Venezia
Venezia, esercitazione a Cannaregio: simulati danni da maltempo nella chiesa della Maddalena
Il 7 novembre i volontari hanno simulato infiltrazioni e crolli nella chiesa di Santa Maria Maddalena, provando il recupero di frammenti artistici. Il Comune riferisce di aver verificato procedure e coordinamento, ma non pubblica tempi o indicatori sui risultati.
A Cannaregio i volontari della Protezione civile hanno simulato il recupero di frammenti di affreschi e mosaici nella chiesa di Santa Maria Maddalena, dopo infiltrazioni e crolli ipotetici causati dal maltempo. La prova si è svolta sabato 7 novembre 2026 e ha coinvolto competenze di tutela dei beni culturali, meteorologia, logistica e nautica. Secondo il resoconto del Comune di Venezia sull’esercitazione, i danni descritti facevano parte dello scenario simulato: non erano segnalazioni di un’emergenza reale.
Lo scenario: infiltrazioni, crepe e crolli circoscritti
La prova ha riprodotto gli effetti di una perturbazione con piogge intense e forti raffiche di vento, ispirandosi alle condizioni meteorologiche registrate il 9 settembre. Nello scenario, l’acqua entrava dal tetto in corrispondenza dell’arco est; le infiltrazioni aggravavano crepe preesistenti e provocavano due crolli circoscritti.
Tra i materiali da recuperare e mettere in sicurezza figuravano calcinacci e mattoni, frammenti di fregi affrescati e inserti a mosaico. La simulazione comprendeva anche un leggio ligneo con drappo e libro e altri oggetti presenti nell’edificio. Il Comune riferisce che la prova era costruita attorno a una situazione di rischio per il patrimonio storico-artistico, oltre che per l’edificio.
Le competenze coinvolte e i limiti dei risultati pubblicati
A guidare l’attività è stato il Nucleo Tutela Beni Culturali del Gruppo Comunale di Volontari di Protezione Civile Venezia Città d’Acqua e Arte, affiancato da volontari di altri gruppi del Veneto. Il resoconto cita specializzazioni in meteorologia, beni culturali, logistica e nautica: ambiti diversi messi in relazione in uno scenario ambientato in città.
Il Comune descrive l’esercitazione come un’occasione per verificare preparazione, procedure e collaborazione tra le componenti operative. Non pubblica però tempi d’intervento, indicatori quantitativi o una valutazione dettagliata delle singole procedure. Il resoconto consente quindi di ricostruire obiettivi e scenario della prova, ma non di misurarne l’esito operativo.
L’assessore Paolino D’Anna ha collegato la formazione alla tutela del patrimonio: «prepararsi significa anche proteggere la memoria e l’identità della città», ha dichiarato nel resoconto comunale. Il riferimento al maltempo del 9 settembre è coerente con l’allerta diramata in quei giorni: il Dipartimento della Protezione civile segnalò condizioni avverse e allerta arancione in ampi settori del Veneto per il 10 settembre. L’avviso documenta il quadro di rischio meteorologico, ma non costituisce una verifica indipendente dei dettagli dello scenario dell’esercitazione.
Il richiamo all’Aqua granda del 1966
La prova è stata organizzata nei giorni del ricordo dell’Aqua granda del 4 novembre 1966. Il Comune richiama quella storica alluvione per spiegare la scelta del periodo e l’attenzione alla preparazione della città. Nella sua ricostruzione dell’evento del 1966, il Comune ricorda che la marea raggiunse 1,94 metri sopra il livello medio del mare. L’esercitazione del 7 novembre riguardava però uno scenario specifico di danni da maltempo in una chiesa: non era un intervento reale né una prova generale contro ogni tipo di emergenza.
Il resoconto comunale resta l’unica fonte reperita che descrive direttamente questa esercitazione. Per documentare meglio che cosa è stato effettivamente testato e con quali esiti servirebbero dati operativi o una valutazione più dettagliata, non presenti nella comunicazione pubblicata.
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