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Salute

Bucce e gambi: più fibre in 10 prodotti su 12, ma non sempre

Un’analisi di laboratorio del King’s College London ha confrontato 12 prodotti freschi: in 10 le parti di solito scartate contenevano più fibre. Il dato non dimostra benefici sulla salute e non vale per ogni alimento.

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Illustrazione di una zucca aperta con buccia e semi visibili accanto a un broccolo con gambo e cimette distinguibili.
Zucca e broccoli richiamano due esempi del confronto di laboratorio sulle fibre nelle parti normalmente scartate; i risultati variano da un alimento all’altro. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

In 10 dei 12 prodotti freschi analizzati, bucce, semi, gambi o altre parti normalmente scartate contenevano più fibre della porzione consumata abitualmente. È il risultato di un’analisi di laboratorio del King’s College London, pubblicata il 30 ottobre 2026 sull’International Journal of Food Sciences and Nutrition. Il dato riguarda la composizione degli alimenti esaminati: non dimostra che mangiare quelle parti migliori la salute o aumenti l’apporto quotidiano di fibre.

La ricerca ha confrontato le parti di frutta e verdura comunemente utilizzate con quelle che spesso si eliminano durante la preparazione. Nel resoconto del King’s College London sullo studio, la buccia dell’anguria risulta contenere 2,10 grammi di fibre per 100 grammi; buccia e semi della zucca butternut, 9,25 grammi per 100 grammi. Per l’ananas, buccia e torsolo insieme avevano il 453,7% di fibre in più rispetto alla polpa. C’è però un’eccezione chiara: i gambi dei broccoli ne contenevano il 28,4% in meno delle cimette.

Che cosa misurano i confronti

I valori si riferiscono alle parti analizzate e, quando sono espressi per 100 grammi, descrivono la loro composizione su quella base. Non indicano quanta parte di ciascun alimento si mangi normalmente né costituiscono una porzione consigliata. Anche il risultato sull’ananas riguarda buccia e torsolo considerati insieme, non ciascuna parte separatamente.

Parte analizzata Risultato riportato Precisazione
Buccia dell’anguria 2,10 g di fibre per 100 g Valore della parte esaminata
Buccia e semi della zucca butternut 9,25 g per 100 g Dato riferito alle due parti insieme
Buccia e torsolo dell’ananas 453,7% di fibre in più della polpa Confronto tra l’insieme delle due parti e la polpa
Gambi dei broccoli 28,4% di fibre in meno delle cimette Eccezione alla tendenza osservata nella maggioranza dei prodotti

La quota di parti normalmente scartate rappresentava, secondo la ricercatrice Rachel Gibson, tra il 25% e il 48% del peso totale dei prodotti esaminati. È una misura del materiale coinvolto nel confronto, non una stima degli scarti prodotti da tutte le famiglie o in ogni cucina.

Il contesto: la fibra resta sotto le raccomandazioni nel Regno Unito

Il tema è rilevante nel contesto britannico, ma i dati nutrizionali vanno tenuti distinti dall’esperimento sulle bucce. L’indagine ufficiale britannica sulla dieta rileva che, nel periodo 2019-2023, il 96% degli adulti non raggiungeva la raccomandazione nazionale di almeno 30 grammi di fibre al giorno. La rilevazione riguarda l’alimentazione complessiva della popolazione: non dimostra che recuperare le parti scartate sia sufficiente a colmare il divario. I risultati sono consultabili nel rapporto britannico sull’indagine nazionale di dieta e nutrizione.

Lo studio di King’s College London, invece, ha misurato la fibra in 12 prodotti freschi comuni nel Regno Unito. Il comunicato universitario riferisce un confronto di laboratorio, ma non fornisce nel dettaglio il metodo statistico e i risultati completi per ciascun alimento. L’articolo scientifico originale non è risultato accessibile durante la consultazione: la redazione dovrà verificare sul testo integrale metodo, campioni e valori prima della pubblicazione.

Dalla misurazione alla cucina: conta anche l’accettabilità

Il gruppo ha accompagnato il lavoro con un progetto pratico di menu “dalla radice alla punta” nei punti di ristoro del King’s College London. Prima del lancio, 40 dipendenti e studenti hanno partecipato a un gruppo di discussione. Il resoconto riferisce dubbi sulla digeribilità, disagio all’idea di mangiare parti considerate scarti e difficoltà nel trovare informazioni nutrizionali affidabili online. Tra le persone ascoltate, il possibile apporto di fibre è risultato un motivo di interesse più forte della sostenibilità ambientale.

I ricercatori indicano modifiche semplici come lasciare la buccia del kiwi, usare i gambi dei broccoli in un piatto saltato o aggiungere semi di peperone a una preparazione. Sono esempi, non indicazioni per consumare qualunque buccia o seme: il fatto che una parte contenga fibre non basta a stabilire che sia adatta a ogni uso. Anche il responsabile delle misurazioni di laboratorio, Balazs Bajka, ha precisato che l’obiettivo non è spingere le persone a mangiare grandi quantità di parti poco gradevoli.

Che cosa resta da chiarire

Il risultato principale è circoscritto: tra i 12 prodotti esaminati, in 10 le parti considerate normalmente scarto avevano più fibre della porzione abitualmente consumata. Non stabilisce una regola valida per ogni frutto o ortaggio e non misura gli effetti di una dieta che includa queste parti su salute, apporto giornaliero o spreco domestico.

Il King’s College London indica che saranno necessari altri studi per capire come applicare l’approccio in modo pratico e sicuro in contesti e gruppi diversi. Per ora, il passaggio concreto è distinguere alimento per alimento: i numeri possono suggerire dove cercare fibre, ma non trasformano ogni parte scartata in un ingrediente da mangiare.

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