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Politica

Meloni e lo “scandalo” di un Governo che sa dove va

La conferenza stampa di Meloni non è vuota: è solida. Niente slogan, nessun caos, solo gestione del potere, stabilità politica e realismo. La noia, oggi, è sinonimo di governo.

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Giorgia Meloni durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, con bandiere italiana ed europea e giornalisti sullo sfondo
Giorgia Meloni risponde ai giornalisti nella conferenza di inizio anno, tra stabilità politica e gestione istituzionale del potere.

C’è una strana nostalgia che serpeggia nella politica italiana: quella per il caos. Per le conferenze stampa inconcludenti che però facevano notizia, per le maggioranze che cadevano ogni sei mesi, per i governi che “aprivano cantieri” senza mai posare una pietra. È forse per questo che la conferenza stampa di inizio anno di Giorgia Meloni ha lasciato delusi molti commentatori: troppo ordinata, troppo solida, troppo poco drammatica.

Nessun colpo di teatro, nessuna promessa miracolistica, nessuna riforma annunciata con enfasi messianica. Solo due ore di una presidente del Consiglio che governa come se governare fosse un mestiere serio. Uno scandalo, evidentemente.

Si rimprovera a Meloni di non aver “dato notizie”. Ma la vera notizia, forse, è proprio questa: un capo di governo che non usa una conferenza stampa per inventarsi il futuro, ma per spiegare il presente. In un Paese abituato alla politica come intrattenimento, la normalità diventa rivoluzionaria.

Sull’economia non ha promesso miracoli, ed è già una colpa capitale. Ha parlato di equilibrio, di tenuta dei conti, di gradualità. Parole noiose, certo, ma che hanno il difetto di essere quelle che usano i governi quando sanno che le bollette si pagano con i numeri, non con gli slogan.

In politica estera Meloni ha fatto ciò che ci si aspetta da chi guida un Paese del G7: ha parlato con tutti, ha tenuto aperti i canali, ha evitato crociate ideologiche. Non ha trasformato Donald Trump in un demone metafisico né Vladimir Putin in una caricatura. Ha detto una cosa semplice e sovversiva: con le grandi potenze si parla. Una banalità per chi governa, un’eresia per chi commenta.

C’è poi il tema dei rapporti istituzionali. La maggioranza regge, il Quirinale funziona, le parti sociali dialogano. Nessun braccio di ferro, nessuna crisi costruita ad arte. Anche qui: zero spettacolo, massima resa. In un sistema abituato alla rissa permanente, la stabilità viene scambiata per vuoto politico.

Quanto ai giornalisti, si è detto che non abbiano “incalzato” abbastanza. Forse perché, quando un premier risponde punto per punto senza scappatoie, incalzare diventa difficile. Urlare funziona solo quando dall’altra parte c’è qualcuno che fugge.

Alla fine resta l’immagine di una leader che sa di essere forte non perché lo proclama, ma perché lo dimostra. Non parla di elezioni anticipate, non strizza l’occhio al Colle, non si rifugia nella retorica salvifica. Governa, e tanto basta per disturbare chi preferirebbe vederla inciampare.

Forse il vero problema di Giorgia Meloni, per i suoi critici, è che non sembra avere paura di nulla. Ma non per arroganza: semplicemente perché, per una volta, il potere in Italia non galleggia. Cammina. E fa meno rumore di quanto molti sperassero.

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