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Lavoro

Retribuzioni, a settembre +2,5%: nel privato restano sotto l’inflazione

A settembre 2026 le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 2,5% in un anno, contro il 4,2% dell’IPCA. Nel privato l’incremento è stato del 2,3%; 2,5 milioni di dipendenti erano interessati da contratti in attesa di rinnovo.

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Illustrazione di un lavoratore generico accanto a una cartella contrattuale chiusa e a poche monete.
Le retribuzioni contrattuali nel privato sono cresciute meno dei prezzi a settembre 2026; milioni di dipendenti erano interessati da contratti in attesa di rinnovo. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

A settembre 2026 le retribuzioni contrattuali orarie sono rimaste ferme rispetto ad agosto e sono aumentate del 2,5% in un anno. Nel settore privato la crescita è stata del 2,3%, contro il 4,2% dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA): una distanza di 1,9 punti percentuali. È il secondo trimestre consecutivo in cui, secondo l’Istat, l’aumento delle retribuzioni contrattuali resta sotto quello dei prezzi. Intanto, a fine settembre, 19 contratti collettivi erano in attesa di rinnovo e riguardavano circa 2,5 milioni di dipendenti.

I dati fanno parte della rilevazione Istat sulle retribuzioni contrattuali nel terzo trimestre 2026. Il confronto con l’IPCA usa i dati di settembre per entrambi gli indici: mette a confronto l’andamento medio delle retribuzioni regolate dai contratti e quello dei prezzi, ma non misura la perdita di potere d’acquisto di ogni singolo lavoratore.

In sintesi: il divario tra prezzi e retribuzioni contrattuali è più ampio nel privato; gli aumenti variano molto tra comparti; il totale dei dipendenti in attesa di rinnovo comprende anche la pubblica amministrazione, che ne conta circa 1,4 milioni.

Che cosa misura il confronto tra retribuzioni e prezzi

L’indice delle retribuzioni contrattuali segue le variazioni dei compensi stabiliti dalla contrattazione nazionale, al netto degli effetti dovuti ai cambiamenti nella composizione dell’occupazione. Non coincide con il netto in busta paga e non descrive l’aumento ricevuto da ogni dipendente: voci individuali e condizioni di lavoro possono differire da quelle rappresentate dall’indice. La guida Istat agli indici retributivi chiarisce che l’indice orario misura la variazione della retribuzione contrattuale per unità di tempo lavorata.

L’IPCA, invece, misura l’evoluzione dei prezzi dei beni e servizi acquistati dalle famiglie secondo criteri armonizzati a livello europeo. È utile per confrontare la dinamica dei prezzi con quella delle retribuzioni, ma Eurostat precisa che l’IPCA non è un indice del costo della vita. Anche la spesa effettiva varia da famiglia a famiglia.

A settembre l’IPCA è salito del 4,2% su base annua, secondo i dati definitivi Istat sui prezzi al consumo. Il confronto con il +2,3% delle retribuzioni private dà una differenza di 1,9 punti: si tratta della sottrazione tra due variazioni annue, non di una stima della perdita di reddito reale individuale.

Indicatore, settembre 2026 Variazione annua
Retribuzioni contrattuali, totale economia +2,5%
Retribuzioni contrattuali, settore privato +2,3%
Retribuzioni contrattuali, pubblica amministrazione +3,2%
Prezzi al consumo, IPCA +4,2%

Gli aumenti cambiano tra settori e contratti

La media del settore privato comprende andamenti diversi: su base annua le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,3% in agricoltura, del 2,6% nell’industria e del 2,1% nei servizi privati. Nella pubblica amministrazione l’aumento è stato del 3,2%. Tra i comparti con gli incrementi annui più elevati figurano scuola (+5,5%), telecomunicazioni (+5,1%) e igiene ambientale (+5,0%); l’incremento è stato nullo, invece, per farmacie private, funzioni centrali, forze dell’ordine, forze armate e vigili del fuoco.

Questi dati descrivono gli indici dei rispettivi contratti, non l’aumento uniforme delle buste paga in ciascun settore. Nel periodo gennaio-settembre 2026, l’indice medio delle retribuzioni orarie è cresciuto del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025: un confronto sul periodo di nove mesi, distinto dal dato annuo riferito al solo settembre.

Rinnovi: 1,1 milioni di lavoratori nel privato

I 2,5 milioni di dipendenti interessati da contratti in attesa di rinnovo non appartengono tutti al settore privato. A fine settembre, circa 1,1 milioni erano nel privato — oltre tre quarti nei servizi — e circa 1,4 milioni nella pubblica amministrazione. Nel terzo trimestre sono stati recepiti sette contratti, tutti relativi al pubblico impiego.

Nel complesso, 56 contratti collettivi in vigore per la parte economica coprivano circa 10,6 milioni di dipendenti, pari all’80,8% del totale considerato dall’indagine. La copertura era dell’89,1% nel privato e del 50,7% nella pubblica amministrazione. Il quadro aiuta a distinguere la situazione dei due settori: la quota di dipendenti pubblici in attesa di rinnovo è scesa al 49,3%, mentre nel privato la dinamica delle retribuzioni, secondo l’Istat, è inferiore a quella dell’inflazione già da aprile 2026.

L’attesa media scende, ma non in tutti i settori

Tra i lavoratori con un contratto scaduto, il tempo medio di attesa per il rinnovo è sceso a 20,8 mesi a settembre 2026, dai 27,9 mesi dello stesso mese del 2025. La media combina però due direzioni diverse: nel privato l’attesa è salita da 18,6 a 20,4 mesi; nella pubblica amministrazione è calata da 36,9 a 21 mesi. L’Istat collega la diminuzione nel pubblico ai rinnovi per il triennio 2025-2027.

La media riguarda chi ha già un contratto scaduto: non indica da quanto tempo siano aperte tutte le trattative né quando si concluderà ciascun negoziato. E i dati di settembre non incorporano l’andamento retributivo dei mesi successivi. Per esempio, la stima preliminare Istat per ottobre ha registrato un IPCA in aumento del 5,6% su base annua; è un dato di un altro mese, da non confrontare direttamente con le retribuzioni contrattuali di settembre. La stima Istat dei prezzi di ottobre offre il quadro più recente dell’inflazione, mentre l’approfondimento sui rincari energetici di ottobre ne descrive una delle componenti principali.

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