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MotoGP, sul Qatar i piloti chiedono garanzie scritte: a Sepang manca l’accordo

Dopo la riunione del 28 ottobre, restano da definire il piano di evacuazione, le coperture per una chiusura dello spazio aereo e chi dovrà garantire le tutele.

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Illustrazione del circuito di Lusail vuoto, con la pista in primo piano e le tribune sullo sfondo.
Il tracciato di Lusail, sede del Gran Premio del Qatar per cui i piloti chiedono garanzie scritte. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

I piloti MotoGP chiedono garanzie scritte prima di partire per il Gran Premio del Qatar, ma la riunione del 28 ottobre a Sepang si è chiusa senza un accordo definitivo. Secondo quanto riportato da Motorsport.com, il confronto ha coinvolto anche diversi responsabili dei team: il nodo principale è stabilire chi debba assumersi la responsabilità delle tutele richieste.

La gara è in calendario a Lusail per l’8 novembre, dopo il rinvio dal periodo primaverile. Al momento della riunione non risultavano né un’intesa conclusiva né un annuncio di cancellazione: la corsa resta quindi in calendario, mentre il confronto è aperto. La data e il rinvio sono indicati nel calendario ufficiale MotoGP.

Che cosa chiedono i piloti

Le richieste riferite da Motorsport.com riguardano un piano specifico per l’evacuazione del paddock, coperture assicurative per i costi che potrebbero derivare da una chiusura dello spazio aereo qatariota e garanzie per il rimpatrio in uno scenario estremo. Non si tratta soltanto di stabilire come raggiungere il circuito: le tutele dovrebbero chiarire anche cosa accadrebbe a piloti, squadre e agli altri lavoratori presenti se i collegamenti venissero interrotti.

Il punto che divide le parti è chi debba formalizzare e garantire queste misure. Secondo la ricostruzione della testata, i piloti vorrebbero che se ne assumesse la responsabilità MotoGP Sports Entertainment Group, la società che detiene i diritti commerciali del campionato; il promotore ritiene invece che questo impegno non sia praticabile. Il disaccordo, dunque, non riguarda solo il contenuto del piano, ma anche chi ne risponderebbe.

Il rinvio non ha chiuso la questione

MotoGP aveva già spostato il Gran Premio, inizialmente previsto in primavera, all’8 novembre, citando la situazione geopolitica in Medio Oriente. Nel comunicato ufficiale sul rinvio del Qatar e sulla revisione del calendario, il campionato aveva indicato la sicurezza e il benessere di partecipanti e pubblico come obiettivi della decisione. Il nuovo confronto mostra però che, almeno per i piloti coinvolti, resta da chiarire come quelle tutele si tradurrebbero in procedure e coperture concrete.

La riunione di Sepang è stata descritta come costruttiva, ma non ha prodotto una soluzione. Motorsport.com riferisce che un’intesa poteva essere discussa dopo il rientro da Doha di Carlos Ezpeleta, vicedirettore generale del promotore: si tratta di una prospettiva riportata dalla testata, non della conferma che l’accordo sia stato raggiunto.

La distinzione è importante: un piano di evacuazione e una copertura dei costi possono organizzare la risposta a un’emergenza, ma non equivalgono a una garanzia che ogni rischio sia escluso. Per il campionato, le squadre e i piloti, i prossimi passaggi concreti sono quindi la definizione scritta delle misure, l’attribuzione delle responsabilità e una decisione sulla partecipazione prima della partenza per il Qatar.

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