Lavoro
Stellantis chiude Douvrin: 337 lavoratori accompagnati, ma non tutti verso ACC
Il 30 ottobre 2026 è cessata l’attività dello stabilimento Stellantis di motori a Douvrin. L’azienda riferisce di 337 lavoratori accompagnati verso diverse soluzioni: il dato non indica quanti siano passati alla fabbrica di batterie ACC.
Il 30 ottobre 2026 Stellantis ha cessato l’attività del suo stabilimento di motori a Douvrin, nel Pas-de-Calais, dopo 57 anni. La chiusura del sito motoristico non coincide però con quella della vicina fabbrica di batterie ACC: sono impianti distinti, e la presenza di ACC non significa che tutti i lavoratori di Stellantis siano stati trasferiti lì.
Il punto è rilevante perché i numeri circolati sulla ricollocazione descrivono percorsi diversi. Secondo quanto riferito da Stellantis ai rappresentanti dei lavoratori e riportato dall’AFP, nei dodici mesi precedenti 337 dipendenti erano stati accompagnati verso mobilità interna, impieghi esterni o misure per i lavoratori senior. La comunicazione non specifica quanti siano entrati in ACC.
La chiusura è arrivata dopo un arresto in due fasi
Il calendario distingue la fine della produzione dei motori dall’ultima attività industriale. La produzione si è fermata il 24 luglio; le lavorazioni residue sono proseguite fino al 30 ottobre, data della cessazione completa dell’attività Stellantis nello stabilimento. Fondato nel 1969 come Française de Mécanique da Peugeot e Renault, Douvrin ha prodotto oltre 40 milioni di motori, secondo il resoconto dell’AFP.
Questa distinzione aiuta anche a leggere le diverse cifre sul personale. A luglio Stellantis indicava meno di 50 dipendenti a tempo indeterminato ancora da ricollocare e circa 50 interinali presenti. Si trattava di una fotografia di quel momento e dei lavoratori rimasti a Douvrin, non del bilancio definitivo di tutti i percorsi di uscita o trasferimento.
ACC è un’opportunità di lavoro, non un trasferimento automatico
La fabbrica ACC di Billy-Berclau/Douvrin produce batterie per auto elettriche ed è ancora attiva. La società, nella sua pagina dedicata allo stabilimento, pubblica anche offerte di lavoro. La vicinanza geografica, tuttavia, non rende equivalenti i posti: passare dalla produzione e lavorazione di motori alla fabbricazione di batterie può richiedere mansioni e competenze differenti.
Anche l’accordo Stellantis con le parti sociali va letto come una cornice, non come un consuntivo. Il testo prevedeva la possibilità di accompagnare fino a 300 dipendenti verso ACC entro il 30 ottobre 2026. È un obiettivo massimo previsto dall’accordo, non la conferma che 300 persone siano state effettivamente assunte dalla società. Il dato dei 337 lavoratori accompagnati, riferito dall’azienda, comprende inoltre canali diversi.
Le organizzazioni sindacali hanno dato rilievo alla perdita di un sito industriale e ai percorsi dei dipendenti. In una nota del 30 ottobre, FO ha descritto la chiusura come la fine di una storia industriale di 57 anni e ha riconosciuto il lavoro svolto per trovare soluzioni per il personale. La nota non fornisce però una ripartizione numerica degli esiti.
Il bilancio occupazionale resta distinto dalla riconversione industriale
La transizione di Douvrin non si misura soltanto confrontando i motori non più prodotti con le batterie realizzate a poca distanza. Occorre distinguere almeno tre risultati: i lavoratori trasferiti ad ACC, quelli ricollocati altrove o usciti attraverso misure senior, e l’occupazione complessiva generata dalla nuova attività. Le fonti consultate non consentono di ricostruire il numero finale per ciascun gruppo né la situazione individuale dopo la chiusura.
È quindi documentato che Stellantis ha chiuso il proprio stabilimento e che l’azienda riferisce di aver accompagnato 337 dipendenti attraverso più soluzioni. Non è invece documentato, con i dati disponibili, che quel numero corrisponda a trasferimenti in ACC o che la nuova fabbrica abbia assorbito integralmente l’occupazione persa. La differenza tra i due impianti è il nodo concreto per valutare la riconversione: una nuova attività industriale può mantenere lavoro sul territorio, ma non dimostra da sola che ogni posto e ogni percorso professionale siano stati preservati.
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