Politica
Riforma Rai, Meloni: «A buon punto», ma l’esame in Senato è ancora aperto
La premier giudica positivo il percorso della riforma, ma il testo non è legge: dopo il lavoro in Commissione, il Senato lo ha calendarizzato in Aula dal 24 al 26 novembre.
Giorgia Meloni giudica la riforma della governance Rai «a buon punto», ma il provvedimento non è ancora legge e le nuove regole non sono in vigore. Il Senato ha programmato l’esame in Aula dal 24 al 26 novembre 2026: sarà il prossimo passaggio di un iter che ha già visto modifiche in Commissione e sul cui esito restano aperti il confronto politico e la definizione del testo.
La premier ha espresso la sua valutazione nelle risposte a Bruno Vespa per il libro Storia della seconda Repubblica, secondo quanto riferisce il resoconto dell’intervista diffuso da ANSA il 1° novembre. Meloni ha aggiunto che della riforma si sta occupando il Parlamento e ha criticato l’opposizione, sostenendo che abbia contestato l’attuale disciplina dopo averla utilizzata. Sono valutazioni politiche della presidente del Consiglio: non attestano un accordo parlamentare concluso né l’approvazione del disegno di legge.
La data fissata per l’Aula è indicata nel calendario dei lavori del Senato. La calendarizzazione stabilisce quando il provvedimento è atteso, non anticipa l’esito del voto. Al momento della dichiarazione di Meloni, il testo era ancora oggetto di esame parlamentare.
Che cosa cambia e perché il modello delle nomine è contestato
La riforma interviene sulla governance della Rai: in particolare, sulle regole per comporre il consiglio di amministrazione e scegliere i vertici. Il disegno di legge all’esame del Senato riunisce più proposte parlamentari; la scheda dell’atto S. 1242 sulla riforma della governance Rai documenta il percorso e i passaggi in Commissione. Il testo è stato modificato durante l’esame: perciò le proposte iniziali non vanno confuse con la versione che il Parlamento potrebbe approvare.
Il punto politico è come ridurre l’influenza diretta del Governo senza consegnare le nomine alla sola maggioranza parlamentare del momento. Nel confronto in Commissione, esponenti dell’opposizione hanno contestato il rischio che le regole di voto consentano alla maggioranza di eleggere da sola i componenti del consiglio. La maggioranza ha difeso il modello in discussione e il suo rapporto con la disciplina europea. Sono obiezioni e argomenti politici sul testo: non descrivono effetti già prodotti da una legge in vigore.

Il tema del ruolo del Ministero dell’Economia è emerso anche nel confronto tra governo e parlamentari. Il 10 giugno il ministro Giancarlo Giorgetti ha sostenuto che i poteri di proposta del Mef nelle nomine non fossero comprimibili, richiamando la natura societaria della Rai. La presidente della Commissione di vigilanza, Barbara Floridia, ha contestato la ricostruzione; Maurizio Gasparri ha dichiarato che nella maggioranza si sarebbe tenuto conto delle osservazioni del ministro. Il confronto, riportato da ANSA dopo l’audizione di Giorgetti, mostra che sulla governance non si discute soltanto tra schieramenti: sono in gioco anche il ruolo dell’azionista pubblico e le modalità con cui le istituzioni scelgono gli amministratori.
Il regolamento europeo fissa garanzie, non un modello italiano unico
Il riferimento europeo è il Regolamento (UE) 2024/1083, noto come European Media Freedom Act. L’articolo 5 del regolamento richiede agli Stati membri di garantire l’indipendenza dei media di servizio pubblico e prevede garanzie per le procedure di nomina e revoca dei loro vertici. La Commissione europea riassume l’obiettivo come protezione del funzionamento indipendente dei media pubblici. Il regolamento stabilisce principi e tutele; non impone da solo una specifica architettura per la Rai. Spetta al legislatore italiano definire le regole nazionali rispettando quei requisiti.
Per questo la conformità europea è parte della discussione, ma non basta a chiuderla: occorre valutare come il sistema di nomina funzioni concretamente, quali garanzie di indipendenza offra e se la composizione degli organi possa riflettere il pluralismo. Nel dibattito parlamentare maggioranza e opposizioni propongono letture diverse di questi aspetti; la valutazione finale dipenderà dalla disciplina approvata e dalle sue garanzie effettive.
Il prossimo passaggio è il voto in Aula
La riforma è attesa al Senato tra il 24 e il 26 novembre. Il calendario può essere aggiornato e la discussione parlamentare può incidere sul testo: non è quindi possibile considerare già definite né le regole finali né i loro effetti. Dopo l’esame di Palazzo Madama, il provvedimento dovrà comunque completare l’iter previsto perché le nuove disposizioni possano diventare legge.
La conseguenza concreta, per ora, è dunque limitata al calendario: la governance della Rai non è cambiata. Il passaggio in Aula dirà se il Senato approverà il testo e con quali modifiche; solo il seguito dell’iter chiarirà se le garanzie sulle nomine e sull’indipendenza del servizio pubblico saranno tradotte in una disciplina definitiva.
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