Politica
Meloni: «Il Quirinale non è nei miei piani», chiederò altri cinque anni
Nell’anticipazione del libro di Bruno Vespa, Giorgia Meloni dice di voler chiedere agli elettori altri cinque anni di fiducia. Esclude una propria ambizione per il Quirinale, ma rivendica la possibilità che una figura conservatrice aspiri alla Presidenza: una posizione politica, non una candidatura né una decisione istituzionale.
Giorgia Meloni dice di voler concludere il mandato a Palazzo Chigi e chiedere agli italiani altri cinque anni di fiducia, ma esclude una propria ambizione per il Quirinale. Nell’anticipazione del libro di Bruno Vespa, la presidente del Consiglio sostiene però che una personalità conservatrice possa legittimamente aspirare alla Presidenza della Repubblica. Le dichiarazioni sono state diffuse il 1° novembre 2026; l’uscita del volume è annunciata per il giorno successivo. Nell’anticipazione riportata da ANSA, Meloni dice: «Il Quirinale non è nei miei piani».
Il passaggio tiene insieme due messaggi distinti: la premier afferma di voler restare alla guida del governo, mentre contesta che la Presidenza della Repubblica debba essere considerata una carica riservata alla sinistra. La prima è una dichiarazione sulle sue intenzioni; la seconda è una rivendicazione politica per la propria area. Nessuna delle due equivale a una candidatura al Colle o a un’intesa su un futuro nome.
Il precedente di giugno: la possibilità di un presidente non di centrosinistra
Il tema non compare per la prima volta in questa anticipazione. Il 29 giugno, parlando in televisione, Meloni aveva detto che, se il centrodestra avesse vinto le prossime elezioni, si sarebbe potuto superare il «tabù» di un presidente della Repubblica non proveniente dal centrosinistra. Il resoconto di quell’intervista presentava la prospettiva come riferita alla parte politica, non come un’ambizione dichiarata della premier.
La frase di novembre chiarisce questa distinzione: Meloni dice che il Quirinale non rientra nei suoi piani personali, ma non ritira la sua tesi sulla legittimità di una futura aspirazione conservatrice. Il riferimento a una maggioranza di centrodestra che possa «indicare» il presidente resta una valutazione politica: non attribuisce a una coalizione il potere formale di eleggere da sola il capo dello Stato.
Come si elegge il presidente della Repubblica
La Costituzione affida l’elezione al Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali e scrutinio segreto. Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza dei due terzi; dal quarto è sufficiente la maggioranza assoluta. La Valle d’Aosta ha un delegato, mentre le altre Regioni ne eleggono tre, assicurando la rappresentanza delle minoranze. L’articolo 83 della Costituzione non prevede un’elezione diretta da parte dei cittadini né assegna la scelta a un partito o a una coalizione.
Per questo la maggioranza parlamentare può avere un peso determinante nel confronto politico, ma la scelta si svolge nel collegio costituzionale e con i quorum previsti. La dichiarazione di Meloni non indica un candidato, non annuncia un accordo tra partiti e non modifica la procedura. L’eventuale rinnovo ordinario del Quirinale è atteso nel 2029: Sergio Mattarella ha iniziato il secondo mandato nel febbraio 2022 e la Costituzione stabilisce una durata di sette anni.
«Altri cinque anni» è una richiesta, non un mandato acquisito
Anche la prospettiva di restare a Palazzo Chigi per altri cinque anni va letta come un obiettivo politico che Meloni dice di voler sottoporre agli elettori, non come un esito già deciso. La dichiarazione non fissa una data per le prossime elezioni e non garantisce la formazione di un nuovo governo.
In base all’articolo 92, il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio; la formazione del governo dipende inoltre dal rapporto di fiducia con le Camere. Quindi chiedere agli elettori una nuova fiducia non equivale a essere eletta direttamente alla guida del governo. La distinzione tra indicazione del candidato alla guida del governo e nomina del presidente del Consiglio è centrale anche nel dibattito sulla legge elettorale.
I prossimi passaggi concreti restano dunque due e distinti: gli elettori esprimeranno il proprio voto alle prossime politiche, quando saranno convocate; il presidente della Repubblica sarà scelto dal Parlamento secondo la procedura costituzionale, alla scadenza del mandato o in caso di un rinnovo anticipato previsto dalle regole. Le parole di Meloni definiscono le sue priorità dichiarate, non anticipano nessuno dei due esiti.
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