Politica
Meloni dopo le midterm: «Con gli USA non cambia nulla»
Dopo la vittoria dei Democratici in entrambe le Camere, Meloni ribadisce che l’alleanza con Washington resta centrale. Il cambio di maggioranza modifica gli equilibri del Congresso, ma la premier non annuncia nuove misure nei rapporti bilaterali.
Giorgia Meloni assicura che la vittoria dei Democratici nelle elezioni di midterm statunitensi non cambia i rapporti tra Roma e Washington. In un’intervista a QN ripresa il 5 novembre 2026, la presidente del Consiglio ha definito gli Stati Uniti «un alleato fondamentale» a prescindere da chi governa e dalle maggioranze parlamentari. La dichiarazione conferma una linea politica; non annuncia nuove misure o modifiche operative nei rapporti bilaterali. Il resoconto dell’intervista e delle parole della premier è stato pubblicato da DIRE.
Il voto del 3 novembre ha consegnato ai Democratici il controllo della Camera e del Senato. Secondo Associated Press, il passaggio di maggioranza in entrambi i rami del Congresso è acquisito, anche se alcune gare elettorali sono ancora in fase di scrutinio. Il resoconto di AP sull’esito delle elezioni descrive così il nuovo equilibrio a Washington.
Che cosa cambia a Washington e che cosa resta invariato
Le midterm rinnovano il Congresso, non la presidenza: il risultato modifica quindi la maggioranza parlamentare, mentre non costituisce di per sé un cambio di governo negli Stati Uniti. Il Congresso partecipa all’approvazione delle leggi e può svolgere indagini sull’operato dell’esecutivo. Il Senato, inoltre, ha un ruolo costituzionale nell’approvazione dei trattati e nella conferma di numerose nomine presidenziali. La procedura legislativa descritta dalla Camera dei Rappresentanti e i poteri e le funzioni del Senato aiutano a distinguere questi compiti da quelli dell’amministrazione.
Il cambio di maggioranza può dunque influire sul confronto tra Casa Bianca e Congresso e sul percorso delle iniziative legislative. Non equivale però automaticamente a un cambiamento della politica estera statunitense o della cooperazione con l’Italia: l’esito delle elezioni, da solo, non documenta una nuova decisione in materia. Meloni ha insistito proprio sulla continuità dei rapporti tra i due Paesi, indipendentemente dagli equilibri parlamentari americani.
La distinzione è rilevante anche per gli accordi internazionali: il Senato esprime il proprio consenso sui trattati secondo la procedura costituzionale, mentre il governo statunitense può concludere anche accordi esecutivi non sottoposti alla stessa approvazione. La spiegazione del Senato sul ruolo nei trattati chiarisce perché il cambio della maggioranza congressuale possa contare in alcuni passaggi, senza comportare automaticamente la revisione di ogni rapporto o accordo internazionale.
La cautela del 4 novembre e la polemica con la sinistra
Il giorno precedente, 4 novembre, Meloni aveva evitato di commentare il risultato, rinviando le domande dei giornalisti durante le celebrazioni all’Altare della Patria. Il resoconto ANSA di quella giornata descrive la cautela della premier; l’intervista a QN del giorno dopo contiene invece una posizione più esplicita sulla continuità dell’alleanza.
Nell’intervista Meloni ha anche criticato la sinistra italiana, sostenendo che potrebbe riscoprire il valore dell’alleanza con gli Stati Uniti. È una valutazione polemica rivolta all’opposizione, distinta dalla dichiarazione istituzionale sui rapporti con Washington. Il 4 novembre anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva ribadito che l’Italia rispetta il voto americano e considera gli Stati Uniti un partner strategico. Per ora, dunque, le parole della premier e del titolare della Farnesina indicano continuità politica; per parlare di cambiamenti concreti serviranno eventuali atti o decisioni successive.
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