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Energia

Decreto Bollette, secondo rinvio: il 9 novembre è solo un’ipotesi

Il Cdm del 5 novembre non ha approvato il decreto Bollette. Palazzo Chigi, secondo le ricostruzioni disponibili, chiede altri confronti con l’Ue e verifiche del Mef; il 9 novembre è la data indicata per un possibile nuovo esame, non un via libera garantito.

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Illustrazione di una lampadina spenta su una bolletta elettrica, con un contatore sullo sfondo.
Il decreto Bollette non è stato approvato: il 9 novembre è indicato come possibile data per un nuovo esame. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© DiariodelWeb.it / AI)

Il Consiglio dei ministri del 5 novembre 2026 ha rinviato per la seconda volta l’esame del decreto Bollette, dopo lo slittamento del 28 ottobre. Il testo, illustrato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, non è stato approvato. Fonti del ministero indicano lunedì 9 novembre come data del possibile nuovo esame, ma non come un via libera già deciso. Il resoconto del Cdm e delle ragioni del rinvio riporta le informazioni diffuse dopo la riunione.

La conseguenza immediata è che il nuovo intervento sul costo dell’energia elettrica non è operativo: famiglie e imprese non possono ancora contare sui benefici attesi dal decreto. Platea, importi, decorrenza e modalità delle eventuali misure dipenderanno dal testo approvato e dai successivi passaggi attuativi.

Perché il decreto è stato rinviato

La motivazione attribuita al comunicato di Palazzo Chigi è la necessità di ulteriori interlocuzioni con l’Unione europea e delle conseguenti verifiche del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il comunicato ufficiale non è stato consultato direttamente per questa revisione: la motivazione è riportata dalle ricostruzioni giornalistiche disponibili, tra cui il resoconto di QualEnergia sul secondo rinvio.

Le fonti consultate descrivono anche questioni tecniche e contabili ancora da chiarire. ANSA riferisce che la Ragioneria generale dello Stato aveva chiesto chiarimenti sull’allineamento temporale tra le risorse e il loro utilizzo, e che per rendere operative le misure servono adempimenti di Arera. QualEnergia aggiunge che restano aperti i nodi sulla copertura e sulla ripartizione dei costi del tetto al gas. Sono ricostruzioni attribuite a fonti e non dettagli contenuti in un decreto approvato.

Sul punto delle coperture le formulazioni non coincidono del tutto: ANSA riporta che, secondo fonti di governo, non ci sarebbero problemi di copertura legati al rinvio; QualEnergia segnala invece questioni ancora aperte sulla copertura e su come distribuire i costi. La distinzione tra un rilievo contabile sui tempi d’impiego delle risorse e la definizione complessiva degli oneri è quindi importante: le informazioni disponibili non consentono di presentare l’assetto finanziario del provvedimento come definitivamente chiarito.

Che cosa dovrebbe fare il tetto al gas

Il decreto atteso punta a introdurre un limite al prezzo del gas utilizzato per produrre elettricità, con l’obiettivo di contenere i costi per famiglie e imprese. Interverrebbe quindi sul gas impiegato dalle centrali termoelettriche, non direttamente sul prezzo del gas consumato nelle abitazioni. Il meccanismo è stato descritto nelle ricostruzioni del provvedimento come ispirato al modello iberico, ma soglia, durata e modalità applicative non risultano definite da un atto approvato.

Il possibile effetto sulle bollette dipenderà anche da come il meccanismo verrà costruito e attuato. In particolare, non si può dedurre dal solo annuncio che a ogni cliente sarà riconosciuto uno sconto uguale o immediato: finché mancano il decreto e le relative regole, non sono determinabili né i beneficiari né il valore dei benefici né i tempi con cui potrebbero riflettersi sulle fatture.

Il 9 novembre è un obiettivo, non una certezza

Fonti del Ministero dell’Ambiente hanno indicato che il testo illustrato da Pichetto Fratin è considerato definitivo e che il nuovo esame potrebbe avvenire lunedì 9 novembre. La data resta però legata al completamento degli approfondimenti e non equivale all’approvazione. Anche un eventuale via libera del Consiglio dei ministri non chiarirebbe da solo tutti i passaggi successivi necessari a rendere operative le misure.

Il nuovo rinvio aggiorna quanto raccontato nel precedente resoconto sul primo slittamento. Poiché si tratta dell’evoluzione della stessa vicenda, è opportuno valutare l’aggiornamento dell’articolo già pubblicato, anziché aprire una pagina separata. Il prossimo passaggio concreto è verificare se il decreto tornerà effettivamente in Cdm il 9 novembre e, in caso di approvazione, quali misure e tempi saranno indicati nel testo definitivo.

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