Seguici su

EuropaCina

Industrial Accelerator Act, Eskelund lo paragona alle politiche cinesi

Jens Eskelund paragona la proposta europea alle politiche industriali di Pechino. Ma l’atto è ancora in negoziato: ecco quali strumenti prevede e perché il confronto non equivale a dire che i due sistemi siano uguali.

Avatar

Pubblicato

il

Illustrazione di una linea siderurgica con nastri d’acciaio e macchinari in un impianto industriale.
L’Industrial Accelerator Act propone strumenti per sostenere la produzione industriale nell’Ue; il testo è ancora in negoziato. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

«Nell’Industrial Accelerator Act non vedo nulla che la Cina non abbia già messo in atto»: così Jens Eskelund, presidente della Camera di commercio dell’Unione europea in Cina, ha commentato il progetto europeo il 28 ottobre a Bruxelles. L’Europa, ha aggiunto, punta alla diversificazione delle forniture, non a interrompere gli scambi: vuole poter contare su un’alternativa se una crisi interrompesse l’approvvigionamento di beni critici. Le dichiarazioni sono state raccolte da ANSA durante un seminario dell’European Institute for Asian Studies.

Il paragone è una valutazione di Eskelund, non la dimostrazione che le politiche europee e cinesi siano equivalenti. Il punto concreto è che l’Industrial Accelerator Act è ancora una proposta: se approvato, userebbe appalti, sostegni pubblici e condizioni su alcuni investimenti per rafforzare la produzione industriale nell’Ue. Il testo può ancora cambiare durante il negoziato.

La proposta europea: domanda pubblica, investimenti e autorizzazioni

La Commissione europea ha presentato l’atto il 4 marzo 2026. Il suo obiettivo dichiarato è portare la quota del manifatturiero dal 14,3% del Pil dell’Ue nel 2024 al 20% entro il 2035: un traguardo politico, non un risultato già conseguito o garantito. Per perseguirlo, la proposta combina diversi strumenti, anziché introdurre un divieto generale d’importazione. La Commissione illustra misure e obiettivi nella propria presentazione dell’Industrial Accelerator Act e nelle risposte ufficiali ai quesiti sul progetto.

Il primo strumento è orientare una parte della spesa pubblica: in appalti, aste e programmi di sostegno selezionati, la proposta introdurrebbe requisiti di origine europea e di basse emissioni per determinati prodotti. Tra gli ambiti indicati figurano acciaio, cemento e alluminio, componenti automobilistici e tecnologie a zero emissioni nette, come batterie, pannelli solari, pompe di calore, eolico ed elettrolizzatori. Le condizioni variano secondo il prodotto e il tipo di intervento pubblico; non costituiscono un obbligo uniforme per ogni acquisto o impresa.

La Commissione propone anche condizioni per alcuni investimenti esteri di almeno 100 milioni di euro, provenienti da Paesi che controllano oltre il 40% della capacità produttiva mondiale in settori quali auto elettriche, batterie, solare e materie prime critiche. Nel progetto figurano requisiti relativi a partecipazione europea, trasferimento tecnologico, integrazione nelle filiere e occupazione. Un altro capitolo riguarda autorizzazioni più rapide e digitalizzate e aree industriali dedicate. Sono elementi della proposta iniziale: la formulazione definitiva dipenderà dall’esito del procedimento legislativo.

In pratica, il progetto combina una politica di domanda — indirizzare parte delle risorse pubbliche verso prodotti con determinate caratteristiche — con regole sugli investimenti e misure per accelerare alcuni progetti industriali. Non equivale a bloccare in generale le importazioni cinesi né a escludere automaticamente ogni fornitore straniero. L’effetto per una singola azienda dipenderebbe dal settore, dal prodotto, dal programma di finanziamento o dalla gara e dal testo che sarà eventualmente approvato.

Che cosa mostra il confronto con la Cina

Eskelund ha richiamato l’autosufficienza cinese in energia, agricoltura e tecnologia. I piani ufficiali di Pechino offrono esempi di obiettivi di sviluppo industriale e tecnologico, ma non provano che i mezzi adottati siano identici a quelli proposti dall’Ue.

