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Economia

Pil fermo nel trimestre, inflazione al 5,4%: salari +2,5%

Nel terzo trimestre 2026 il Pil italiano è rimasto invariato sul trimestre precedente. A ottobre l’inflazione preliminare è salita al 5,4% annuo; a settembre le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 2,5% in un anno, ma il confronto diretto tra questi due dati non misura la perdita di potere d’acquisto.

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Cesta di generi alimentari accanto a un contatore domestico e a una busta paga anonima, in un’illustrazione editoriale economica.
Un still life editoriale richiama l’accelerazione dei prezzi e la crescita più contenuta delle retribuzioni contrattuali, indicatori riferiti a periodi e misure differenti. Illustrazione generata con intelligenza artificiale. (© Diario del Web / AI)

Nel terzo trimestre 2026 il Pil italiano è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti. Nello stesso quadro, l’inflazione preliminare è salita al 5,4% annuo a ottobre, mentre a settembre le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate del 2,5% in un anno. I dati, diffusi dall’Istat il 30 ottobre, descrivono una crescita congiunturale ferma e prezzi in accelerazione; riguardano però periodi e indicatori diversi, quindi non consentono di calcolare direttamente la perdita di potere d’acquisto di ogni lavoratore.

Il Pil è cresciuto dello 0,8% rispetto al terzo trimestre del 2025. La crescita acquisita per il 2026, corretta per gli effetti di calendario, è anch’essa dello 0,8%: indica il risultato che si avrebbe se nei prossimi trimestri il prodotto interno lordo restasse sui livelli già raggiunti, non una previsione sulla chiusura dell’anno. La stima preliminare Istat sul Pil è ancora soggetta a revisione.

In breve: l’attività economica si è fermata sul trimestre, l’inflazione ha accelerato e le retribuzioni contrattuali sono cresciute meno dei prezzi nei confronti indicati dall’Istat. Per leggere correttamente il quadro, occorre distinguere le basi temporali, i diversi indici e la natura delle misure.

Come leggere insieme Pil, prezzi e retribuzioni

Indicatore Variazione Periodo e confronto
Pil 0,0%; +0,8% Terzo trimestre 2026: sul trimestre precedente; sul terzo trimestre 2025
Prezzi al consumo, indice NIC +0,9%; +5,4% Ottobre 2026: sul mese precedente; su ottobre 2025
Retribuzioni contrattuali orarie 0,0%; +2,5% Settembre 2026: su agosto; su settembre 2025

La tabella mette in evidenza tre misure diverse: il Pil è una stima trimestrale dell’attività economica; l’inflazione confronta l’indice dei prezzi di ottobre con settembre e con lo stesso mese dell’anno precedente; le retribuzioni contrattuali riportano invece la variazione dei salari stabiliti dai contratti a settembre. Per questo il +5,4% dei prezzi e il +2,5% delle retribuzioni non vanno sottratti come se descrivessero lo stesso periodo e la stessa popolazione.

Prezzi in accelerazione: il peso dell’energia

La stima preliminare dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, segnala un aumento dello 0,9% su base mensile e del 5,4% su base annua, dal 4,2% di settembre. Secondo l’Istat, l’accelerazione risente soprattutto degli energetici: a ottobre quelli regolamentati sono aumentati del 59,5% in un anno e quelli non regolamentati del 29,4%. Hanno contribuito anche gli alimentari non lavorati, saliti del 7,5%, e i servizi di trasporto, al 3,1%.

L’inflazione di fondo, che esclude energetici e alimentari freschi, è salita dal 1,6% al 2,0%; il cosiddetto carrello della spesa è passato dall’1,5% al 2,5%. L’inflazione acquisita per il 2026 è pari al 3,4% per l’indice generale. Questi dati aiutano a distinguere l’aumento complessivo dei prezzi dalle singole componenti, ma non indicano quanto sia cambiata la spesa di ogni famiglia: pesi e consumi effettivi variano da un nucleo all’altro. La rilevazione provvisoria Istat sui prezzi di ottobre sarà aggiornata con i dati definitivi il 17 novembre.

Per un approfondimento sulla componente energetica e sulle differenze tra le variazioni degli indici e le bollette delle singole utenze, il sito ha pubblicato l’analisi sull’inflazione di ottobre e i prezzi dell’energia.

Salari contrattuali: il confronto più omogeneo è con l’IPCA

A settembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è rimasto invariato rispetto ad agosto ed è cresciuto del 2,5% rispetto a settembre 2025. Nel settore privato l’aumento annuo è stato del 2,3%, contro il 3,2% della pubblica amministrazione. L’Istat rileva che, per il secondo trimestre consecutivo, la crescita annua delle retribuzioni contrattuali è stata inferiore a quella dell’inflazione; nel privato, a settembre, la dinamica salariale era circa due punti percentuali sotto quella dell’IPCA, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo.

Il confronto tra il 2,3% dei salari privati e il 4,2% dell’IPCA di settembre usa lo stesso mese e rende più chiaro il divario segnalato dall’Istat. Non equivale, comunque, a una misura della perdita individuale di potere d’acquisto. L’indice retributivo segue i compensi fissati dai contratti nazionali e non la busta paga effettiva di ciascun dipendente; anche l’impatto dei prezzi dipende dai consumi di ogni famiglia. Il comunicato Istat sulle retribuzioni contrattuali precisa inoltre che a fine settembre 19 contratti risultavano in attesa di rinnovo, per circa 2,5 milioni di dipendenti. Il sito ha pubblicato un’analisi dedicata a retribuzioni di settembre e divario con l’inflazione nel settore privato.

La stagnazione trimestrale nasconde andamenti diversi

La variazione nulla del Pil è il saldo di dinamiche differenti. Dal lato dell’offerta, l’Istat stima una crescita del valore aggiunto nei servizi e nell’agricoltura e una flessione nell’industria. Dal lato della domanda, il contributo positivo della componente nazionale, al lordo delle scorte, è stato compensato da quello negativo della domanda estera netta. Il dato aggregato, dunque, non significa che tutti i comparti abbiano registrato lo stesso andamento.

Il confronto con l’area europea mostra una crescita congiunturale più sostenuta: nel terzo trimestre il Pil è aumentato dello 0,4% nell’area euro e dello 0,5% nell’Unione europea, contro la variazione nulla dell’Italia. Sono stime preliminari, calcolate sui dati disponibili e suscettibili di revisione, come precisa la stima flash di Eurostat per il terzo trimestre. Sul confronto annuo, l’Istat indica per l’Italia una crescita dello 0,8%; Eurostat riporta per l’area euro e per l’UE rispettivamente +1,3% e +1,5%.

Quando arriveranno i prossimi aggiornamenti

I dati definitivi Istat sui prezzi di ottobre sono attesi il 17 novembre 2026. Per il Pil, la prossima diffusione Istat del dato sul terzo trimestre è prevista il 29 gennaio 2027; anche Eurostat indica il 29 gennaio per il prossimo aggiornamento. Fino ad allora, il quadro disponibile resta quello delle stime preliminari: crescita trimestrale nulla, prezzi in accelerazione e aumenti contrattuali più contenuti, da leggere senza sovrapporre periodi e indici differenti.

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