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Politica italiana, le notizie di oggi 16 Novembre 2025: Governo, opposizioni e retroscena

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Elly Schlein, Giorgia Meloni e Giuseppe Conte
Elly Schlein, Giorgia Meloni e Giuseppe Conte

Oggi, domenica 16 novembre 2025, seguiamo in tempo reale le principali notizie di politica italiana: le mosse del Governo, le reazioni delle opposizioni, gli ultimi sondaggi e le decisioni che possono avere un impatto su tasse, lavoro e famiglie. In questo articolo aggiorniamo durante la giornata gli sviluppi più rilevanti, con un linguaggio chiaro e diretto.

Prodi scuote il centrosinistra: «Serve credibilità. E il riformismo deve essere concreto»

Romano Prodi abbandona i toni concilianti e colpisce duro. In un’intervista che sta facendo discutere, l’ex presidente del Consiglio richiama tutto il centrosinistra a una scossa di realismo: troppo entusiasmo per il neo sindaco di New York Mamdani, che secondo il Professore “non è un modello”, e troppe poche idee per costruire una vera alternativa a Giorgia Meloni.

Prodi non usa giri di parole: alla segretaria del Pd Elly Schlein ha “ribadito preoccupazioni”, ricordando che la premier “non realizza nulla ma dura perché manca l’alternativa”. Ed è qui che lancia il suo avvertimento più forte: “siamo oltre metà legislatura, ed è tardi per continuare con una lettura insufficiente della realtà”.

Il Professore indica la strada: credibilità e riformismo concreto, non slogan né suggestioni importate dall’estero. Meglio guardare a figure come Fiorello La Guardia o alle nuove governatrici democratiche di Virginia e New Jersey, esempi di un riformismo “coraggioso, ma reale”.

Il giudizio sul Pd è netto: molti “vogliono solo conservare il proprio ruolo”, mentre i riformisti – salvati da Prodi, insieme a Ruffini – sono gli unici a proporre una via praticabile.

Le reazioni interne non tardano. Marianna Madia, Graziano Delrio, Lia Quartapelle e Lorenzo Guerini vedono nelle parole del Professore un richiamo necessario: servono idee forti su sanità, scuola, immigrazione. Serve un riformismo che parli “a tutto il Paese”.

Anche Italia Viva appoggia Prodi: per Enrico Borghi, senza i riformisti “non esiste alternativa a Meloni”.

Intanto Ruffini concentra le energie sul suo progetto Più Uno, che riunirà centinaia di comitati. Non un palco per leader, assicura, ma un luogo per “ascoltare prima di parlare”.

Il messaggio complessivo è chiaro: Prodi non vuole limitarsi al ruolo di padre nobile. Vuole indicare una rotta. E, oggi più che mai, invita il centrosinistra a seguirla.

Gelmetti ritira la proposta sugli scioperi nei trasporti, ma prepara una riforma più dura: scontro totale con il M5S

Il ritiro della proposta di modifica alla legge di bilancio da parte di Matteo Gelmetti non chiude il caso, anzi lo rilancia con più forza. Il senatore di Fratelli d’Italia ha fatto un passo indietro sull’obbligo di preavviso di sette giorni per gli scioperi nei trasporti, spiegando che “mancano le condizioni per una discussione approfondita”. Ma il dietrofront è solo momentaneo: Gelmetti annuncia un disegno di legge “più ampio e articolato”, convinto che una riforma sia ormai inevitabile.

Secondo il senatore, l’attuale normativa crea “una stortura enorme”: basta il semplice annuncio di uno sciopero, anche da parte di una sigla molto piccola, per obbligare le aziende al taglio del 50% del servizio, indipendentemente dal livello di adesione reale. Un meccanismo che provoca “disagi enormi agli utenti” e genera un vero “dumping degli scioperi” che penalizza i cittadini mentre il trasporto pubblico continua a essere finanziato dallo Stato.

La futura riforma punterebbe dunque a un sistema “più equo”, che tuteli il diritto dei lavoratori alla protesta senza mettere in ginocchio il servizio.

Durissima la reazione del Movimento 5 Stelle: le parlamentari Elisa Pirro e Mariolina Castellone parlano di “assalto frontale al diritto di sciopero”, accusando FdI di voler introdurre “liste di scioperanti” con obbligo di adesione irrevocabile. Una scelta definita “follia”, che avrebbe un effetto intimidatorio sulle organizzazioni sindacali.

Per il M5S, la legge 146 garantisce già tutte le tutele necessarie. Il resto, dicono, è solo “bullismo politico”. E promettono: non passeranno.

Crosetto e Salvini, dietro lo scontro sulle armi all’Ucraina c’è una strategia

La tensione tra Guido Crosetto e Matteo Salvini sul sostegno militare all’Ucraina non è un semplice incidente politico. Secondo molti analisti, dietro la posizione del ministro della Difesa ci sarebbe una strategia calcolata, pensata per rafforzare il ruolo dell’Italia in Europa e allo stesso tempo consolidare il suo profilo istituzionale.

Da una parte la Lega insiste sulla necessità di trattenere in Italia i fondi destinati a Kiev, soprattutto dopo gli scandali di corruzione che hanno coinvolto alti esponenti del governo ucraino. Dall’altra Crosetto teme che un cambio di rotta possa isolare Roma all’interno dell’Unione Europea, proprio mentre Bruxelles e Washington chiedono impegni chiari sul piano Purl e sulle nuove iniziative di riarmo.

L’annullamento del viaggio del ministro negli Stati Uniti, dove avrebbe dovuto incontrare il capo del Pentagono, è stato interpretato da molti come una mossa tattica. Nel frattempo, la legge di bilancio registra un aumento significativo della spesa militare, in linea con gli obiettivi europei e con la prospettiva di un rafforzamento della Difesa.

Sul fondo si muove anche un altro scenario: Crosetto, con una linea sempre più europeista e istituzionale, potrebbe guardare alla partita del Quirinale. Un profilo che, secondo alcune ricostruzioni, potrebbe ottenere consensi trasversali, dalla maggioranza a una parte dell’opposizione.

Schlein attacca il governo: «È la vecchia politica, non mi sorprende»

«È la vecchia politica che, sotto elezioni, nella disperazione, a pochi giorni dall’appuntamento elettorale, rispolvera un condono di Berlusconi del 2003». Lo ha detto la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, da Barletta, nel corso di un appuntamento elettorale a sostegno di Antonio Decaro, candidato del centrosinistra alle Regionali del 23 e 24 novembre.

«Questo governo per tre anni sulla casa non ha fatto nulla. Anzi, mi correggo: una cosa l’ha fatta. Ha cancellato il fondo affitto che aiutava le famiglie in difficoltà
e che oggi rischiano lo sfratto».

Schlein ribadisce la richiesta del Pd: «Chiediamo di rimettere in campo quel fondo affitto, di triplicarlo e di fare un vero investimento nelle case popolari, perché le liste d’attesa sono ancora troppo lunghe».

Salvini alza i toni sugli aiuti all’Ucraina

Sul dossier Ucraina si accende il confronto dentro la maggioranza, con Matteo Salvini che introduce più di un «però» sulla linea del governo.
Il leader della Lega rivendica che finora il partito ha votato «tutti i pacchetti di sanzioni e tutti gli invii di aiuti», ma ora richiama i «fatti nuovi di assoluta gravità»: il sospetto che parte dei fondi occidentali possa aver alimentato il patrimonio di persone vicine a Zelensky. «Pensare che i soldi degli italiani finiscano in ville e gabinetti d’oro è sconcertante», attacca Salvini chiedendo «chiarezza assoluta e tempestiva».

Il dibattito si intreccia con la campagna per le Regionali e spacca il centrodestra sul sostegno a Kiev. Fratelli d’Italia evita lo scontro frontale, mentre Antonio Tajani, ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, ribadisce che l’Italia «continuerà a fare la sua parte», pur condannando eventuali casi di corruzione.

Intanto il dodicesimo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina, che Tajani dice di aver già presentato al Copasir, è ancora in attesa delle firme dei ministeri coinvolti, compreso il Mef guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti. Un ritardo che alimenta sospetti e nervosismi in vista del voto parlamentare sul sostegno a Kiev per il 2026.

L’analisi dell’Economist: «Meloni è una politica eccezionale»

L’Economist dedica un reel a Giorgia Meloni definendola «una politica eccezionale» e partendo da un dato chiave: la stabilità. Christopher Lockwood, analista per gli affari europei, ricorda che il governo Meloni – arrivato al terzo anno – è il terzo esecutivo più longevo della Repubblica e il più stabile degli ultimi 15 anni, in un Paese abituato a governi fragili e cambi di maggioranza continui.

Secondo la rivista, Meloni guida un esecutivo «più moderato del caos neofascista che i suoi detrattori liberali temevano» e ha riportato l’Italia «nei luoghi diplomatici che contano dell’Europa», fino a essere ascoltata anche dal presidente Trump. Un riconoscimento sorprendente, sottolinea Lockwood, considerando «le radici di Meloni nell’estrema destra».

L’Economist ripercorre la carriera politica della premier: dall’adesione giovanile all’Msi, alla nomina a ministro nel governo Berlusconi a soli 31 anni, fino alla nascita di Fratelli d’Italia nel 2012 e alla trasformazione del partito da forza marginale a protagonista della scena politica, fino alla vittoria del 2022.

Oggi Meloni guida una coalizione «ideologicamente eterogenea» che comprende Forza Italia, partito più centrista, e la Lega, forza di destra euroscettica: alleati che, secondo Lockwood, frenerebbero eventuali svolte radicali. La premier ha inoltre attenuato l’euroscetticismo perché l’Italia non può permettersi di rompere con Bruxelles, anche alla luce dei 194 miliardi di euro ottenuti dal fondo Ue post-Covid.

Il prezzo di questa prudenza, però, sarebbe una scarsa spinta riformatrice: «la sua amministrazione non fa, o cambia, molto», nota l’analista, ricordando che la crescita italiana è prevista allo 0,7% e che restano interrogativi su cosa accadrà quando i fondi Ue finiranno. Per ora, conclude Lockwood, l’equilibristica di Meloni, tra momenti di fuoco populista e buonsenso moderato, «sembra funzionare».

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