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Economia

Unioncamere: 20mila imprese potrebbero avviare o ampliare l’export

Un’indagine su 4.500 aziende individua circa 20mila imprese con potenziale sui mercati esteri. Il rapporto relativo è più alto nel Mezzogiorno; la stima non significa che siano già esportatrici.

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Casse anonime accanto a un contenitore da spedizione in porto, con una nave portacontainer sullo sfondo.
Un contenitore e alcune casse evocano il potenziale delle imprese non ancora esportatrici; la nave sullo sfondo richiama i mercati internazionali. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Circa 20mila imprese italiane potrebbero avviare o sviluppare attività sui mercati esteri, ma ancora non esportano. È la stima diffusa il 28 ottobre 2026 da Unioncamere, sulla base di un’indagine condotta con il Centro studi Tagliacarne su 4.500 imprese. Il numero descrive un bacino potenziale, non aziende che abbiano già iniziato a vendere oltreconfine o che certamente lo faranno. La presentazione dell’indagine da parte di Unioncamere confronta anche produttività, programmi d’investimento e aspettative delle imprese esportatrici e di quelle attive solo sul mercato interno.

Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ha spiegato che l’ente intende concentrare la propria azione sul bacino individuato per accompagnare le aziende nel percorso di internazionalizzazione. La stima si inserisce nell’accordo tra Unioncamere e ministero degli Esteri volto, secondo Prete, ad ampliare la platea delle imprese esportatrici e rafforzarne la presenza sui mercati internazionali. Nel comunicato non sono indicati un incentivo specifico, risorse assegnate o scadenze per le singole aziende.

Il potenziale relativo è maggiore nel Mezzogiorno

In rapporto alle imprese che già esportano nelle rispettive aree, il bacino potenziale è più ampio nel Mezzogiorno: 21 potenziali esportatrici ogni 100 aziende già esportatrici, contro 13 nel Centro-Nord. È un confronto tra proporzioni, non il numero assoluto di aziende interessate nelle due aree. Il comunicato non pubblica una ripartizione territoriale completa delle circa 20mila imprese.

Il dato segnala un margine relativo più ampio al Sud, ma non spiega da solo perché le aziende individuate non siano ancora presenti sui mercati internazionali. La nota del 2026, inoltre, non descrive i criteri usati per stimare il bacino né la sua composizione per dimensione, settore e territorio. Perciò il rapporto territoriale non basta a ricostruire quali ostacoli debbano affrontare le singole imprese.

Produttività, investimenti e aspettative di crescita

Secondo l’indagine, a parità di dimensione, settore e localizzazione, le imprese esportatrici registrano una produttività del lavoro superiore di circa il 20% rispetto a quelle che non esportano. Unioncamere riferisce anche un aumento di circa il 6% all’avvio dell’attività sui mercati esteri rispetto alla fase in cui l’impresa operava solo sul mercato interno. Sono risultati dell’analisi: non dimostrano che l’export sia l’unica causa della maggiore produttività.

Le differenze riguardano anche i programmi d’investimento, che esprimono intenzioni e non spese già effettuate. Per il triennio 2026-2028, il 43% delle imprese esportatrici prevede investimenti in ricerca e sviluppo, contro il 16% delle altre. Per le tecnologie 4.0 le quote sono rispettivamente 51% e 28%; per la transizione verde, 47% e 28%. Un’impresa esportatrice su tre si attende inoltre un aumento del fatturato nel 2027, contro il 22% delle non esportatrici.

L’indagine segnala differenze anche sul fronte delle competenze: il 61% delle esportatrici prevede di investire nell’aggiornamento professionale dei dipendenti, contro il 48% delle altre aziende; il 20% programma l’ingresso di lavoratori altamente specializzati, rispetto al 9% delle non esportatrici. L’intelligenza artificiale è già utilizzata dal 26% delle esportatrici e dal 19% delle non esportatrici.

Che cosa sappiamo dei servizi camerali

Per il periodo 2020-2024, l’analisi di Unioncamere rileva che le imprese che hanno utilizzato i servizi camerali per l’internazionalizzazione hanno avuto una probabilità di iniziare a esportare superiore del 41,4% rispetto a quelle non servite. Il valore delle esportazioni è risultato più alto del 21,8%, con un impatto aggiuntivo complessivo stimato tra 600 e 800 milioni di euro. Per le imprese meridionali beneficiarie, il comunicato indica un impatto stimato sul valore delle esportazioni del 65,3%.

Queste sono stime riferite alle imprese analizzate, non una garanzia che il ricorso a un servizio produca lo stesso risultato per ogni azienda. Il comunicato non illustra nel dettaglio il metodo usato per calcolare gli effetti: non consente quindi di attribuire automaticamente ai servizi camerali, da soli, tutte le differenze osservate.

La stima del 2025 e il confronto con il dato attuale

Nel maggio 2025 Unioncamere aveva individuato oltre 17mila imprese potenzialmente esportatrici sulla base dei dati sulla struttura delle aziende e delle loro attività tra il 2015 e il 2021. Quell’analisi distingueva tra imprese “aspiranti”, che non avevano mai esportato nel periodo considerato, ed “emergenti”, che esportavano in modo occasionale ma potevano consolidare la propria presenza. Il rapporto metodologico del 2025 rilevava inoltre che 5.385 imprese classificate come potenziali avevano esportato nel 2022: 69 avevano avviato le vendite all’estero e 5.316 avevano proseguito un’attività occasionale.

Lo stesso rapporto stimava che, se le potenziali esportatrici fossero state messe in condizione di operare stabilmente sui mercati internazionali, il volume complessivo dell’export nazionale avrebbe potuto crescere tra il 2,6% e il 3%. Era una stima condizionata, non una previsione di export effettivamente realizzato. Il passaggio da oltre 17mila imprese nel rapporto 2025 a circa 20mila nell’indagine attuale non va letto come un aumento diretto di 3mila aziende: le analisi hanno basi e periodi di riferimento diversi.

I prossimi passaggi: accompagnare le imprese

La cifra diffusa da Unioncamere individua una platea sulla quale l’ente dichiara di voler concentrare attività di accompagnamento. Il comunicato non specifica ancora quali strumenti saranno offerti, quali aziende potranno accedervi né con quali tempi. Per capire quante delle imprese potenziali riusciranno a trasformare questa possibilità in vendite estere serviranno quindi informazioni sui criteri di selezione e sulle iniziative operative, oltre ai risultati che saranno misurati nel tempo.

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