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Mutui, l’Euribor torna a salire: rate più alte già da aprile?

Le rate dei mutui variabili potrebbero aumentare già da aprile 2026 per effetto della risalita dell’Euribor. Previsti ulteriori rincari entro fine anno, mentre il tasso fisso resta più stabile

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Mutui in aumento
Mutui in aumento (© DDW)

Dopo quasi un anno di relativa stabilità, il mercato dei mutui torna a dare segnali di movimento. E non sono segnali da sottovalutare. Le rate dei mutui variabili potrebbero infatti aumentare già a partire da aprile 2026, anche se la Banca Centrale Europea, nell’ultima riunione, ha scelto di non intervenire sui tassi.

A cambiare lo scenario è l’andamento dell’Euribor, l’indice di riferimento per i mutui variabili, che nelle ultime settimane ha invertito la rotta. Secondo l’analisi di Facile.it, tra la fine di febbraio e metà marzo il valore a tre mesi è salito di circa 15 punti base, complice anche il clima di tensione internazionale legato al conflitto in Iran.

Un aumento che, tradotto nella vita quotidiana, significa una cosa molto concreta: rate leggermente più alte già dal prossimo mese, con un incremento stimato intorno ai 10 euro per un mutuo standard.

Un segnale che guarda oltre aprile

Il punto, però, non è tanto l’aumento immediato, quanto ciò che questo movimento rappresenta. Gli esperti sottolineano come l’Euribor sia spesso un indicatore anticipatore delle decisioni della BCE. Quando si muove, raramente lo fa per caso.

Ed è proprio qui che si inserisce la vera preoccupazione: il mercato sta già scontando possibili rialzi dei tassi nei prossimi mesi. Le proiezioni indicano uno scenario in cui l’Euribor continuerà a salire gradualmente nel corso del 2026, avvicinandosi al 2,5% entro fine anno.

Se queste previsioni dovessero concretizzarsi, le conseguenze per le famiglie sarebbero tangibili. La rata di un mutuo variabile potrebbe crescere complessivamente di circa 30 euro entro dicembre. Non una cifra enorme, ma sufficiente a incidere su bilanci già messi alla prova dall’inflazione e dal costo della vita.

Tasso fisso, la scelta della stabilità

In questo contesto incerto, il tasso fisso torna a essere percepito come un approdo sicuro. A differenza del variabile, infatti, gli indici IRS non hanno registrato scossoni significativi, restando sostanzialmente ancorati tra il 3% e il 3,2%.

Il dato attuale, intorno al 3,1%, conferma una dinamica più prevedibile, meno esposta alle tensioni internazionali e alle aspettative dei mercati.

È proprio questa stabilità che continua a renderlo la scelta preferita dalla maggioranza degli italiani, soprattutto in una fase storica caratterizzata da incertezza economica e geopolitica.

Mutui in ripresa: più giovani e importi più alti

Nonostante le ombre legate ai tassi, il mercato dei mutui nel 2026 mostra anche segnali incoraggianti. Le richieste sono in crescita e raccontano un cambiamento interessante nel profilo dei richiedenti.

L’importo medio richiesto è salito, superando i 140 mila euro, mentre l’età media si è abbassata. Sempre più giovani si avvicinano all’acquisto della prima casa, segno di una ritrovata fiducia o, forse, della necessità di anticipare decisioni importanti prima di ulteriori rincari.

Allo stesso tempo, cala il ricorso alle surroghe, che avevano caratterizzato gli anni precedenti, mentre cresce – seppur ancora in misura contenuta – l’interesse per il tasso variabile.

Una scelta che si spiega facilmente: oggi il variabile parte ancora da condizioni più vantaggiose rispetto al fisso, con rate iniziali sensibilmente più basse.

Il peso degli ultimi anni sulle famiglie

Per capire davvero cosa sta accadendo oggi, bisogna guardare indietro. Negli ultimi quattro anni, le rate dei mutui variabili hanno vissuto una vera e propria montagna russa.

Dal 2022, quando i tassi erano ai minimi storici, fino al picco del 2024, gli importi mensili sono cresciuti in modo significativo. Oggi, nonostante un parziale rientro, le famiglie continuano a pagare cifre sensibilmente più alte rispetto al periodo pre-pandemico.

Questo significa che ogni nuovo aumento, anche se contenuto, si inserisce in un contesto già appesantito, dove il margine di manovra per molte famiglie è ridotto.

Scegliere oggi tra opportunità e prudenza

La domanda che molti si pongono è inevitabile: meglio il tasso fisso o il variabile?

La risposta, come spesso accade, non è univoca. Il variabile offre ancora un vantaggio immediato, con rate più leggere nel breve periodo. Ma è una scelta che richiede consapevolezza, perché espone al rischio di ulteriori aumenti.

Il fisso, al contrario, elimina l’incertezza e consente di pianificare con maggiore serenità, anche se a fronte di un costo iniziale più elevato.

In un momento come questo, la differenza non la fa solo il mercato, ma soprattutto la situazione personale di chi accende il mutuo. Ed è proprio per questo che gli esperti invitano a valutare con attenzione ogni variabile e, se possibile, affidarsi a un consulente per individuare la soluzione più adatta.

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