Ambito Elementi documentati Che cosa si può concludere
Proposta Ue Requisiti mirati per alcuni appalti e sostegni, condizioni per determinati investimenti esteri e misure per le autorizzazioni industriali. È un progetto legislativo europeo, ancora modificabile e non operativo.
Piani cinesi Il piano agricolo 2026-2030 punta, fra l’altro, a rafforzare l’autonomia scientifica e tecnologica in agricoltura; il piano industriale verde 2026-2030 fissa obiettivi di decarbonizzazione e sviluppo delle tecnologie pulite. Documentano priorità e obiettivi cinesi, ma da soli non consentono un confronto completo tra strumenti, norme e condizioni applicate.

Il piano cinese per la modernizzazione agricola e rurale indica, tra gli obiettivi, una maggiore autonomia nella scienza e tecnologia agricole. Il piano per lo sviluppo industriale verde delinea invece obiettivi per la transizione a basse emissioni e la competitività dei settori verdi. Sono documenti di programmazione con ambiti e strumenti diversi dalla proposta di regolamento europea: la somiglianza generale nel perseguire capacità produttiva e sicurezza delle filiere non basta a stabilire che le misure siano equivalenti.

Pechino contesta proprio l’impostazione europea. In una presa di posizione pubblicata il 27 aprile, il ministero cinese del Commercio ha definito discriminatorie alcune condizioni sugli investimenti e sull’origine dei prodotti, sollevando dubbi di compatibilità con le regole commerciali multilaterali e avvertendo che potrebbe adottare contromisure se gli interessi delle imprese cinesi fossero danneggiati. È la posizione ufficiale cinese, non una valutazione giuridica indipendente: la si può leggere nella risposta del ministero sul progetto europeo.

Il dossier è ancora in negoziato

Il 27 ottobre il Consiglio ha inserito all’ordine del giorno del gruppo di lavoro sull’industria un terzo testo di compromesso della presidenza, datato 16 ottobre. La presenza di una bozza di compromesso documenta il lavoro negoziale, non un accordo già raggiunto dagli Stati membri. La documentazione del Consiglio per la riunione conferma che il dossier era ancora in esame. Per entrare in vigore, la proposta deve essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio; fino ad allora, le regole descritte non sono obblighi applicabili alle imprese.

Il negoziato riguarda anche il modo in cui l’“origine Ue” sarà definita e applicata e quali partner commerciali potranno ricevere un trattamento equivalente in determinati casi. Sono questioni che possono incidere sulle aziende con filiere internazionali: una preferenza prevista per un appalto o un aiuto pubblico non coincide automaticamente con una barriera doganale all’importazione. Per un confronto con un altro strumento commerciale discusso tra Bruxelles e Pechino, si veda anche l’approfondimento sulle ipotesi di salvaguardie Ue per alcune importazioni cinesi.

Dialogo con Pechino e unità europea

Al seminario Eskelund ha collegato anche l’intesa tra Francia e Germania ai colloqui commerciali Ue-Cina, sostenendo che una posizione europea più comune abbia contribuito al loro esito. La Commissione europea ha confermato che l’8 e il 9 ottobre si sono svolte a Pechino consultazioni su commercio e investimenti, con una lista di risultati e intese e l’impegno a tenere un nuovo incontro ministeriale nel marzo 2027. Il resoconto ufficiale documenta gli incontri e il prossimo appuntamento, ma non dimostra il nesso causale con il riavvicinamento franco-tedesco attribuito da Eskelund.

Per l’Ue, la questione resta come rafforzare la capacità produttiva in settori strategici senza interrompere gli scambi e senza ignorare gli impegni commerciali internazionali. Il prossimo passaggio sarà la prosecuzione dell’esame in Consiglio e al Parlamento europeo. Solo il testo concordato dai co-legislatori chiarirà quali prodotti, investimenti e programmi saranno interessati; nel frattempo, l’Industrial Accelerator Act resta una proposta.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Continua a leggere le notizie di DiariodelWeb.it e segui la nostra pagina Facebook

Clicca per commentare

Tu cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *