Prodi scuote il centrosinistra: «Serve credibilità. E il riformismo deve essere concreto»
Romano Prodi abbandona i toni concilianti e colpisce duro. In un’intervista che sta facendo discutere, l’ex presidente del Consiglio richiama tutto il centrosinistra a una scossa di realismo: troppo entusiasmo per il neo sindaco di New York Mamdani, che secondo il Professore “non è un modello”, e troppe poche idee per costruire una vera alternativa a Giorgia Meloni.
Prodi non usa giri di parole: alla segretaria del Pd Elly Schlein ha “ribadito preoccupazioni”, ricordando che la premier “non realizza nulla ma dura perché manca l’alternativa”. Ed è qui che lancia il suo avvertimento più forte: “siamo oltre metà legislatura, ed è tardi per continuare con una lettura insufficiente della realtà”.
Il Professore indica la strada: credibilità e riformismo concreto, non slogan né suggestioni importate dall’estero. Meglio guardare a figure come Fiorello La Guardia o alle nuove governatrici democratiche di Virginia e New Jersey, esempi di un riformismo “coraggioso, ma reale”.
Il giudizio sul Pd è netto: molti “vogliono solo conservare il proprio ruolo”, mentre i riformisti – salvati da Prodi, insieme a Ruffini – sono gli unici a proporre una via praticabile.
Le reazioni interne non tardano. Marianna Madia, Graziano Delrio, Lia Quartapelle e Lorenzo Guerini vedono nelle parole del Professore un richiamo necessario: servono idee forti su sanità, scuola, immigrazione. Serve un riformismo che parli “a tutto il Paese”.
Anche Italia Viva appoggia Prodi: per Enrico Borghi, senza i riformisti “non esiste alternativa a Meloni”.
Intanto Ruffini concentra le energie sul suo progetto Più Uno, che riunirà centinaia di comitati. Non un palco per leader, assicura, ma un luogo per “ascoltare prima di parlare”.
Il messaggio complessivo è chiaro: Prodi non vuole limitarsi al ruolo di padre nobile. Vuole indicare una rotta. E, oggi più che mai, invita il centrosinistra a seguirla.