
| Mese | TAN | Rata mensile | Diff. vs dicembre 2025 |
| Gennaio 2026 | 3,31 | 618 € | +1 € |
| Giugno 2026 | 3,32 | 619 € | +2 € |
Il contesto BCE, oggi, rafforza questa lettura: la banca centrale ribadisce che deciderà in base ai dati e che l’obiettivo è mantenere l’inflazione stabile al 2% nel medio periodo.
Per chi ha un variabile, il messaggio è: meno montagne russe rispetto al passato recente, ma attenzione a eventuali sorprese macro (inflazione, salari, energia).
Le offerte “tipo” oggi: variabile torna più conveniente (ma non per tutti)
Nella scelta concreta, però, conta la differenza di rata “qui e ora”. Facile.it fotografa così le migliori offerte online su un caso-tipo: 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%.
- Variabile: TAN da 2,54%, rata 554,5 euro
- Fisso: TAN da 3,10%, rata 604 euro
Differenza: circa 50 euro al mese a favore del variabile.
Ed è qui che si gioca la partita vera: vantaggio immediato contro certezza nel tempo. Il fisso costa di più oggi, ma mette al riparo da rialzi futuri; il variabile è più leggero in partenza, ma può cambiare.
Come scegliere nel 2026 senza farsi “ingannare” dal tasso di partenza
Per evitare scelte emotive (o troppo ottimistiche), alcuni punti pratici aiutano più di mille previsioni:
- Orizzonte di permanenza: se pensi di vendere/cambiare casa in pochi anni, la rata iniziale pesa di più; sul lungo periodo conta la stabilità;
- Budget mensile: se la tua sostenibilità è “tirata”, il variabile può diventare un problema anche con oscillazioni moderate;
- Propensione al rischio: la domanda è semplice: se la rata salisse di 80–100 euro, reggeresti senza stress?
- Strategie ibride: valutare surroga, opzioni di switch, o durate diverse può fare più differenza di 20 punti base sul TAN.
Il consiglio resta quello richiamato da Facile.it: farsi supportare da un consulente per leggere pro e contro in base al profilo, non in base al titolo del momento.
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