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Mutui, rate in aumento anche senza rialzi BCE: cosa sta succedendo
Le rate dei mutui variabili tornano a salire nonostante la BCE ferma. Colpa dell’Euribor in crescita: entro fine 2026 aumenti fino a 47 euro al mese. Fisso ancora competitivo ma attenzione all’inflazione
Nonostante la Banca Centrale Europea non abbia modificato i tassi, le famiglie italiane iniziano a fare i conti con una nuova crescita delle rate dei mutui. Un paradosso solo apparente, che trova spiegazione nell’andamento dei mercati finanziari e, in particolare, dell’Euribor.
Rate dei mutui in salita già da aprile, i primi segnali
Ad aprile 2026 Facile.it ha è registrato un primo aumento delle rate dei mutui variabili. Secondo le stime, una rata standard è cresciuta di circa 5 euro, con un ulteriore incremento atteso anche per il mese di maggio.
A incidere non è stata una decisione diretta della BCE, bensì il rialzo dell’Euribor, l’indice di riferimento per la maggior parte dei mutui variabili in Italia. Dopo mesi di stabilità, il parametro è tornato a salire, passando da circa il 2% fino a sfiorare il 2,15%, con picchi anche superiori.
Dietro questo movimento si intravedono le tensioni geopolitiche internazionali, che stanno influenzando le aspettative dei mercati.
Euribor in crescita
Gli esperti sottolineano un elemento cruciale: l’Euribor tende spesso ad anticipare le decisioni della politica monetaria.
Il recente rialzo potrebbe quindi indicare che la BCE è pronta a intervenire nei prossimi mesi. Le previsioni più accreditate parlano di un possibile intervento già a giugno 2026, con ulteriori aggiustamenti nel corso dell’anno.
Se queste ipotesi si concretizzassero, le conseguenze sulle rate sarebbero inevitabili.
Quanto aumenteranno le rate entro fine 2026
Le simulazioni indicano un trend chiaro: la crescita sarà graduale ma costante. Per un mutuo standard la rata potrebbe passare da 621 euro attuali a 642 euro entro l’estate, fino a sfiorare i 670 euro entro fine anno. In termini concreti, significa un aumento complessivo di circa 47 euro mensili entro dicembre 2026.
Un dato che, su base annuale, può tradursi in centinaia di euro in più per le famiglie.
Tassi fissi ancora competitivi
In questo scenario di incertezza, il tasso fisso continua a rappresentare una valida alternativa. Le banche stanno infatti mantenendo condizioni favorevoli, grazie a spread molto contenuti e, in alcuni casi, addirittura prossimi allo zero.
Secondo gli esperti, nel 2026 la competizione tra istituti di credito si concentrerà proprio su questo segmento, mantenendo le offerte stabili almeno nel breve periodo. Tuttavia, resta una variabile fondamentale: l’inflazione. Se dovesse tornare a crescere, potrebbe influenzare anche i tassi fissi attraverso il mercato obbligazionario.
Aumenta l’importo medio richiesto dei mutui
Nonostante il contesto incerto, il mercato dei mutui continua a mostrare segnali positivi.
Nei primi tre mesi del 2026 l’importo medio richiesto è salito a 139.564 euro (+2,5%) e l’età media dei richiedenti è leggermente diminuita, scendendo a 40 anni. Un altro dato significativo riguarda le surroghe, che sono calate dal 31% al 20%, segno di un mercato meno orientato alla rinegoziazione e più alla nuova richiesta.
Fisso o variabile? La scelta resta aperta
Sul fronte delle preferenze, il tasso fisso resta il più scelto dagli italiani, ma cresce l’interesse verso soluzioni variabili o miste, oggi pari all’8% delle richieste.
Le migliori offerte attuali mostrano:
- tasso variabile al 2,35% con rata iniziale di circa 556 euro
- tasso fisso dal 2,99% con rata intorno ai 597 euro
La differenza, circa 40 euro al mese, rappresenta il prezzo della stabilità contro il rischio di oscillazioni future.
Uno scenario ancora incerto per famiglie e mutuatari
Il quadro che emerge è quello di un mercato in evoluzione, dove le decisioni della BCE pesano, ma non sono l’unico fattore determinante. Le dinamiche globali, le aspettative degli investitori e l’andamento dell’inflazione continueranno a influenzare le rate nei prossimi mesi.
Per chi deve scegliere oggi, la parola chiave resta una sola: valutazione personalizzata, magari con il supporto di un esperto.
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